L'insistenza sullo scacco della ragione e sulla dimensione del dolore fisico accomuna le due tragedie di Sofocle. Nelle Trachinie, Deianira attende il marito Eracle di ritorno dall'ultima impresa guerresca. Nel tentativo di riconquistarlo con un filtro, lo avvelena suo malgrado e lo rende folle di dolore e vendetta. Nel secondo dramma, Filottete, ferito, vive l'angoscia dell'abbandono e dell'inganno per ritrovare nell'amicizia di Neottolemo la speranza di un più autentico rapporto con gli uomini. L'introduzione di Vincenzo Di Benedetto accompagna all'analisi delle due tragedie l'indagine di alcuni dei temi più attuali sul teatro antico, dal rapporto fra antropologia e tragedia a quello della costruzione del personaggio tragico e delle peculiari forme espressive in cui esso prende vita.
Peccato che l’introduzione non sia tale, bensì una serie di pedanti appunti polemici diretti ad altri studiosi, ma di nessun valore per i più. Al contrario, premessa e note sono chiare e valide. Quattro stelle è la media per questa edizione.
Letto negli anni del liceo. Una delle pochissime tragedie che mi è rimasta nel cuore. Il personaggio di Deianira offre diversi spunti di riflessione.
"Quando la ho vista, ho provato per lei la più grande pietà, poichè la sua bellezza le ha distrutto la vita, ed essa, senza volerlo, ha portato il suo paese alla rovina e alla schiavitù."