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Il Sangue Del Sud: Antistoria Del Risorgimento E Del Brigantaggio

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In questo libro, ricco di un'avvincente documentazione, Giordano Bruno Guerri rilegge la vicenda del Risorgimento e del brigantaggio come una "antistoria d'Italia": per liberare i fatti dai troppi luoghi comuni della storiografia postrisorgimentale (come la pretesa arretratezza e miseria del Regno delle Due Sicilie al momento della caduta) e per evidenziare invece le conseguenze, purtroppo ancora attualissime, della scelta di affrontare la "questione meridionale" quasi esclusivamente in termini di annessione, tassazione, leva obbligatoria e repressione militare. Il Sud è stato trattato come una colonia da educare e sfruttare, senza mai cercare davvero di capire chi fosse l'"altro" italiano e senza dargli ciò che gli occorreva: lavoro, terre, infrastrutture, una borghesia imprenditoriale, un'economia moderna. Così, le incomprensioni fra le due Italie si sono perpetuate fino ai nostri giorni. Alcuni briganti spiccano per doti - umane e di comando - non comuni, come Carmine Crocco, che per tre anni tenne in scacco l'esercito italiano; e così le brigantesse, donne disposte a tutto per amore e ribellione; altri rientrano più facilmente nel cliché del bandito o dell'avventuriero, ma tutti contribuiscono a dare volti e nomi a una triste e sanguinaria pagina della nostra storia, che si voleva cancellare. "Non si tratta di denigrare il Risorgimento, bensì di metterlo in una luce obiettiva, per recuperarlo - vero e intero - nella coscienza degli italiani di oggi e di domani".

297 pages, Hardcover

First published September 19, 2010

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Giordano Bruno Guerri

47 books23 followers

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Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Sergio.
1,363 reviews141 followers
March 24, 2024
Da quando ancora adolescente ho letto il saggio romanzato “I Briganti Italiani” di Mario Monti, questo argomento della nostra storia nazionale mi ha sempre intrigato spingendomi successivamente a leggere altri romanzi sul tema come quelli scritti da Mino Milani, Luigi Guarnieri e Franco Limardi; per la prima volta adesso ho affrontato la lettura di un saggio storico scritto recentemente (2010) da questo giornalista e storico che oltre a raccontare sulla base di documenti storici quanto accadde all’indomani della spedizione dei Mille e che per molti anni insanguinò le terre del sud, delinea abilmente il quadro storico, politico e sociale che portò a questo disgraziato fenomeno e alle conseguenze che ancora oggi “separano” le regioni del nord da quelle del sud dell’Italia. Una lettura istruttiva e illuminante, intrigante e degna di riflessione.
Profile Image for Dvd (#).
514 reviews94 followers
January 30, 2020
Duplice giudizio

