مرد گریخته است. زن نیز گریخته است. یکی از دیگری و یکی با دیگری. مرد در زن و همسر پیشینش، شباهتی نمییابد؛ اما زن مردد است: این مرد چون همسرش مینماید. خلوت عظیم در هم میشکند و درکی متقابل آغاز میشود. مرد قابلیت حیرتانگیزش در همراهی با عذاب را تصویر میکند و زن نه از میان گفتههایش که از میان ناگفتههایش بازشناخته میشود. در آثار دلددا زن اگرچه رنجیده و رنجدیده است اما توان عصیان دارد. و درک راز مرد گوشهگیر، پشتوانهی این عصیان است، برای ماندن یا رفتن.
Grazia Maria Cosima Damiana Deledda was an Italian writer who received the Nobel Prize for Literature in 1926 "for her idealistically inspired writings which with plastic clarity picture the life on her native island [i.e. Sardinia] and with depth and sympathy deal with human problems in general". She was the first Italian woman to receive the prize, and only the second woman in general after Selma Lagerlöf was awarded hers in 1909.
Tormentanto e intricato, la natura sempre partecipe dei conflitti umani, scrittura come solo Lei, ancora più matura e delicata, si resta in sospeso fino al finale aperto. Bellissimo. "...allora viene il bisogno di fuggire, di essere liberi. Liberi di soffrire, soprattutto di abbandonarci al nostro dolore come ad un vizio, senza essere frenati neppure dalla pietà altrui."
Una de las cosas mas maravillosas que nos da la lectura de novelas es que podemos salirnos de nuestro propio yo y meternos en otra persona, podemos pensar y actuar de forma totalmente distinta a la nuestra, podemos ser del otro sexo, de otra nacionalidad, volver a ser niños o anticipar la vejez, viajar al pasado o al lejano futuro. Sin embargo hay ocasiones , oh sorpresa, en que el personaje retratado se parece demasiado a nosotros mismos y es como un espejo al que te ves obligado a mirarte y no te gusta demasiado lo que ves. Es lo que me ha pasado a mí con esta novela, un hombre solitario dentro del libro y otro hombre solitario fuera y ambos pensando y actuando de forma muy similar. Así que con tal grado de implicación he leído con intensidad pero también he perdido objetividad, que otros lectores juzguen si es buena. Por argumento es una novela romántica y sentimental con todo lo que ello implica. Tengo la impresión de que la escritora Grazia Deledda es bastante desconocida, si yo la he leído ha sido porque fue Premio Nobel y estoy en plan de leer todos los autores premiados que pueda. Me ha gustado su estilo, poético, usando siempre el clima y el paisaje como telón de fondo de las pasiones humanas, consigue imagenes muy hermosas de las olas, el otoño, el crepúsculo...
Cristiano me resultó un hombre extraño, que vive bajo la sombra de un secreto, que no lo deja ser feliz, le gusta vivir en soledad (o así parece), alejado del pueblo, en una casita cerca del mar, el único contacto que tiene con el afuera, es con una mujer llamada Ghiana que le vende huevos, gallinas, alimentos y también placer, éste parece ser todo el mundo de Cristiano, pero de pronto se verá revolucionado por la llegada de unos vecinos que primero le harán sentir enojo y luego nuevas esperanzas... Sin embargo, Cristiano es de esas personas que tiene la felicidad ahí, al alcance de su mano, solo tiene que estirar el brazo y tomarla, pero se empecina en ver todo negro, vive haciendo autoboicot, pensando en que las cosas no saldrán bien y el solito se encarga de destruir sus propios sueños, entonces ¿será posible que Cristiano logre cambiar, alcance la felicidad y deje de ser un hombre solitario? La autora escribe de una forma muy poética, las descripciones de los paisajes las hace de una forma tan bella que no es difícil imaginar el mar, el cielo, el pueblito, etc. Por algo fue merecedora del premio Nobel y se nota.
Visione molto particolare delle malattie mentali da parte di Grazia Deledda, devo essere sincera.
