L’autore riconosciuto del termine “mignottocrazia” finalmente ci svela cosa realmente intenda con questa definizione ormai entrata nel lessico politico-giornalistico dell’Italia di oggi, e quali prove abbia a disposizione per confermare la sua “ardita” tesi. Sulle prove documentali, in verità, Guzzanti ha dovuto faticare poco. La realtà della cronaca è sotto gli occhi di tutti. È probabile che, nel periodo in cui questo volume sarà sugli scaffali delle librerie, altre “testimonianze” usciranno a completamento del quadro. Per esempio, ci suggerisce l’autore, su quel nuovo palcoscenico delle “festazze” berlusconiane che pare sia il castello romano di Tor Crescenza, ennesimo luogo di delizie del Leader accanto alla leggendaria Villa Certosa, Arcore, o Palazzo Grazioli.
Ma Guzzanti ci vuole offrire uno sguardo più ampio, una visione d’insieme.
Questo, in realtà, è un saggio che interpreta gli ultimi vent’anni di storia del nostro Paese attraverso il ruolo, la fisionomia e l’immagine delle donne. Una categoria, quella del femminile, sempre essenziale per capire le evoluzioni di una società. Ma per l’Italia di questi decenni piuttosto sciagurati, assolutamente fondamentale, decisiva.
«In Italia e soltanto in Italia i cingolati berlusconiani, seguiti da truppe col lanciafiamme, avrebbero disttrutto tutto ciò che era stato costruito: la libertà e la dignità delle donne sarebbero state massacrate, ridotte al rango di mignotte vere o in lista d’attesa, gestite da agenzie specializzate in mignotteria televisiva o politica, da accompagnamento o da letto, da spot o da Consiglio regionale, da carriera governativa o da cena di gruppo».
È il semplice e drammatico assunto di questo libro.
Un concetto chiarito e precisato da una riflessione di Francesco Cossiga: «Anche ai nostri tempi di democristiani e socialisti, ma anche di comunisti, c’erano quelli che avevano le amanti e che elargivano compensi che andavano dal filo di perle alla pelliccia, fino all’appartamento o alla barca: ma a nessuno sarebbe passato per la mente di mettere un’amante sui banchi di Montecitorio portandola come un trofeo e magari facendola ministra».
Un’avvertenza: questo è un libro feroce. Che non risparmia niente a nessuno. Ma niente affatto cinico. Comincia con una scena d’amore. Ma è l’amore di un padre per una figlia, una figlia appena nata che il padre tiene delicatamente fra le braccia e alla quale promette un mondo nuovo e diverso. Poi la storia è andata in un altro modo, in un’altra direzione.
«Si esce dal Paese dei Balocchi con certificati di benemerenza, con piccoli regali, con una promozione, con una disfatta. Ma il potere della corruzione sulle giovani ragazze si dilata, diventa un modo di fare accettato e anzi esaltato. È il mio stile di vita, dice Berlusconi. Ed è diventato purtroppo anche lo stile di vita degli italiani e delle italiane assuefatti e adoranti. La mignottocrazia è un sistema basato sulla corruzione morale».
Chi segue le vicende dell'Italia berlusconizzata non troverà nessuna novità degna di questo nome. Tutto è noto da tempo. Il Líder máximo nostrano (l'ultimo comunista, secondo l'autore e, modestamente, anche secondo la sottoscritta) è un uomo malato. Veronica Lario in Berlusconi, nel maggio 2009, rilasciò questa dichiarazione: "Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta". Ed a proposito delle candidature delle donne nel partito dell'Amore per le elezioni europee: "In Italia la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti". "Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere". Paolo Guzzanti inserisce le prodezze del Napoleone de noantri in un quadro più ampio, ripercorrendo la storia dei movimenti femminili e confrontando uomini e donne della prima Repubblica con le starlette e gli yesmen dell'attuale Repubblica del Bunga Bunga. Ho provato un misto di struggimento ed orrore: Lina Merlin, Nilde Jotti, Tina Anselmi.. rimpiazzate dalle minetti-santanchè... L'era glaciale delle donne (ed ovviamente anche degli uomini).