Dal punto di vista storico, libro documentato, obbiettivo, revisionista solo nel senso letterale del termine (ce ne fossero revisionisti così pacati e acuti!).
Dal punto di vista della scrittura, mi è piaciuto meno.
Comunque, fra tutta la paccottiglia antirisorgimentale e antistorica circolata negli ultimi tempi (tipo il Terroni di Aprile) è sicuramente d'un altro livello
Profile Image for Andrea Fiore.
291 reviews76 followers
December 12, 2016
Essendo un'opera divulgativa non ha lo stesso rigore di un saggio storico, ma tanto la chiarezza espositiva quanto la capacità di scardinare la retorica risorgimentale, senza cedere all'insopportabile propaganda neo-borbonica e meridionalista, ne fanno un'ottima opera introduttiva sull'argomento.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
January 27, 2014
Ottimo testo per passare, col consueto stile all'inglese di Guerri, narrazione appassionante di fatti ineccepibili, dalla vulgata da librocuore a come and� veramente. Utile anche a chi ha letto gi� abbastanza, contiene fatti non esattamente risaputi, nonostante siano pesantissimi. Non li sovrappesa arrivando a dire - come in alcuni recenti testi d'ingenuo infantile revanchismo - che il regno delle Due Sicilie avrebbe potuto rimanere indipendente o resistere all'invasione piemontese. Avevano la prima ferrovia (che interessava a o'rr�) avevano l'oro (che interessava a o'rr�) ma non avevano mappe topografiche della gran parte del territorio - quasi irraggiungibile del resto, mancando le strade (che non interessavano a o'rre, non interessandogli pi� di tanto i "caffoni" che vi abitavano; "caffoni" che - come provano i resoconti della leva militare - erano una massa di disgraziati deformi da malattie e denutrizione, non i felici sudditi d'o'rr�). O'rr� (e suo padre) a sua volta non ne esce per� male. Non era n� l'idiota dipinto dai piemontesi, nemmeno il martire. Chi venne prima dei Borboni fu peggio assai, ecco una causa dei limiti dei Borboni stessi. Ne esce malissimo la Chiesa. Cui dei Borboni piacevano i difetti e ancor pi� piacquero i difetti dei pessimi precedenti. Eppure nell'Ottocento ci fu chi si illuse. "Tale cecit� in buona o in mala fede, non �, duole dirlo, infrequente. E purtroppo anche in Italia ne potremmo citare alcuni esempi macroscopici" che giudicano la Chiesa in termini di Destra o Sinistra, criteri del Secolo, con dolorosi risvegli. Consigliabilissimo nell'anno del centocinquantenario: almeno - attraverso non solo le figure dei briganti, ma pure quella centrale non conosciutissima di Liborio Romano, vedrete come e perch� - come sempre - tanto di ieri si trova pure oggi. Mi rimane una curiosit� per�, forse qualche filomeridionalista me la toglier� (dal libro non si capisce, ecco il perch� della stellina in meno). I Savoia fecero pena. I "piemontesi" fecero schifo. Le truppe nordiste fecero come la Wehrmacht. Tutto vero, tutto gattopardescamente provato. Allora perch� nel pronunciamiento del 2 giugno 1946 al sud - nonostante i brogli - la monarchia batteva la repubblica per un terzo abbondante di voti in pi�? Sottile strateg�a? Masochismo? La vulgata risorgimentale � falsa, s�, ma pure nelle antistorie manca qualcosa.
Profile Image for Benedetta.
57 reviews
May 9, 2021
''La lotta,la resistenza diventano così scelta obbligata,via di salvezza, vocazione individuale e collettiva. Lo stomaco muove le plebi più delle idee. E lo stomaco dei contadini senza terra era vuoto.''
-Capitolo VI, Come nasce una guerra civile






Partiamo dal principio,ossia la copertina ed il titolo. Essi rispecchiano chiaramente i canoni del genere letterario in cui ci si immerge,sebbene avrei aggiunto una piccola nota del tipo ''Menzogne e verità celate dalle pagine di storia''. Si tratta di un'opera ricca di storia,dunque di nomi e di date. Giordano Bruno è dettagliata,pignolo,talvolta, con questa mania di non lasciar al dubbio respiro. Una lettura non leggera,bensì intensa : mi sono ritrovata spesso a pensare che stessi studiando,non leggendo. Ho trovato difficoltà a rammentare nomi,motivo per cui ho dovuto ripercorrere passi addietro per ripescare il ruolo in cui era coinvolto il personaggio. Tuttavia ciò non inficia sulla valutazione massima che merita il libro. Ogni capitolo colpisce,ma ,quello che mi ha rapita maggiormente, è il dodicesimo : le bringatesse. Potevo solo immaginare gli orrori a cui sono state sottoposte le donne durante l'ottocento,ma ,attraverso questa lettura, ne ho avuto la conferma. Da calabrese ho preso a cuore la storia di Francesca La Gamba che ,per aver rifiutato il corteggiamento di un soldato francese, vede fucilare i suoi tre figli per mano delle dicerie mosse dal milite. Sono tante le storie simili a quelle della giovane calabrese di Palmi che ,per dolore, decidono di divenire bringatesse e non concedere ai soppressori alcuna possibilità. I briganti e le brigantesse sono partigiani e partigiane ante litteram ,ma che la storia dipinge come assassini,bruti. Sono persone che hanno consacrato la propria vita alla libertà dalla cattiva gestione del sud. Senza dubbio,il loro motivo principale era riportare Francesco II al trono però ,questo scopo, cela la necessità di essere trattati degnamente (ciò che i piemontese non fecero). Oltre alla storia dei briganti e delle brigantesse, si intersecano tutte le ingiustizie che il sud dovette sopportare per mano dei sabaudi. Tra essi, la strage di Gaeta che ancora oggi ne riporta i segni.
Consiglio di leggerlo a chiunque ricerchi la verità,abbia la pazienza ed il coraggio di far sue le voci narrate. Sono pienamente soddisfatta dall'acquisto.
Profile Image for Marco.
37 reviews3 followers
February 10, 2012
Ho comperato questo libro per la curiosità che mi hanno destato i cenni al brigantaggio nella lettura di "O Roma o morte" di Arrigo Petacco. Questa curiosità mi ha premiato, perchè mi ha rivelato avvenimenti assolutamente sconosciuti. E non è da addebitare solo alla mia consistente ignoranza personale ma, come si legge nel lavoro di Giordano Bruno Guerri, per l'assoluta mancanza di qualsiasi traccia in qualsiasi archivio riguardante quel periodo.