Tra i pochi libri suoi che ho letto questo è quello che mi è sembrato meno sardo; il paesaggio è quello brullo e solitario della macchia mediterranea che perfettamente si addice a questa storia (anche se si presterebbe perfettamente alla brughiera scozzese, è in qualche modo un romanzo dall’atmosfera gotica e opprimente, seppure -si spera- più soleggiata), ma la lingua, di un fermo italiano standard, nasconde le origini: sparite sono le tancas di Canne al vento e i sardismi di tziu Efixieddu, ma la storia pare così volutamente rimossa da una particolare società comunitaria da poter essere ambientata ovunque.
Cristiano vive in una casetta isolata a ridosso del mare, non ha scelto il posto per un qualche attaccamento ma per stare in solitudine, poiché egli ha deciso di non affezionarsi più a nulla. La verità è che la vicinanza con gli uomini da cui ha deciso di separarsi lo spaventa, vuole la morte attorno a sé perché gli sembra di averla già dentro. Così afferma, ma una parte di lui è incuriosita e prova un senso di anticipazione al pensiero di un qualsiasi contatto umano. Questo contesto di calma piatta, apatia e rassegnazione per un destino a cui ci si è volontariamente consegnati verrà stravolto dall'arrivo di alcuni nuovi vicini, in particolare della bella Sarina, nella casetta costruita a pochi passi da quella di Cristiano, il quale vedrà - suo malgrado o per sua fortuna - rifiorire in sé sentimenti sopiti, il mondo tingersi nuovamente di colore e il timore e la speranza di sperimentare nuovamente la felicità. Assistiamo dunque alla duplice natura dei dubbi di Cristiano, combattuto tra la voglia di "spendere un'improvvisa quantità di vita che ti è cresciuta dentro" e rifuggire invece ancora una volta, non azzardarsi a cogliere l'attimo, in una dualità del tutto naturale con cui è impossibile non empatizzare. La felicità di Cristiano però, oltre ad essere costantemente sabotata da sé stesso, è minacciata anche dall'ombra di un segreto che appartiene al passato dell'uomo e ancora lo tormenta.
I due personaggi sono due anime affini, entrambi istruiti, entrambi amano leggere e provengono da un background simile, sono uniti anche nella loro sofferenza ma hanno due punti di vista diversi: lei è focalizzata su ciò che prova - "Quando ci si è ripiegati una volta a guardare dentro l'anima nostra, tutto quello che è esteriore non interessa più: tutto è scolorito e semplice in confronto a quello che avviene dentro di noi" - sa di essere viva e non ha perso la voglia di vivere, quel modo di vedere le cose appartiene ai vecchi e loro non lo sono, Cristiano invece si sente morto dentro e non vuole provare più nulla - "alle volte si arriva un momento in cui non ci interessano più neanche le cose interiori". I due non possono però evitare di essere attratti l'uno dall'altro, lei dal mistero che emana da lui e dalla sua forza di uomo, lui dalla voglia di vivere e sperimentare che arde in lei e tenta ogni volta di bruciarlo.
Ho apprezzato tantissimo questo libro, non avevo mai letto nulla della Deledda e in generale devo ammettere che, probabilmente per partito preso, solitamente leggo tanta letteratura straniera ma ben poco degli scrittori nostrani.
Anzitutto ho amato la prosa della Deledda in grado di trasmettere le immagini in modo così vivido da farti provare sensazioni quasi tattili, descrivendo il dispiegarsi dei sentimenti e delle fantasie in modo talmente riconoscibile da non poter non pensare "è proprio così che avviene" e inoltre dando vita ad ogni altro elemento, sia esso un paesaggio o un animale o un oggetto.
In secondo luogo per la natura stessa del libro, non è la trama in sé infatti ad attrarre o - restando sul personale, probabilmente perché il "discorso sulla solitudine" di Cristiano mi è abbastanza caro - attrarmi, ma il racconto dell'animo umano, dei risvolti psicologici che un trauma può causare alla nostra vita, di come spesso siamo noi la causa del nostro male, di come il nostro desiderio di auto-distruzione ci spinga ad affondare quella possibilità di felicità che pure tanto bramiamo, di come vogliamo essere soli ma in realtà non lo vogliamo, di come a volte una rigida imposizione mentale sia l'unico modo in cui riusciamo a sopravvivere e di come, alfine, ogni nostra struttura logica cada giù come un castello di carte al grido di "al cuore non si comanda". Lo stesso finale, per quanto amaro, è pieno della speranza che ogni essere umano coltiva, volente o nolente, dentro di sé.
