"Sulla tela del Calamaio era comparsa una Chiaretta di pochi anni. La stessa dei tempi della scuola. Nuda. Seduta nella nicchia dei vicoli, però, in quella penombra. Si abbracciava le ginocchia".
Sacha Naspini was born in 1976 in Grosseto, a town in Southern Tuscany. He has worked as an editor, art director, and screenwriter, and is the author of numerous novels and short stories which have been translated into several languages. Nives is his first novel to appear in English.
Questo Ingrato m’è garbato. E mi aggrada come scrive il Naspini, con quella sua lingua che mi riporta a casa, mi riporta lontano, e tanto vicino.
In queste pagine, in questa novella di Maremma, che è la prima del Naspini Sacha, il suo esordio (2006), c’è già in nuce Le Case del malcontento, il suo ultimo gran bel libro [e prima o poi due parole a modino riuscirò a scriverle anche su quello]. È anche possibile che il piccolo paese satellite sulle colline di bassa Maremma dove si svolge “L’ingrato” sia proprio Le Case. Anzi, son sicuro che è così: pure questo borgo toscano, come quell’altro, è strappato alla roccia. E il bar centrale dove si riuniscono i villici si chiama Due Porte anche questo costì. D'altra parte Luigino Calamaio è proprio quello che dipinge il ritratto dell'Adele Centini, vedova Isastia, nella camera 112 dell'albergo Bel Sole: dipinge e dipinge, ritrae e ritrae, ma...
Conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa: La Gouloue che arriva al Moulin Rouge. 1892
Luigino Calamaio è venuto da Firenze a fare il maestro elementare in queste quattro case, c’è rimasto vent’anni, e gliene manca solo uno per andare in pensione. A suo modo s’è ambientato: per le feste torna a Firenze a trovare fratello e nipoti, ma tutto sommato al borgo ha trovato una sua dimensione. Ma non ha trovato l’amore: è solo il Calamaio, vive mangia e dorme da solo. Ha avuto un paio di storie nel passato lontano, ma son storie di fallimento.
Una bimba gli è rimasta impressa, la Chiaretta Rambaldi: l’ha avuta allieva solo per un paio d’anni, non ha potuto portarsela dietro per tutto il ciclo elementare. Ma qualcosa di lei non gli è più uscita dal capo: forse per questo la spiava mentre lei andava al bagno.
Henri de Toulouse-Lautrec: La toilette. 1896.
La cosa che al Calamaio piace fare di più è dipingere: colori tela e pennelli copiando i quadri del suo pittore preferito, il Toulouse Lautrec. Copia e dipinge donne discinte, gonne al vento, gambe e cosce e poppe. In paesi dicono che dipinge i bordelli: gli hanno fatto una mostra, proprio al bar, ma niente di serio, tanto per dargli un contentino.
Quella cosa che dicevo della Chiaretta non deve far pensare che il Calamaio sia un pedofilo che gli piacciono i bimbi in quel senso: all’epoca, la Chiaretta se la prese e fece un canaio, lui si spaventò e da quel giorno ha smesso. Ma vedere le bimbe ignude lo aiutava a dipingere i suoi quadri. O meglio, i quadri del Lautrec. Perché a dire proprio come stanno le cose, il Calamaio è un casto: lui quelle cose tipo “Lolita” non le farebbe. Anche se questo Ingrato del Naspini a Lolita fa pensare: ma senza nulla di erotico, o di sessuale. Tutto puro e innocente.
Louise Weber, la vera Goulu.
Un bel giorno la Chiaretta riappare. Ora ha quasi trent’anni, è stata via in città, ha preso brutte abitudini e si circonda di gente non molto per la quale, in particolare un ragazzo che beve caffè e dà le spalle. Gente che prende la droga. La Chiaretta stessa è una drogata. Calamaio la aiuta, la ospita, la guarisce. E intanto impara a dipingere i suoi quadri più autentici, più che quelli del Lautrec. Ma alla Chiaretta non li mostra: non le fa vedere quante volte l’ha dipinta discinta o addirittura ignuda nelle sue tele che tiene chiuse nel sottoscala.
Però le belle storie vanno sempre a finire male. Specie in provincia. Specie se le comari stanno di vedetta sui balconi, ciacolano e spargono voci, che poi i mariti al bar amplificano con il bicchiere del vino, e si finisce che bisogna chiamare i carabinieri. E poi tanto, il ‘mostro’ è di fuori, è foresto, loro paesani non c’entrano.