Questo incredibile vuoto pneumatico nella memoria storica nazionale è dovuta alla sistematica distruzione di qualsiasi documento, rapporto, testimonianza da parte dell'allora classe politica piemontese per nascondere al mondo di allora e ai posteri le malefatte perpetrate per annettere militarmente, e non unire l'Italia, il sud al nord.

Questo libro è un pugno nello stomaco! La sensazione che ho provato è quello di Neo, il protagonista di Matrix, quando gli è stato rivelato che il mondo è una finzione: "il mondo che vedi è il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità'.
La sua lettura, inoltre, ha l'effetto di smontare molti luoghi comuni come per esempio "italiani brava gente". Al contrario, ha l'effetto di inquadrare le nefandezze commesse dai nazisti nella normalità umana. I nostri antenati non sono stati da meno. Anzi, leggendo le considerazione che avevano delle genti del sud eminenti politici che hanno "fatto l'Italia", le mostruosità scritte dai nazisti sugli ebrei a confronto sono delle ragazzate.

Ne consiglio assolutamente la lettura. Tuttavia non bisogna leggerlo per trovare conferma delle proprie convinzioni, meridionaliste o nordiste che siano. Non è questo lo scopo del libro. Bisogna affrontarlo senza preconcetti e desiderosi di sapere come sono andate verosimilmente le cose. Se si agisce in questa maniera se ne ricavano non pochi insegnamenti, che piacciano o no.

La lezione che ho appreso è che l'Italia di oggi è il prodotto dell'Italia che si è costruita allora. I problemi che non si sono voluti affrontare allora sono presenti ancora oggi, le ingiustizie perpetrate a suo tempo attendono ancora di essere riparate. Purtroppo le cose dopo 150 anni vanno ancora nel senso sbagliato e continuiamo a pagarne le conseguenze.

Nascondere le verità sotto il tappeto non fa bene, perchè i nodi primo i poi vengono al pettine. E' meglio affrontare il passato con serenità, che si affronti il dialogo e si ammettano le responsabilità. E' l'unico modo per fare dopo l'Italia anche gli italiani.
Profile Image for Fabio.
230 reviews14 followers
February 17, 2016
Libro molto interessante e dettagliato che aiuta a vedere (e capire) molti lati nascosti di questo periodo storico chiave per la vita della Penisola.

La storia vista dal Sud non è solo un discorso "di parte" che aprioristicamente rivolta i ruoli; è più una ricostruzione di quel che è successo in quegli anni spogliandola dalla retorica risorgimentale di matrice sabauda che aveva bisogno di costruire una narrativa per soppiantarne un altro modello e mascherare cosi' un fatto semplice: l'unificazione del Sud è stata un'invasione pianificata ed eseguita senza mezzi termini.

La storia non la cambieremo, certo, ma capire come è andata veramente aiuterebbe la comprensione reciproca; anche oggi. Questo testo vi riesce portando fatti, dati ed eventi in maniera organica e chiara. I riferimenti bibliografici poi aiuteranno il lettore più curioso ad orientarsi per degli ulteriori approfondimenti
5 reviews1 follower
July 20, 2016
La storia viene scritta dai “vincitori” anche se, in una guerra, di vincitori non c’è ne sono.

Non sono stato a scuola in Italia (e per questo spero che scuserete il mio pessimo modo di scrivere) ma a partire dalle medie e poi alle superiori per notevoli facilità scelsi l’italiano come linga straniera.

Desidero fare un’anteprima sul mio commento al libro per cercar di farvi capire con quale metalità l’ho letto.