Bisogna conoscere bene determinati stati della mente per poterne parlare con la trasparenza e la lucidità denotati dell'autrice, di cui ancora una volta mi lascia esterrefatta lo stile di scrittura, come ho detto solitamente leggo libri di autori non italiani quindi per lo più posso apprezzare una "buona traduzione", ma questa è la lingua originale ed è così avvolgente che quasi ti accarezza, se penso che il racconto ha quasi un secolo rimango ancora esterrefatta!
از اون دسته کتاب هایی بود که اولش خیلی سخت پیش رفت و بعد رفته رفته جذاب شد و پایانش اوج زیبایی کتاب بود. در تمام کتاب، توصیفات زیاد اذیت کننده بود و شاید ترجمه سنگین باعث میشد که خواندن توصیفات اذیت کننده بشه. به نظرم نیاز به ترجمه روان تر و کمی ویراستاری داشت.
در مجموع کتاب خوبیه, ولی نه اونقد که بگم میخوام دوباره بخونمش, باید یه بار خوند و با تنهایی این مرد همدرد شد, یکبار عمق انزواش رو باید حس کرد و بعد کتاب رو بست,ن تا چینی نازک تنهایی اش ترک برنداره....
Ideológicamente nefasto, pero muy interesante de leer, en particular por el tono vitalista a lo D.H. Lawrence. También rinde homenaje a Cumbres Borrascosas, en parte.
En apariencia esta novela debería ser una cosa sencilla. Tenemos a un señor que vive en un lugar apartado, huraño, que ve que empiezan a construir cerca de su casa. Teme perder su soledad. Con esto un podría pensar que no hay apenas elementos para que sucedan cosas, pero suceden. Este tipo recibe la visita de una chava que le dejar suministros y con la que hace el delicioso, aunque ella esté casada.
Es la transformación del paisaje cercano a este señor y el paisaje interno. Conoce a sus nuevos vecinos, les desagrada y luego empieza a echarle ojitos a la mujer que está ahí cuidando a su esposo anciano y decrépito. Aunque este tipo quiera deslindarse del mundo, se le viene a meter a su ventana, y peor, al parecer es atractivo porque aún sin querer romance los tiene al doble.
Recuerda un poco a los dramas decimonónicos, pero aquí con más atrevimiento (poco en realidad). Sobre todo nos lleva por un tono lúgubre, este señor qué necesita para ser feliz. Y debemos recordar el título de la novela, tiene un secreto, que para estas alturas ni se menciona, parece que será algo muy gordo, una revelación que rompa con todo lo narrado.
La verdad es que no es la gran cosa. Se explica largamente para los últimos capítulos y no le veo caso, preferiría quedarme con la duda, darle más vuelo a la imaginación. Para entonces es perdonable, completa la imagen del señor, lo hace más desagradable, porque hay un intento de redención, pero con ese secreto se vuelve más contradictorio. Y las chavas de su vida, por favor, que alguien les abra los ojos.
Deledda tiene esta cosa de presentar personalidades confusas y entornos agrestes, aunque la novela es corta se vuelve densa y pesada por esa ambientación y esos actos tan humanos que llevan siempre a la desesperanza.
Para esta nouvelle, Grazia Deledda elige temas difíciles como la soledad, la enfermedad, la capacidad de amar, la insensibilidad y la capacidad de recuperar las emociones vibrantes y esperanzadoras a través de lo onírico.
"Quería la muerte a su alrededor, porque le parecía que ya la tenía dentro de sí. De todos modos, la vida le había procurado tanto dolor, que el solo pensamiento de volver a entrar en la comunidad de los hombres le asustaba".
Letto in un soffio. Un libro che ti sbatte in faccia le debolezze dell'animo umano e la vulnerabilità dell'uomo e della donna nelle relazioni. Un libro scritto negli anni '20 del ventesimo secolo e che ha molto da insegnare alla letteratura contemporanea che parla di emozioni.