Testo notevole per gli intenti e per la completezza.
Il testo non ha la pretesa di definire ogni lato del mondo contemporaneo, ciononostante risulta abbastanza completo. Purtroppo, soffre di una pecca legata a una "sfortuna" editoriale: il testo è stato pubblicato nel 2009, quando i social network ancora non erano così diffusi. Anche se molti meccanismi di questi media sono descritti facendo riferimento al mondo del web in generale, non c'è riferimento specifico, per forza di cose, ad essi. E questo può creare un effetto straniante.
La base concettuale del testo si fonda su due termini, ripetuti in maniera quasi ossessiva in tutto il testo: legein e teukein. Il primo termine indica il "legame", cioè il senso che nasce dalla messa in collegamento di vari elementi. Il secondo indica la conoscenza "tecnica", dove il senso scaturisce dalle funzioni dei vari elementi.
Il testo si apre con una piccola storia della modernità, in cui si delineano le caratteristiche del "capitalismo sociale", struttura che si sviluppa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Struttura che dava molta importanza ai legami, caratterizzata da un apparato burocratico forte e da un sistema sociale statale che organizzava e gestiva la vita dei cittadini. Era una struttura dai punti di riferimento molto forti, legati sia alla sfera sociale, che politica, che religiosa. Il senso di comunità e unione (legame) era forte, ma questo impediva lo sviluppo di strutture nuove.
Dopo gli anni '80, invece, il sistema economico, alla ricerca di maggiore libertà di mercato, ha fatto sì che si sviluppasse il sistema il "capitalismo tecno-nichilista". Nichilista perché vengono meno i punti fermi, dando maggiore importanza agli individui rispetto alle struttura comunitarie. L'individuo diventa il vero "sovrano" e ogni sua forma deve essere rispettata, limitando al minimo l'intervento statale, estremizzando le teorie liberistiche dell'Ottocento. Questo ha diminuito il valore dei legami in funzione dell'importanza del teukein. Si sviluppa un vuoto di senso poiché non esiste più una gerarchia dei sensi: tutto è intercambiabile, a patto che sia utile.
Questo comporta la scomparsa di una visione progettuale della vita in funziona di una accelerata, in cui si segue l'esigenza del momento senza avere uno sguardo più ampio. Ciò comporta l'impossibilità di creare dei legami duraturi e una perdita del senso di comunità, in favore di un'associazionismo a breve termine e di rapporti fugaci, vissuti attraverso un'intensità che non riesce a farsi esperienza.
Questa libertà assoluta, in campo politico, si declina attraverso un totale "slegamento" dal passato, cercando di cavalcare l'onda di un sentimento comune diffuso in un particolare istante. Questo pathos è contingente, senza nessun legame con altro tempo che non sia il suo, ma per questo capace di sprigionare la forza necessaria affinché certi movimenti possano conquistare il potere. Non essendoci più significati forti a fare da argine a derive populiste, la democrazia rischia di essere un enorme caos in cui ognuno pretende di essere rappresentato sulla base non di una storia politica, ma sulla base di un sentimento parziale e istantaneo.
Dopo questa lunga disamina dei problemi contemporanei, il testo arriva ad analizzare ciò che aveva promesso nel titolo: il senso di libertà nel mondo contemporaneo. In quest'ultima parte, l'autore mostra come questo senso di estrema realizzazione dell'individuo sia in realtà un'illusione, poiché in realtà gran parte dei nostri desideri sono imitazione di strutture pubblicitarie e sociali che giocano sul senso di libertà per imporre il proprio gusto e la propria moda. Non essendoci più in discorso trascendente, cioè che possa andare oltre al mero "qui e ora", l'uomo contemporaneo è costretto a rinunciare qualsiasi possibilità di un'identità, poiché soggetto a continui cambiamenti per stare "al passo coi tempi". Questa ansia di nuovo si trasforma in una dittatura del godimento, che impedisce a quest'ultimo di approdare a un senso. Il desiderio, che ci spinge ad agire secondo una certa visione, si limita ad essere un bisogno che va soddisfatto, finendo nel momento in cui questo accade.
Il problema è che, nell'ultima parte, le proposte dell'autore si perdono in un becero tentativo di ripulire e rivendere vecchi termini della tradizione cristiana come possibile soluzione per questi tempi "aggressivamente moderni". Il termine fede, che ha sempre avuto dei connotati piuttosto negativi, qui viene presentato come la chiave di svolta per il futuro, affermando che bisogna tornare a credere nella possibilità di un'azione che abbia un senso proiettato nel futuro. L'autore non è così semplicistico da parlare apertamente di fede religiosa, ma si percepisce questo desiderio di "metafisica", anche se la fede si può declinare anche in senso politico. Purtroppo, così facendo si ripropongono antiche strutture mentali consolatorie che rimandano al futuro la possibilità di risolvere problemi che sono presenti adesso. C'è tutto l'atteggiamento cristiano basato sulla speranza, che è una sorta di forma di resistenza passiva in attesa di questo ipotetico futuro migliore. E l'autore, attraverso un certo grado di poeticità, vende questo vecchio modo di fare attraverso l'espressione di "azione deponente", cioè di un'azione attiva che però assume i connotati di un'azione passiva: l'agire guidati o ispirati tipico della tradizione religiosa, in cui l'individuo ha solo la possibilità di fare "la volontà del Signore".
In sostanza, si vuole contrapporre all'individualismo il ritorno del lacaniano Grande Altro, come se non ci fosse la possibilità di strutture intermedie: la libertà contemporanea è preziosa, ma va regolata attraverso strutture sociali capaci di aiutare, senza irregimentare. Bisogna pensare a una comunità che non sia moralistica, ma etica, fatta di amore tra gli individui e non di dovere. Ovviamente, non è facile, ma sicuramente posticipare la soluzione di ogni problema a un ipotetico futuro in cui bisogna avere fede mi sembra atteggiamento pigro e, come ha evidenziato lo stesso autore, passivo - anche se, paradossalmente, con pretese attive.
Un testo intelligente, che però cela questo desiderio di ripristinare un senso di comunità rituale, dal gusto un po' nostalgico di chi, forse, ha vissuto solo i lati gioiosi di quelle comunità che, per altri versi, hanno asfissiato il mondo che ci ha preceduto.