Riccordo di una professoresse alle medie che, con il suo accento centro settentrionale, se non proprio settentrionale (sono passati 20 anni, e un professore di lingua deve cercare di non avere accento dunque difficilmente posso dire di dove era di preciso), ci vantava, scusate mi vantava (essendo praticamente l’unico ad essere un po attento in classe) le virtù dell’unificazione italiana. Una delle cose che mi colpi di più furono queste parole : “I tutta la nazioni, gli italiani, scrivevavo sui muri ‘Eviva VERDI’. Non solo per il musicista ma sopratutto perche erano le iniziali di Vittorio Emanuele Re D’Italia.”.

Ecco quali erano le uniche informazioni sul risorgimento che potevo avere. Internet sarebbe sbarcato qualche anno dopo in Europa. Tutte le fonti concordavano con questo racconto. I settentrionali andarano a liberare un sud anarchicho, povero e analfabeta. Come poter dir qualcosa contro di loro quando dicevano che il Sud è la palla al piede dell’Italia. Tutto al più rispondevo “Imbecilli voi che siete venuta a fare l’unità”. Ripensandoci, anche a l’epoca (con questa risposata che ho dato piu volte anche perche ignorante di alcune verità) sentivo in me un qualcosa che non quadrava. “Se il sud era cosi povero, pieno di delinquenti, marcio nelle piu alte sfere dello stato perche sono venuti ? Ed ora, perche si lamentano ?”

Man mano ho ricevuto varie informazioni. Pero erano più annedotti che poco potevo verificare che racconti storici (come l’annedotto del bidet della Reggia di Caserta o quelle dalla ferrovia Napoli – Portici).

La mia prima presa di coscienza importante fu il mio primo o secondo anno di superiori. Venivo spesso a Napoli poiche avevamo vacanze scolastiche ogni due mesi circa. Pero restavo pochi giorni che erano consacrati intregalmente alle visite familiari ed a quelle al cimitero. Essendo pre adolescente avevo poche, se non nessuna, possibilità di visitare e poco furono le occasioni di farlo. Ma quell’anno di superiori, prima delle vacanze natalizie la professoressa di lingua ci diede un tema a libera scelta da fare ma doveva essere documentato. L’obbligo era dunque di andare in biblioteca o altrove (internet non c’era ancora). Gli fecci notare che partivo le due settimane a Napoli e non avrei avuto il tempo di farlo prima o dopo la partenza. La sua risposta : “Ah, peccatto. Arrangiati non ne voglio sapere nulla”. Perche sono cosi preciso ? Perche quella parola “Arrangiati”, anche se detta in francese (Ah, dommage. Tu te débrouilles je ne veux rien savoir) mi fecce un elettroshock. Non sono nato a Napoli, ma tutta la mia famiglia è napoletana (sia da parte peterna che materna). Napoli e l’arte d’arrangiarsi o meglio Napoli è l’arte d’arrangiarsi. Senza caddere negli stereotipi l’arte di arrangiarsi del napoletano esiste. Perlomeno quando ne sono stato costretto, l’arte di arrangiarsi mi ha spesso aiutato. Forse lo troppo poco usata per esserne pienamente cosciente, ma a posteriori mi ha molto aiutata. Torniamo a quel arrangiati butato li da una professoressa di francese, che ti chiede un esposto con tanto di documentazione. Ed ora come cavolo faccio ? Arrivo a Napoli. Ne parlo con i miei cugini ed uno di loro mi dice : “Ma vai alla biblioteca di Pallazo Reale”. Accompagnato da due cugine (per sapere come arrivare fino a Largo di Palazzo... oups scusate Piazza del Plebiscito, partendo dalla ferrovia) ci rendiamo alla biblioteca, dove non erano mai entrate (tornero semai piu avanti o su un’altro articolo su una di queste cugine ed sull’importanza della conoscenza della propria città e della sua storia). Il primo giorno mi hanno accompagnato, poi mi hanno detto “m’o t’arrangi”. Sempre questa parola che torna. Si mi dovevo arrangiare ad andare da solo (bastava mostrarmi la

