Le scene creative giovanili che si sono sviluppate "sotto", "contro", dentro o parallelamente, alla cultura mainstream, hanno svolto un ruolo insostituibile nel dar forma all'immaginario del Novecento, il secolo che ha registrato la più massiccia esplosione di minoranze estetiche, sessuali, etniche della storia. Una galassia di corpi contundenti che ha reso la società meno rigida sul piano formale, scombinando le carte dell'appartenenza e delle gerarchie. Uno slalom tra richiami all'ordine e voglia di disordine; edonismo e ascetismo; naturalità o massimo artificio; calma o frenesia; tradizione e novità; teatralità o sobrietà. Una serie di kit di sopravvivenza, con diversi copioni, colonne sonore, artifici scenografici, oggettistica, prodotti farmacologici, in una rincorsa sfrenata e senza fine tra fuga esistenziale e recupero del mercato.
Chi non conosce Matteo Guarnaccia ha un'occasione imperdibile con questo straordinario saggio. Chi lo conosce, non ha bisogno che gli si dica nulla :) "Ribelli con stile" è la storia delle contro-culture degli ultimi cento anni, lette attraverso la "sovversione" del "look", come si direbbe oggi. Quaranta veloci ma non superficiali capitoletti, in cui il Nostro ci racconta pezzi ghiottissimi di storia della cultura, del costume e della sovversione, ovviamente. Nel capitolo "Le righe dietro le sbarre", per esempio, Guarnaccia ci racconta la storia dei vestiti "a strisce". Parte dal medioevo, ovviamente, perché è allora, in Francia, che i vestiti a strisce vengono messi fuori legge per una libera e oscurantistica interpretazione del Levitico: "Non indosserai veste tessuta in due". Da quel momento il tessuto a righe viene vietato, e poi imposto a chi viene escluso dalla società: i prigionieri, le prostitute, gli attori (ricordiamo che fino a non troppi secoli fa gli attori non potevano essere seppelliti in terra consacrata...). E' con l'Illuminismo che tanto oscurantismo viene sconfitto: prima con la Rivoluzione Americana, che sceglie come bandiera un tessuto a strisce, e poi con quella Francese, che fa la stessa cosa. Ma il tessuto zebrato avrà ancora momenti cupi, assai cupi, come durante il nazismo, che impose la divisa a strisce per i detenuti dei lagher. E' col secondo dopo guerra che la maglietta a strisce diventa di moda, negli anni '50 grazie a Brigitte Bardott e a Picasso e nei '60 addirittura grazie alla sollevazione popolare del luglio 1960 contro Tambroni e il suo governo appoggiato dai fascisti.
Tutti i capitoli sono come minimo interessanti e godibili, la maggior parte scavano nella storia spiegandoci cose oggi dimenticate, come la moda dei pantaloni larghi e a vita bassissima e le scarpe da ginnastica senza stringhe degli hip-hopper nascono in galera, pure loro, quando al detenuto vengono tolte cintura e stringhe, appunto, e il pantalone cala. Da condanna i giovani dei ghetti neri USA ributtano in faccia alla società questa "mise", trasformandola in moda. E in rivolta.
Un saggio approfondito e mai noioso sulle mode giovanili. Dai primi del '900 a oggi, la storia della ribellione giovanile passa anche per il look. Ogni capitolo è dedicato a uno stile e un gruppo di appartenenza, dalle Flappers degli anni '20 ai punks, dagli Apache parigini della Belle Epoque fino ai diversi sotto-generi di metallari. Non mancano attente analisi storiche e sociologiche del contesto.