Tim Adams analizza una delle maggiori stelle del firmamento del tennis con l'occhio di un fan. Ma soprattutto legge la sua vicenda come uno specchio della sua epoca, un emblema degli anni Ottanta, di un'intera generazione. L'autore offre un ritratto a tutto tondo di uno dei più eccentrici tennisti, basandosi sulle interviste a McEnroe stesso, ai suoi amici e rivali, ma fornisce anche uno studio sull'idea dell'ossessione sportiva e una sfaccettata panoramica sulla storia di un decennio controverso, in bilico tra storia dello sport, del costume e della società.
Very well done monograph on John McEnroe, with lots of tennis but also lots of criticism about how his rise to stardom was representative of social changes--toward self-expression, individualism, the branded personality and celebrity (the chapter on Nike's use of McEnroe is highly recommended).
WM1: Del tennis non mi è mai fregato niente, fatta eccezione per un breve periodo: gli anni dell'ingresso nell'adolescenza, l'inizio degli Ottanta (in realtà coda dei Settanta), l'era di John McEnroe. Età dorata e inizio della fine. L'ultima gloria delle racchette di legno (le Donnay che Borg "accordava" quasi fossero violini) sfumava nell'imporsi della grafite, materiale che avrebbe sconvolto il gioco, lo avrebbe reso più rozzo e anfetaminico, adatto al "nuovo corso", coerente con la frenesia yuppie e liberista. Oggi il tennis è "smitizzato", ha perso epos. Nel suo libro, Tim Adams (ex-direttore di Granta e giornalista dell'Observer) narra di un incontro, nel 2001, con il campione russo Marat Safin, persona di desolante vacuità, ricco da vomitare, privo di qualsiasi aggancio tanto con la realtà quanto col mito, se si capisce cosa intendo dire. Sarà banale, ma più soldi guadagnano i tennisti, meno sentimento mettono nel gioco, e "la gente" si disaffeziona. "Mac" tracimava sentimento (a tutt'oggi si impegna allo spasimo nei Senior, e ha appena annunciato il suo ritorno) ma, come fa notare Tim Adams, fu proprio lui a trasformare il tennis in un reality show, col suo rifiuto dell'etichetta, coi commenti a mezza o ad alta voce, sorta di "radiocronaca interiore" che ogni tanto esplodeva in cluster di insulti ad arbitri, pubblico e avversari. Il suo turpiloquio - sovente sanzionato dagli arbitri, che a Wimbledon erano tutti militari in pensione - anticipava i "porco dio" che sarebbero costati l'espulsione dal Grande fratello o La fattoria, per non dire dell'ultima parola-tabù del British English, quel cunt ("sorca", ma anche "idiota", stessa area semantica del francese con e del veneto mona) che John Lydon avrebbe proferito nella versione inglese de L'isola dei famosi (come, trent'anni prima, il fuck nello show di Bill Grundy). John Lydon, appunto. Figura che ha molto in comune con quella di McEnroe. Entrambi di origine irlandese. Salirono alla ribalta da adolescenti. Mandarono in mille pezzi ciascuno dei mille pezzi dell'infranto "sogno inglese" (e McEnroe lo fece da americano, sommo abominio!). Attraversarono in modo irridente il Giubileo elisabettiano del 1977. Vennero presi di mira dai tabloid, senza pietà. McEnroe era i Sex Pistols del tennis, e come loro fu un eroe ambiguo, si mosse lungo la cerniera tra due epoche. Il suo dominio coincise col tramonto del tennis aristocratico e sussiegoso, affettato, gioco di galantuomini un po' ancien régime (e di parvenus che aspiravano a quello status), quasi al livello delle corse di Ascot o della Henley Regatta. Quel mondo del tennis fu oggetto di una contestazione sacrosanta ("da sinistra", si potrebbe dire), ma su quella spinta si affermò un nuovo regime, la tirannia simbolica (o il simbolismo tirannico) dei campioni-logo, degli uomini-Nike, prima lo stesso McEnroe e poi Agassi e poi... [La recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau… ]
Loved this little book! Psychoanalysis has never been more fun (Sorry, Rollo May!) I understand my childhood hero a lot better...and my childhood too: I smashed a few racquets in my day. (They even have a paragraph on ABC's The Chair, where our paths crossed.)
was expecting a biography but the book was quite different and awesomely written. very short read book that you can complete in 4-5 hrs. you will quite enjoy the comparison of john mcenore behavior with changes happening in British society, wimbledon and tennis
More like an essay than a book, but I think it captured McEnroe arguably better than anything ever has. Very quick read that lets you really soak your toes in the material, if not a full immersion.