strada una volta, poi si che mi arrangiavo) perche per una settimana partivo la mattina, tornavo a pranzo a casa, e tornavo il pomeriggio in biblioteca. Piu che la quantità di documenti a disposizione (parliamo pur sempre della terza bilbioteca nazionale...) ad impressionarmi fu il peso della storia che ti cade addosso quando entri li dentro. Molto di piu che in un museo dove tutto è normalizato per una visita, piu che in qualsiassi biblioteca dove sono potuto entrare, senti da quando questo posto vive, il peso della storia nelle mura e nei volumi presenti e quello ti offre. Si perche questo posto ti apre la conoscenza a tanto che non ti puoi immaginare. Per 5 giorni consecutivi mi sono ritrovato solo (anche se tanta gente era presente a studiare o a fare riccerche), in un silenzio di rispetto sia per il luogho che per gli altri, in queste mura. Fu un’esperienza unica. Scelsi come tema la letteratura napoletana del rinascimento, periodo metterario che studiavamo in letteratura in quel momento. In 5 giorni avevo talmente tanto materiale che mi dovetti fermare. Erano pochi i computer all’epoca, gli unici disponibili erano solo per i riferimento dei libri per poterli trovare piu facilemente, dunque dovetti prendere tutti appunti a mano. Ebbi la possibilità di fare alcune coppie che mi permisero di illustrare il tutto. La presentazione ando a meraviglia. Sono passati 20 anni e, ad oggi, il mio rammarico e di non avere piu avuto l’occasione di tornare li. E vero che l’occasione se la si vuole si crea, ma è andata cosi. E scrivendo queste righe la voglia di creare quest’occasione è sempre piu grande.

Con l’avvento di internet e dei social mi sono potuto documentare da varie parti, ripartire le fonti per non essere dipendente da una sola vocce.

Ero a Napoli nel maggio 2016 e sono andato a visitare il museo archeologico. Dopo la visita ho perso un po di tempo nel negozio del museo e c’era uno scafale con qualche libbro con il tema : “Contro storia del Risorgimento”. Avendo già visto questi libbri su internet, ma senza leggerli, ne ho sfogliato qualcuno ed mi sono soffermato un momento su “Il sangue del Sud”. Non trovando il tempo su internet di riunire seriamente gli argomenti e togliere le fonti non attendibili l’ho comprato. Come dice Paolo Caiazzo in uno dei sui skatch “Volevo una rifrescata, ho avuto una doccia fredda”, io aggiungerei gelata. Su diversi, numerosi, argomenti si ricosce oggi che Napoli ed il regno delle due sicilie erano avanti su gli altri stati della penisola. Ma, come dice Guerri, la popolazione provinciale era per lo piu analfabeta e soppraviveva a stento. Anche se il re sapeva mostrarsi generoso nei periodi di carestia. Quel regno era molto eterogeneo. Con città ricche, soppratutto Napoli, e campagne povere. Ed è vero che la gente viveva male. Ma sono due le domande che vorrei porre : Il contadino delle provincie du del Piemonte, viveva meglio di quello del regno delle due Sicilie ? Il contadino del regno delle due Sicilie, viveva meglio dopo l’unificazione ? Se alla prima domanda mi è difficile rispondere con certezza poiche le soli fonti che ho sono quelle degli anziani della regione di Nizza a cui i nonni e bis nonni hanno raccontato loro come si viveva prima che la contea di Nizza passasse dal Piemonte alla Francia. E, bene non si viveva. Nizza città di un certo prestiggio viveva (come lo poteva fare Torino o Napoli) ma nei paesini e campania, la fame era tanta. Eppure, doveva essere una zone se non ricca almento piu benestante. Perche ? Per il semplice motivo che la strada che porta dall’attuale costa azzura ed inizio riviera ligure era il punto di partenza della via del sale verso Torino. Ci sono sulla strada paesini stupendi dove passava questa via (tra cui Saorge, oggi sul territorio Francese). Se questa via non era importante (e portare dunque soldi ed un minimo di benessere dove passa), perche aver cercato sin dal 1614 di creare una galleria che passasse sotto il colle di Tenda ? Questa galeria e poi stata costruita tra il 1878 ed il 1882, lunga di 3 kilometri era all’epoca la galleria straddale piu lunga al mondo (riconosciamo anche i record del nord). Perche tutto questo? Percha malgrado questa via, che portava soldi tra la riviera e Torino, delle città come Nizza, che era gia di grande rinomata per i Turismo (Inglese e Russi soppratutto. Nizza possiede la piu grande chiesa ortodosa russa al di fuori dalla Russia) i racconti che arrivano fino ai giorni nostri sono

che si moriva di fame. Forse erano piu numerosi coloro che sapevano leggere, ma ha cosa poteva servire per un contadino che non riesce a sfamare la famiglia ?

