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Libertà immaginaria. Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista

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La grave crisi finanziaria che ha colpito l’economia mondiale alla fine del 2008, insieme con l’elezione di Obama negli Stati Uniti, pongono probabilmente fine al trentennio apertosi nei primi anni ottanta con l’introduzione delle politiche neoliberiste. Il libro fornisce la prima analisi sistematica di questi trent’anni, delle sue origini e dei suoi sviluppi, considerati come parte di un processo unitario che ha toccato l’esperienza soggettiva e gli assetti istituzionali, il piano politico-economico e la sfera culturale.
Nel quadro della storia della libertà che accompagna l’intera vicenda moderna, è la stessa straordinaria capacità di accelerazione di tutti i processi sociali, economici e sociali, resa possibile dal capitalismo tecno-nichilista, che finisce per mettere a repentaglio proprio quella libertà che, a parole, viene quotidianamente celebrata. In questo modo, il libro offre un contributo essenziale per capire in profondità il tempo che viviamo, i suoi rischi, le sue opportunità.

432 pages, Paperback

First published June 1, 2009

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About the author

Mauro Magatti

32 books3 followers
Sociologo ed economista, laureato in Discipline Economiche Sociali (DES) all'Università Bocconi di Milano nel 1984, ha conseguito il PhD in Social Sciences a Canterbury (UK) nel 1991.

Ricercatore universitario dal 1994 presso la Facoltà di Scienze Politiche dell Università Cattolica di MIlano, dal 2002 è professore ordinario in Sociologia generale.

Dal 2006 al 2012 è stato Preside della Facoltà di Sociologia presso l'Università Cattolica di Milano dove insegna Sociologia (Corso Avanzato) e Analisi e istituzioni del capitalismo contemporaneo.

Visiting professor presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (2007), la Notre Dame University (2013) e Sciences Po (2017) ha tenuto lezioni e seminari presso la Universide Catolica di Buonos Aires, Lassalle University Citta del Messico, Yale Universty. New Haven, Humbolrdt University Berlino, Universita Catolica di Lima, Ritsumeikan University Kyoto.

Attualmente è Permanent Research Fellow del Centre for Ethics and Culture della Notre Dame University (US).

E' stato membro della Global Studies Associaton e del del Comitato Italiano delle Scienze Sociali. E" membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto L. Sturzo di Roma.

Dal 2008 è direttore del Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change (ARC) presso la UCSC di Milano.

Nel corso degli anni, ha pubblicato numerose monografie e saggi su riviste italiane e straniere, partecipando a network universitari internazionali e dirigendo progetti per agenzie quali UE, European Science Foundation, MIUR, Ministero del lavoro, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano, Caritas Italiana, Fondazione Cariplo, Fondazione Pastore, Fondazione Agnelli, Fondazione Edison, Banca Intesa.

E' membro dell'Editorial Board dell'International Journal of Political Anthropology, del Comitato Scientifico di Sociologica e del Comitato di redazione di Studi di Sociologia, e Aggiornamenti Sociali.

Dal 2008-9 al 2013-14 è stato professore a contratto di Sociologia della religione presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.

E' membro della Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo. dal 2016 è' segretario delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. Fa parte del Comitato Scientifico del Cortile dei Gentili.

E' foindtore dell'Archivio della generativia sociale.
E' editorialista de Il Corriere della Sera e di Avvenire.

[fonte: http://docenti.unicatt.it/ita/mauro_m...]

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Profile Image for Gerardo.
489 reviews34 followers
June 6, 2017
Testo notevole per gli intenti e per la completezza.

Il testo non ha la pretesa di definire ogni lato del mondo contemporaneo, ciononostante risulta abbastanza completo. Purtroppo, soffre di una pecca legata a una "sfortuna" editoriale: il testo è stato pubblicato nel 2009, quando i social network ancora non erano così diffusi. Anche se molti meccanismi di questi media sono descritti facendo riferimento al mondo del web in generale, non c'è riferimento specifico, per forza di cose, ad essi. E questo può creare un effetto straniante.

La base concettuale del testo si fonda su due termini, ripetuti in maniera quasi ossessiva in tutto il testo: legein e teukein. Il primo termine indica il "legame", cioè il senso che nasce dalla messa in collegamento di vari elementi. Il secondo indica la conoscenza "tecnica", dove il senso scaturisce dalle funzioni dei vari elementi.

Il testo si apre con una piccola storia della modernità, in cui si delineano le caratteristiche del "capitalismo sociale", struttura che si sviluppa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Struttura che dava molta importanza ai legami, caratterizzata da un apparato burocratico forte e da un sistema sociale statale che organizzava e gestiva la vita dei cittadini. Era una struttura dai punti di riferimento molto forti, legati sia alla sfera sociale, che politica, che religiosa. Il senso di comunità e unione (legame) era forte, ma questo impediva lo sviluppo di strutture nuove.

