Il libro meno conosciuto di Fante, forse perchè è per ragazzi e con illustrazioni, forse perchè è scritto a quattro mani, ma ci sono tutte le caratteristiche tipiche dell'autore: la povertà, i fallimenti della vita, l’infanzia, il rapporto complicato col padre. Manuel sta cercando la cena da portare a suo padre Juan Cabriz. Mentre fa ritorno a casa, si imbatte in una zuffa tra un asino e un puma, ammirato dal coraggio e dalla resistenza dell'asino, lo avvicina a fine lotta e se lo porta nell'hacienda di don Francisco, dove vive con altri peones. Qui una comunità di lavoratori da generazioni, esaudisce i bisogni del patrón, per loro è la loro casa e il loro mondo. Manuel chiamerà l'asino El Valiente, il coraggioso.
Il papà di Manuel è un uomo molto giovane, destinato a diventare un famoso matador a Città del Messico si ritrova dalla povertà e l'anonimato alla fama e con qualche ricchezza, ma un giorno durante una corrida, il suo coraggio svanisce e fugge davanti al toro, nessuno sa cosa sia successo nella sua mente e solo grazie a don Francisco che gli darà un lavoro, potrà continuare a mantenere suo figlio. Oltre a questo deve affrontare anche il dolore per la perdita della moglie, che muore insieme al secondo figlio durante il parto. Juan è un uomo distrutto, ha perso quasi tutto la tequila è l'unica cosa che lo conforta, passa da un guaio all'altro mantenendo la sua arroganza e il suo orgoglio che solo il figlio Manuel comprende senza mai lasciarlo.
Quando il famoso toro dell'hacienda, grazie al quale si potrebbe avere un futuro prospero per tutti i lavoranti fugge in seguito ad un incendio, Juan proverà a liberarsi dalla sua condizione di oppressione.
Una bella storia, chiara, dura, si avverte anche un senso di riscatto che in Fante solitamente fatica a venir fuori