“Saziante” è il termine che mi sembra più opportuno, per definire questa biografia di Pietro il Grande, scritta dallo storico francese (di origini armeno-russe) Henri Troyat.
D'altra parte stiamo per parlare, qui, di un uomo-amante. Amante del cibo, del vino, del sesso (sia con donne, che con uomini), del sapere, del lavoro, del potere, del sangue, dell'irriverenza (al punto di organizzare processioni buffonesche, per ridicolizzare il clero), della vita, della morte, della tortura e di tante altre cose macabre o paradisiache.
Della vita dello zar Pietro Alekseevič Romanov e della Russia a cavallo tra i secoli 1600 e 1700, ci viene offerto, si sarà capito, un quadro approfondito (e, va riconosciuto, imparziale), che da un lato ci descrive un personaggio storico controverso, e dall'altro fa luce sulla condizione di profonda arretratezza, ritardo e chiusura di quel paese, in quel periodo.
Verrebbe da dire che, per quanto in un secolo e in un contesto si possa essere innovatori, si è comunque inevitabilmente influenzati da esso, dallo Zeitgeist e dall'habitat in cui si è immersi. Dico questo perché, leggendo queste pagine, l'unico aggettivo in grado di descrivere bene sia lo zar, sia i russi, sia la Russia è “selvatico”.
Da un lato, Troyat mostra come i costumi russi fossero già pesantemente influenzati dal credo ortodosso e dalla tradizione, dall'altro mostra anche come la popolazione conservasse ancora tratti feroci: sete di sangue e di squartamenti su larga scala, compiuti e accettati con relativa facilità. Ed alcuni di questi episodi avvennero davanti agli occhi di Pietro, quando era ancora un bambino in balia dei giochi di potere e di palazzo, cosa che lo avrà sicuramente influenzato nella sua vita da adulto. Lui stesso, finché non fu incoronato e relegò la sorella Sofia in convento, non poté dirsi al sicuro da trame o rivolte. Questo clima, nonostante abbia contribuito a svilupparne l'acuta intelligenza e la voglia di esplorare vari mestieri e vari paesi d'Europa, per rendere la Russia una presenza progredita e importante sullo scacchiere internazionale, rese Pietro non meno feroce, se non addirittura non meno brutale, dei suoi sudditi.
Tuttavia, verrebbe da dire che fossero caratteristiche necessarie per governare e sopravvivere in un paese vasto e con una popolazione riluttante ai cambiamenti e pronta a far rotolare teste, arti e budella.
Pietro, con inventiva e tenacia, con voglia di imparare e col pugno di ferro, riuscì a conquistare nuovi territori, a proiettare la Russia in Europa e sui mari, sconfiggendo la Svezia di un altro giovane re, noto alle cancellerie europee per le sue prodezze: Carlo XII. Solo dopo aver ridimensionato il paese scandinavo San Pietroburgo poté vedere la luce, così come la prima flotta russa: un evento che avrebbe cambiato la storia.
E non meno potente e invasivo fu il suo intervento sugli usi e i costumi dei russi, costringendoli a vestire all'occidentale, a tagliarsi le barbe, ad adottare il calendario giuliano, e poi modificando il sistema monetario e adottando la carta bollata e facendo divenire capitale San Pietroburgo, con tutto ciò che questo significò a livello di trasferimenti di personale, materie prime e popolazione, da Mosca e dal resto della Russia alle acque del mar Baltico.
Insomma, quest’uomo indomabile, dal carattere tanto faceto quanto efferato, tanto religioso quanto dissoluto, tanto ingordo di vita quanto rapido a far cader teste (tra le quali quella del suo stesso figlio), infuriò nelle terre di Russia e per tutto il Vecchio Continente, conquistandosi senza appello un posto di rilievo nei libri di storia. Sicuramente “grande”, il che non vuol dire che debba piacere o si debba condividere tutto il suo operato, che – mai come in questo caso – si divide davvero tra il lodevole e il riprovevole.
E mi piace, di questa biografia scritta da Herni Troyat, il fatto che l’autore non nasconda nulla e descriva a tutto tondo questa figura, senza giudicarla o elogiarla particolarmente.
Una lettura fondamentale per chiunque si interessi di storia. Bravo Troyat, promosso!