Quest'opera fu portata a termine poco prima della scomparsa dell'autore. Suoi temi principali sono: il sermo humilis, come forma cristiana dello stile sublime antico, nei primi autori cristiani e nella prosa latina del primo medioevo; la rinascita dello stile elevato nelle nuove condizioni di vita del tardo medioevo; la storia dei secoli in cui non esistevano un pubblico letterario e una lingua letteraria generalmente intesa, dal tempo di Tacito e Plinio fino ai primi documenti delle letterature in lingua popolare e a Dante. Questi saggi colmano il vuoto lasciato nell'altra sua grande opera, Mimesis, per il periodo 600-1100, il meno studiato della letteratura europea. Ma non si tratta di un'integrazione dovuta a puro desiderio di completezza. Da un lato, qui sono collocati in primo piano i problemi centrali dell'interesse auerbachiano: le basi e gli elementi di unità della civiltà europea, visti nella genesi storica del nesso eredità classica-società moderna; la formazione di quello stile letterario che costituisce tuttora il sostrato delle letterature europee, in rapporto ai tipi determinati di pubblico nazionale sorti nel tardo medioevo. Dall'altro, in questi saggi concentrati su un ‟campionario” stilistico omogeneo, Auerbach è ricondotto a un impiego più esatto e penetrante del suo metodo, che consiste nel risalire dall'analisi stilistica monografica alla costruzione sintetica e al quadro storico-sociologico d'assieme.
German philologist Erich Auerbach served as professor of Romance philology at Marburg University (1929-35), taught at the Turkish State University in Istanbul (1936-47), and became professor of French and Romance philology at Yale University in 1950. He published several books and many papers on Dante, Medieval Latin literature, methods of historical criticism, and the influence of Christian symbolism on literature. He is best known for Mimesis, a volume on literary criticism written in Turkey, first published in Berne, Switzerland in 1946, and subsequently widely translated.
Pag. 19 "L'affermazione, che oggi spesso si avanza, secondo cui l'opera andrebbe considerata indipendentemente dall'autore, è giustificata solo in quanto molto spesso un'opera ci dà del suo creatore un'immagine meglio integrata, più vera, di quella che risulta dalle informazioni forse casuali ed equivoche che possediamo della sua vita. Per collocare nel giusto rapporto la vita e l'opera occorre personale esperienza, discrezione e una ampiezza di vedute ricavata da una conoscenza molto precisa del materiale. Ma in ogni caso ciò che noi in un'opera comprendiamo e amiamo è l'esistenza di un uomo, una possibilità di noi stessi."
Pag. 60 "Ma la massima artisticità può benissimo servire alla più autentica e profonda interiorità; e la semplicità popolare non protegge contro la vacuità del cuore."
Seguramente la mayor virtud de Auerbach consista en su capacidad para hacer caracterizaciones muy amplias de grandes épocas literarias sin caer en ningún momento, como ocurre con tantos otros autores, en imprecisas vaguedades ni en rapsodias de "características generales". A ello contribuye su personal método de análisis, que parte siempre de la consideración estilística de un fragmento de una obra concreta, tomada como indicio de algún aspecto más genérico que es explorado a través del pasaje seleccionado. Esta particular adaptación del "círculo filológico" permite iluminar el discurrir de la historia literaria mediante el hilo conductor del estilo literario y su evolución. Así, un pasaje de San Agustín le sirve para trazar la transformación del "sermo sublimis" de época clásica al "sermo humilis" de los autores cristianos de la baja latinidad, con una investigación sobre la idea de pasión desde los griegos a la lírica romance como corolario; una serie de pasajes de Cesáreo de Arles, Gregorio Magno, Gregorio de Tours, Eginardo y otros ilustran las transformaciones de este "sermo humilis" a lo largo de la alta Edad Media; la comparación de un pasaje de la Eneida y su correspondiente en el Roman d'Enéas culmina con el análisis del restablecimiento de la "suprema constructio" en la lírica stilnovista y en Dante. Un apretado y erudito trabajo sobre la constitución y desarrollo del público literario en la Antigüedad y a lo largo de la Edad Media, que adelanta en una década a la estética de la recepción, contextualiza desde el punto de vista histórico y social las transformaciones descritas del estilo literario. Es, hasta la fecha, el mejor estudio sobre literatura medieval que he podido leer.