Dopo gli anni '80, invece, il sistema economico, alla ricerca di maggiore libertà di mercato, ha fatto sì che si sviluppasse il sistema il "capitalismo tecno-nichilista". Nichilista perché vengono meno i punti fermi, dando maggiore importanza agli individui rispetto alle struttura comunitarie. L'individuo diventa il vero "sovrano" e ogni sua forma deve essere rispettata, limitando al minimo l'intervento statale, estremizzando le teorie liberistiche dell'Ottocento. Questo ha diminuito il valore dei legami in funzione dell'importanza del teukein. Si sviluppa un vuoto di senso poiché non esiste più una gerarchia dei sensi: tutto è intercambiabile, a patto che sia utile.

Questo comporta la scomparsa di una visione progettuale della vita in funziona di una accelerata, in cui si segue l'esigenza del momento senza avere uno sguardo più ampio. Ciò comporta l'impossibilità di creare dei legami duraturi e una perdita del senso di comunità, in favore di un'associazionismo a breve termine e di rapporti fugaci, vissuti attraverso un'intensità che non riesce a farsi esperienza.

Questa libertà assoluta, in campo politico, si declina attraverso un totale "slegamento" dal passato, cercando di cavalcare l'onda di un sentimento comune diffuso in un particolare istante. Questo pathos è contingente, senza nessun legame con altro tempo che non sia il suo, ma per questo capace di sprigionare la forza necessaria affinché certi movimenti possano conquistare il potere. Non essendoci più significati forti a fare da argine a derive populiste, la democrazia rischia di essere un enorme caos in cui ognuno pretende di essere rappresentato sulla base non di una storia politica, ma sulla base di un sentimento parziale e istantaneo.

Dopo questa lunga disamina dei problemi contemporanei, il testo arriva ad analizzare ciò che aveva promesso nel titolo: il senso di libertà nel mondo contemporaneo. In quest'ultima parte, l'autore mostra come questo senso di estrema realizzazione dell'individuo sia in realtà un'illusione, poiché in realtà gran parte dei nostri desideri sono imitazione di strutture pubblicitarie e sociali che giocano sul senso di libertà per imporre il proprio gusto e la propria moda. Non essendoci più in discorso trascendente, cioè che possa andare oltre al mero "qui e ora", l'uomo contemporaneo è costretto a rinunciare qualsiasi possibilità di un'identità, poiché soggetto a continui cambiamenti per stare "al passo coi tempi". Questa ansia di nuovo si trasforma in una dittatura del godimento, che impedisce a quest'ultimo di approdare a un senso. Il desiderio, che ci spinge ad agire secondo una certa visione, si limita ad essere un bisogno che va soddisfatto, finendo nel momento in cui questo accade.

Il problema è che, nell'ultima parte, le proposte dell'autore si perdono in un becero tentativo di ripulire e rivendere vecchi termini della tradizione cristiana come possibile soluzione per questi tempi "aggressivamente moderni". Il termine fede, che ha sempre avuto dei connotati piuttosto negativi, qui viene presentato come la chiave di svolta per il futuro, affermando che bisogna tornare a credere nella possibilità di un'azione che abbia un senso proiettato nel futuro. L'autore non è così semplicistico da parlare apertamente di fede religiosa, ma si percepisce questo desiderio di "metafisica", anche se la fede si può declinare anche in senso politico. Purtroppo, così facendo si ripropongono antiche strutture mentali consolatorie che rimandano al futuro la possibilità di risolvere problemi che sono presenti adesso. C'è tutto l'atteggiamento cristiano basato sulla speranza, che è una sorta di forma di resistenza passiva in attesa di questo ipotetico futuro migliore. E l'autore, attraverso un certo grado di poeticità, vende questo vecchio modo di fare attraverso l'espressione di "azione deponente", cioè di un'azione attiva che però assume i connotati di un'azione passiva: l'agire guidati o ispirati tipico della tradizione religiosa, in cui l'individuo ha solo la possibilità di fare "la volontà del Signore".

In sostanza, si vuole contrapporre all'individualismo il ritorno del lacaniano Grande Altro, come se non ci fosse la possibilità di strutture intermedie: la libertà contemporanea è preziosa, ma va regolata attraverso strutture sociali capaci di aiutare, senza irregimentare. Bisogna pensare a una comunità che non sia moralistica, ma etica, fatta di amore tra gli individui e non di dovere. Ovviamente, non è facile, ma sicuramente posticipare la soluzione di ogni problema a un ipotetico futuro in cui bisogna avere fede mi sembra atteggiamento pigro e, come ha evidenziato lo stesso autore, passivo - anche se, paradossalmente, con pretese attive.

Un testo intelligente, che però cela questo desiderio di ripristinare un senso di comunità rituale, dal gusto un po' nostalgico di chi, forse, ha vissuto solo i lati gioiosi di quelle comunità che, per altri versi, hanno asfissiato il mondo che ci ha preceduto.
Profile Image for all around atlantis.
39 reviews1 follower
November 17, 2021
Il tema di fondo è l'opposto che malvagio, e della libertà dell'uomo contemporaneo la gran parte è immaginaria anche per le ragioni individuate dall'autore.

Tuttavia, è adoperato lo stile argomentativo peggiore delle «scienze sociali», come si chiamano. Quindi buone osservazioni sono usate per teorie sghembe, le quali sono riferite e articolate in un vaniloquio, appunto, tipico delle «scienze sociali» .
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