Henri de Toulouse-Lautrec: Etude de nu, Femme assise sur un divan. 1882
È bravo Naspini col suo andamento quasi a burla, sempre sul registro del buffo, ma tanto tenero, delicato, empatico. Delicato anche nei corsivi che riportano il crescendo delle voci pettegole del paese, fatte di perfidia, ipocrisia, livore, di cattiveria e ignoranza e intolleranza, di grettezza e provincialismo all’ennesima potenza. Quanta empatia suscita e dimostra per tutti i suoi personaggi di questa specie di favola, che è apologo, che è storia nera. Nera come il vino di quelle parti, nera come il sangue, nera come la morte. E in fondo, anche questo, a suo modo, è un noir.
Henri de Toulouse-Lautrec: Les deux amies. 1895.
Su al paese si potevano trovare donnine con i rosari al polso e ometti dai baffi ispidi e le mani a nodo, votati al lavoro e contenti di fare due chiacchiere su come era andata la caccia, cose così. E tutta brava gente, per carità, umile e di poche pretese. Ma infarinata nelle cose di dentro quanto un pesce con la sabbia. Non che la sensibilità all’arte mancasse o fosse messa al bando come una follia; su al paese c’era stato un bravo poeta il secolo scorso, che ancora stava nei libri e al quale avevano dedicato una piazzetta. Ma era per le novità che la gente veniva a scandalo: tutto quello che andava ad alterare l’equilibrio semplice dei vicoli e delle contrade faceva storcere il grugno alle comari di vedetta dai balconi, mentre gli ometti delle Due Porte già bofonchiavano di come il mondo stava andando a rotoli.
Si ride sempre leggendo i racconti, o romanzi o novelle che siano di @sacha_naspini. Lo si fa per la sua voce funambolica. Per il ritmo incalzante che imprime alle sue storie. Con descrizioni cinematografiche. Con un linguaggio ed espressioni originali e visionarie. Un toscano italianizzato o un italiano toscanizzato. Ma è un sorriso amaro. Anche ne “L’Ingrato” il protagonista è in fondo Le Case. Paesino più o meno reale della Maremma. Con i suoi abitanti strambi e le sue dinamiche grottesche, nonché bigotte. Se non addirittura ipocrite. Che include i “forestieri”, ma fino a un certo punto. Fino a quando ti omologhi e non diventi “strano”. Nel libro tocca a Luigi Sarcoli Calamaio, maestro elementare da vent’anni a Le Case, ma proveniente da Firenze, essere il bersaglio della grettezza e cattiveria delle “vedette di qualche balconata”. Tocca a lui, amante di Toulouse-Lautrec e “pittore di bordelli”, essere quello che “uno che fa così ha qualche rotella che viaggia in ritardo, ecco cosa.” Quello che “c’era chi pensando alla giornata metteva questo punto in cima alla lista: farlo sentire di troppo nella comunità.” E non basta qualche eccezione da grillo parlante per scardinare il furore moralista del paesello. Come il Maso, unico che si era fatto questa idea: “quassù al paese si sparla come fosse respirare, e capita sempre che qualcuno ci rimette le penne… Si sta gonfiando una cosa che forse manco esiste, e non sarebbe la prima volta… Voialtri sembrate trarre piacere dalle tragedie altrui.” Una lettura che ti acchiappa e ti conquista. Confermo che se rinasco voglio in dote almeno un milionesimo del talento di @sacha_naspini.
3 ⭐️ perché sono inevitabilmente tornata a Le Case e quel libro mi era piaciuto così tanto che mi è impossibile arrivare al suo livello.
Comunque, questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2006 e recuperato adesso da E/O. Ho trovato al suo interno ambientazioni e personaggi tipici di questo scrittore che amo e ho amato molto in passato. Sicuramente non è ai livelli di “Le Case del Malcontento” , di “Ossigeno” o di “I Cariolanti” ma ci sta! È stato scritto prima ed è normalissimo trovare un Naspini leggermente più acerbo benché il suo stile sia inconfondibile e ugualmente affascinante.
Se posso darvi un consiglio, vi direi di leggere prima questo e poi “Le Case del Malcontento”. Sono certa che il suo stile vi rapirà.
In questo libro di un Naspini più giovane di quasi 3 lustri, si riconosce l'abbozzo delle case del malcontento. Troviamo lo stesso bar gestito dal Maso, che si chiama " Le due porte, " Ritroviamo pure l'Alvise, la Iolanda e il Calamaio,maestro elementare. Mi è piaciuta molto questa novella di Maremma.
È il primo libro che leggo di Naspini e nelle descrizioni del paese ci ho rivisto moltissimo i piccoli paesi toscani che conosce bene e in cui vivo. Il paese diventa quasi uno dei personaggi principali del racconto. Leggerò sicuramente altro di Naspini.