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Il signor figlio

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Un padre e un figlio. Uniti dalla scrittura, divisi dall'arte. Perché il genio non rispetta l'ordine tra le generazioni e un figlio può eccellere in regioni destinate a rimanere sconosciute al padre, non lasciando scelta tra il conflitto e la sottomissione. A meno che in questo contrasto tutto maschile non intervenga lo sguardo visionario di una madre capace di arrendersi al mistero di cui ogni figlio è portatore. Ne sa qualcosa l'uomo che, nella Londra di metà Ottocento, si presenta come il conte Rossi. In Italia, molti anni prima, è stato un poeta in continuo duello con il padre. Adesso è soltanto un erudito bizzarro e solitario, dedito alla costruzione di un'Opera enigmatica e indefinibile. Ma chi è davvero il conte Rossi? Quale segreto custodisce? Lo scoprirà, suo malgrado, un pittore alle prime armi, finito quasi per caso nella soffitta in cui l'italiano vive rintanato. E da quel momento la storia di Monaldo e Giacomo Leopardi confluirà in quella di Rudyard Kipling e di suo padre John, in attesa dello scioglimento al quale presiede - fuori dal tempo e dallo spazio - Cécile, la madre poetessa del compositore Olivier Messiaen. Una rete di analogie, questa, che si trasforma nella trama de Il signor figlio , trascinante narrazione romanzesca nella quale ogni illazione è puntigliosamente verificata sulla verosimiglianza suggerita dai documenti. Le fogne della Londra vittoriana e i campi di battaglia della Prima guerra mondiale, il disegno titanico dello Zibaldone e i manoscritti perduti dello Zend-Avesta , la biblioteca di Recanati e i campi di prigionia nazisti, il culto della dea Cibele e la meditazione agostiniana sulla Trinità delineano il paesaggio di un libro appassionato e incalzante, nel quale la rivalità suscitata dall'arte è in realtà la metafora di un conflitto che ogni figlio - e ogni padre - conosce bene per averlo sentito, più lieve o più feroce, nei propri sentimenti in formazione, nella propria carne.

335 pages, Hardcover

First published January 1, 2007

12 people want to read

About the author

Alessandro Zaccuri

39 books28 followers
Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963. Vive a Milano, dove lavora come giornalista culturale del quotidiano «Avvenire».

Ha curato edizioni e traduzioni di autori contemporanei, tra cui "La ballata della bomba volante" di Mervyn Peake (Interlinea, 2001).

È autore di saggi sull'immaginario contemporaneo ("Citazioni pericolose", Fazi, 2000; "Il futuro a vapore", Medusa, 2004; "In terra sconsacrata", Bompiani, 2008), del reportage narrativo "Milano, la città di nessuno" (L'Ancora del Mediterraneo, 2003) e dei racconti raccolti in "Che cos'è una casa" (Cittadella, 2009).

I suoi romanzi sono "Il signor figlio" (Mondadori, 2007, finalista al premio Campiello) e "Infinita notte" (Mondadori, 2009).

Collabora alla riviste «Nuovi Argomenti», «Vita e Pensiero» e «Link».

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Andrea Muraro.
754 reviews8 followers
May 30, 2022
"I genitori dovrebbero rimanere indecifrabili come eroi scolpiti sulla facciata di un tempio. Accorgersi che sono paria tali e quali a noi ci provoca disagio, delusione."

Non ci sono misteri sulla vita di Giacomo Leopardi, e nemmeno sulla morte. Per questo è curioso leggere questa sorta di divertissement che Alessandro Zaccuri ha dedicato al Poeta, immaginando che non passi a miglior vita a Napoli ma si finga morto a causa del colera, cogliendo così l'occasione, con l'aiuto dell'amato Ranieri, di sfuggire definitivamente e finalmente dalle grinfie del padre Monaldo. Si rifugia così a Londra, dove, sotto le spoglie del conte Rossi, dà lezioni di italiano (ma non solo) a John Lockwood Kipling (che sarà poi padre del famoso Rudyard).
Giacomo Leopardi si nasconde bene: non ha nessunissima intenzione di portarsi dietro l'immagine del poeta osannato, ma non riesce ad abbandonare quella del figlio incompreso: medita infatti una vendetta epistolare, obbligando il padre Monaldo ad una ricerca estenuante e misteriosa. Nel frattempo, si occupa di sistemare lo Zibaldone, mentre vive in una bettola buia e sporca di fuliggine.
Insomma, Alessandro Zaccuri sembra smitizzare la figura del Poeta, riducendolo ad una caricatura, ad una creatura deforme ma coltissima. In tutto ciò la parte più interessante è sicuramente la prima, dove Giacomo dialoga a distanza con il padre e tenta di risolvere quel complesso di Edipo in cui è rimasto incastrato. Il resto del romanzo invece è, mi sembra, più un esercizio di stile di Zaccuri stesso, che vuole trasformare il protagonista quasi in un saltimbanco.
Ciò che più ho apprezzato di questo romanzo è la lingua: Zaccuri racconta con raffinatezza, cercando di rimanere aderente ad una prosa colta, che possa esprimere ogni sfumatura dei pseudopensieri del Leopardi londinese.
Profile Image for Pythia.
181 reviews9 followers
January 17, 2012
Lo spoiler maggiore lo fa la copertina stessa: "Leopardi non è morto. Vive a Londra. E' il conte Rossi."
La prima parte del romanzo ruota attorno alla figura del poeta, imbarcatosi da Napoli per Marsiglia, per poi arrivare in terra inglese: da qui inizia una fitta corrispondenza con il conte Monaldo Leopardi, spacciandosi per uno studioso irlandese, tale Bishop. In questo carteggio si avverte una sorta di rancore, forse per un torto subìto.
Contemporaneamente, Leopardi si dedica alla creazione dell'Opera: strano marchingegno mostrato al lettore in rapidi scorci.
Per vivere, dà lezioni di lingue: l'amico Rossetti, il pittore, gli manda il giovane John Kipling, padre dello scrittore, affinché l'amico italiano gli dia lezioni della sua lingua.
La seconda parte scade nella confusione: un francese ritrova un manoscritto di John Kipling e, convinto si tratti del figlio dello scrittore recentemente morto in guerra, si mette in contatto con Rudyard per fargliene dono. Questi scopre che si tratta in realtà di uno scritto del padre e lo prende come un tentativo mal riuscito di narrativa.
La terza parte è un delirio completo: si aggiunge la figura della moglie del francese, sul letto di morte, colpita da una febbre fatale.

Se la prima parte è scorrevole e interessante, le altre si rivelano noiose e poco chiare: l'autore si perde nei meandri di un racconto che sembra non avere né capo né coda, comprensibile solo da chi conosca la letteratura, la musica e la mitologia greca e indù.
Due stelle solo perché la prima parte mi è piaciuta molto, per il resto una è anche troppo.
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