Nell'aprile del 2001 milioni di italiani hanno ricevuto un fotoromanzo elettorale, "Una storia italiana", dove Silvio Berlusconi presentava la storia della propria vita attraverso parole e immagini. Un album ricco di fotografie del Capo. Perché il creatore della neotelevisione ama così tanto le fotografie, perché ricorre alle immagini fisse per descrivere la propria persona? Questo libro racconta la vicenda del rapporto tra il tycoon televisivo e la fotografia a partire dagli anni Settanta, quando Berlusconi era un semisconosciuto imprenditore edile, sino ad arrivare alle sue ultime immagini: dalle pose all'Alain Delon degli anni Ottanta agli scatti che lo ritraggono nelle vesti di futuro capo di Stato del decennio successivo, dalle foto familiari a quelle elettorali. Il saggio descrive il modo in cui il magnate di Arcore ha usato, sia come imprenditore sia ai fini della sua strategia politica, il proprio corpo, e questo attraverso le foto ufficiali e non; ma ragiona anche sull'uso del corpo da parte dei politici postmoderni, e sulle similitudini tra il corpo di Mussolini e quello di Berlusconi. Dai trapianti di capelli alla bandana, dal ritocco fotografico alla chirurgia estetica, il corpo del Capo è diventato la metafora vivente della nostra stessa idea di corpo, della sua durata nel tempo, del suo valore e del suo sfruttamento economico.
Marco Belpoliti (Reggio nell'Emilia, 1954) è uno scrittore e critico letterario italiano.
Marco Belpoliti si laurea presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Bologna nel 1978, discutendo una tesi in Semiotica con Umberto Eco. Insegna Sociologia della letteratura e Letteratura italiana presso l'Università di Bergamo.
Nel 1981 ha fondato, insieme ad altri, la rivista In forma di parole e la casa editrice Elitropia. Ha collaborato a Nuovi Argomenti durante gli anni ottanta. Dal 1981 collabora stabilmente alle pagine culturali del quotidiano il manifesto, e in particolare all'inserto Alias.
Fondatore e direttore editoriale con Stefano Chiodi del sito culturale Doppiozero
Sono rimasta delusa da questo breve saggio di Marco Belpoliti, dedicato ad esaminare il modo di offrirsi al pubblico da parte del nostro Presidente del Consiglio. L’autore prende in esame una serie di fotografie pubblicate nei giornali a partire dagli anni ’70 in poi, che lo ritraggono da quando era un giovane cantante d’orchestra nella band dell’amico Fedele Confalonieri fino ai giorni nostri, per giungere alla conclusione che l’immagine del corpo del capo che ci viene trasmessa attraverso quelle fotografie è stata consapevolmente determinata secondo precise modalità atte a indurre lo spettatore a immedesimarsi e renderlo “uno di noi”. Il tutto con continue manipolazioni delle immagini del corpo del capo, effettuate con fotomontaggi (come per far apparire una capigliatura più folta rispetto a quanta ne avesse in realtà), e ultimamente con l’intervento della chirurgia estetica, affinchè il corpo esteriore del capo divenisse vetrina (pubblicitaria) dell’eterna giovinezza. L’argomento è stuzzicante ma rimane in superficie, e nel corso del libro si ripetono gli stessi concetti non proprio originali.
Belpoliti si confronta con l'iconografia del capo in un piacevole saggetto di filosofia estetico/politica con piglio postmoderno (o postpostmoderno? o ex-postmoderno?), i rimandi ci son tutto e tutti al posto giusto, ogni dinosauro del pensiero ondivago applicato all'immaginario vien qui scomodato:Foucault, Baudrillard, Barthes, Sontang, Pasolini...come in un ideale album delle figurine Panini della Sorbona. Alla fine, però, vien da chiedersi: dato l'oggetto, una sana analisi Lombrosiana non sarebbe stata più che sufficiente?
L'estasi del presente, l'estetica del sorriso, l'accelerazione nel vuoto dell'uomo civettuolo che voleva essere tutto, anche donna e che trasformò la volontà di potenza in volontà di insignificanza. (Fenomenologia dotta di un Dorian Gray attraverso i suoi ritratti).