Questo libro intende descrivere e interpretare il funzionamento dei lager anche attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e analizzare le forme di potere che governavano la vita quotidiana nei campi, attraverso l'esercizio del terrore organizzato. Tesi portante del saggio è il dimostrare come la logica del terrore nei lager non sia una temporanea caduta nella barbarie, ma un esito possibile della società moderna.
Wolfgang Sofsky, geboren 1952, lehrte als Professor für Soziologie an den Universitäten Göttingen und Erfurt. Seit 2001 arbeitet er als Privatgelehrter, Autor und politischer Kommentator. 1993 erhielt er den Geschwister-Scholl-Preis für »Die Ordnung des Terrors. Seine Essays sind regelmäßig in der deutschsprachigen Presse zu lesen und im Rundfunk zu hören.
We had the opportunity of reading the majority of this book in a University class on the sociology of power, and I need to say it is one of the best ones I’ve ever read on WW2 and Holocaust in general. Excellently researched, the data and schemes are not overused and serve as an illustration of depicted theories. The book offers a sociological view on the emotionally discussed topic, distancing itself at the same time from pop cultural discourses – thanks to that, the readers become a glance into the complex structures of dependences and relationships inside the total institution of a concentration camp.
Un libro di sociologia scritto come se fosse un noir, quasi un hard boiled. Scrittura paratattico fino al fastidio, sono frasi che aspirano tutte all'immediatezza della sentenza, in uno stile eccessivamente senecano. Inoltre, la struttura paratattica sembra voler testimoniare la difficoltà di dare un nesso logico a questi dati, che si sviluppano per accumulo. Il mondo contemporaneo è troppo complesso: c'è una rinuncia a trovare le connessioni, ma si continua a guardare la realtà.
Il titolo è chiaro: molte delle strutture sociali del mondo contemporaneo ruotano intorno al tema della sicurezza. La sicurezza è diventata un valore ben più forte della libertà, percepita quasi come un peso se ad essa non corrisponde un certo grado di tranquillità. Oggi si assiste al desiderio di parte dei propri diritti nella speranza di essere più sicuri e tranquilli.
Molte delle cose dette da Sofsky nel 2005 si sono realizzate e diffuse in larga parte nel mondo di oggi: quello che per lui era appena l'inizio, dopo il fatidico 2001, per noi sono diventate la normalità. Per questo, durante la lettura, il tono cinico e quasi apocalittico può risultare esagerato: questo, però, mostra la pericolosità di quanto è accaduto, poiché non si riesce più a percepire il problema della perdita di capacità di movimento a causa delle paure crescenti.
Un testo che consiglio a tutti, anche se molte delle cose scritte, passati 10 anni, risulteranno piuttosto ovvie.
Sofsky avrebbe dovuto invertire l'organizzazione del libro. Avrebbe dovuto stendere il testo vero e proprio come ha scritto la nota bibiografica e viceversa.
Il testo è dispersivo e vago, e pervicace nell'analizzare i suoi oggetti (il rischio e la sicurezza) con affermazioni apodittiche, quasi sempre avulse dai contesti storici o sociali cui pure dovrebbero riferirsi, e quasi senza alcun dato concreto. In sostanza, come certi oroscopi, dice quanto basta per non esser smentito dal confronto coi fatti, ma troppo poco per dare un contributo concreto nell'illuminarli. L'assenza di una prospettiva storica, poi, non permette di cogliere ciò che, forse, sarebbe più interessante, ovvero eventuali mutazioni, recenti o meno, nella gestione della sicurezza da parte del potere. Questione cruciale, invece, specie per gli ultimi dieci/quindici anni.
Nel complesso, Sosfky pare uno di quei pensatori che preferisce la comodità di affermazioni generiche sull'immutabilità della psiche umana, che si riprodurrebbe senza troppe mediazioni nel più ampio àmbito sociale. Affermazioni generiche che accontentano molti, ma dicono poco.
E poi, nella nota bibliografia, ecco la sorpresa: l'autore conosce i testi, conosce i dati, conosce i fatti, e se apprezzarne e gestirne lo spessore. E allora, come ho scritto all'inizio: avrebbe potuto direttamente espandere le dieci paginette della nota bibliografica e farne il libro vero e proprio, e confinare l'attuale testo effettivo in una sorta di introduzione.
Segnalo come soprattutto deludente la trattazione del terrorismo: con toni quasi sensazionalistici, Sofsky lo presenta come una forma di violenza irrazionale ed essenzialmente inintelligibile, priva di cause, priva di scopi politici. Così fosse, però, non si capirebbe come mai il terrorismo esploda e poi cessi in determinati luoghi, tempi e circostanze, e non in altri.
In conclusione riporto invece un passaggio che ho particolarmente apprezzato, e che è valso, da solo, una stellina in più al libro: La libertà crea insicurezza. Una libertà di cui non si possa abusare non è liberta. La libertà non comprende il dovere di fare il bene. La libertà consente anzi la scelta di fare del male: e di addossarsene le conseguenze. I misfatti non sono il risultato della libertà, sono la prova della sua esistenza. La libertà non è una virtù, ma l'indispensabile premessa di ogni virtù. [...] Senonché molti temono perfino la libertà della propria opinione. Non osano neppure essere presi in parola. In un paese libero tutto può essere detto, anche l'idea più stravagante o la peggiore delle infamie.
This books presents a sociological study of the system of the camps. The style is quite academic and without a formal background in sociology I struggled a little with some of the concepts. The central tenet of the book is the concept of absolute power and terror.
There are sections dealing with the history of the camps, the ordering of space and time, the social structures, labor and work, and the death factories.
There are few personal accounts, but the facts remain harrowing and disturbing to read, particularly the latter chapters on the forced labor, selection and murder of the prisoners.
I have visited Auschwitz-Birkenau - the appalling truth is hard to comprehend even when you see it with your own eyes. This is an important book, to be read and not forgotten.
"The corpses are not lying scattered around the room, but are piled high one on top of the next. That’s easy to explain: the Zyklon B tossed in from outside develops its deadly fumes first near the ground, spreading gradually to the higher levels of air. So the poor victims trample over one another, one person climbs over the next. The higher they are, the longer it takes for the gas to reach them....I can see infants, children and the aged at the bottom, the stronger men are lying above them. There they lie, their limbs intertwined, their bodies lacerated from scratches, bleeding from the nose and mouth. Their heads are bloated and blue, disfigured beyond recognition. Nonetheless, the men of the Sonderkommando often spot their relatives among the bodies."