Per la seconda domanda (Il contadino del regno delle due Sicilie, viveva meglio dopo l’unificazione ?) penso che, oggi, tutti siano d’accordo per dire che la risposta è no. Si doveva portare libertà e progresso ed invece sono arrivati diveti e regresso (scuole chiuse per anni dopo l’unificazione).

Non cerco di dire che nel regno si viveva bene e che nulla doveva essere fatto. Ma una colonizzazione non era necessaria. Parleremo d’unità per non essere scortesi.

Quest’unità sara stata fatta bene ? Puitosto che dare una risposta personale, i regno e durato (solo o addiruttura) 85 anni. Vero che oggi c’è la reppublica, pero è stato Vittorio Emanuele a volere conquistare il Sud e i stati del Papa e per questo ha fatto una guerra (per questo non mi piace parlare di unità ma bensi di colonizzazione) contro un re legittimo.

E non se Umberto II o i suoi discendendi hanno mai letto una delle ultime interviste di Maria Sofia “Il modo in cui [i Savoia] hanno trattato noi è di brutto augurio. Dio non voglia che un giorno, anch’essi, non abbiano da diffendere, dall’esilio, i loro patrimoni personali” ed il commento ti Guerri : “I Savoia, esiliati, sarebbero stati piu accordi e previdenti con le finanze, ma la regina non poté assistere al loro crolo.”

Se nel 2007 i Savoai hanno chiesto 260 millioni di risarcimento per l’esilio, quanto dovrebbero dare ai discendenti dei Borboni ?

Per tornare su uno dei temi maggiori del libro, il brigantaggio, i riferimenti presentati sono impressionanti. E ancor meno oggi si capisce perche i settentrionali si lamentano della palla al piede che è il Sud. Non volendo rivelare nulla del libro vorrei solo capire qualcosa. Per secoli, gli abitanti al Sud del Garigliano sono stati invasi da diversi paesi. Francesi e Spagnoli la maggior parte delle volte. Quasi sempre i vari governi hanno fatto il loro dovere. La gente viveva, male, come si poteva vivere in qualsiasi paese europeo. La gente del Sud mai è andata a conquistare altri territori, sono sempre stati gli straneri a voler conquistare quelle terre. Un motivo ci sara pure. Se tu stai bene in un posto e che tutti vogliono venire... Due indizzi non fanno una prova pero... Va bene la posizione strattegica nel mediteraneo, ma a quel punto stai sulla Sicili e Malta, inutile venire piu su. Poi dalla scoperta dell’America, il mediteraneo ha perso valore mercanta (vedi Ducato di Venezia).

Se i Savoia dovevano portare progresso, lavoro e cultura al Sud, come mai da quel lontano 17 marzo 1861 è dovuta emigrare tanta di quella gente dal Sud, prima veso il Nord Italia dove sono stati ricevuti come bestie poi verso terre molto piu lontane tant’è che oggi Napoli è solo la 5° città al mondo per numero di Napoletani dietro San Paolo (Brasile), Buenos Aires (Argentina), Rio de Janeiro (Brasile) e Sydney (Australia). E non emigrare per conquistare nuove terre, ma semplicemente per trovare un lavoro e da mangiare. Io stesso sono figlio di emigrati, e nella piccola località dove sono crescuito c’è un quartiere dove vivevano inizio 900 gli immigrati piemontesi. Erano all’estero e venivano trattati come delle bestie. Proprio come i piemontesi, lombardi, veneti o vari luguri hanno tratto i meridionali quando sono saliti al nord per trovare lavoro. Ma questi meridionali erano della loro stessa nazionalità, nazionalità imposta dai piemontesi.

Con gli anni la mia percezione della storia è cambiata. Allora che potevo essere pieno di odio contro coloro che ancora oggi non vogliono riconoscere quello che è successo al Sud oggi questa genta mi fa piu pena che altro. Perche sono ignoranti. Non c’è l’ho neanche son i napoeltani che una volta lontani da Napoli poco cercano di avverne a che fare perche considerano la maggior parte di loro come ignoranti, stupidi e antipatici. Possona anche avvere raggione oggi. Ma coloro che mi fanno arrabiare,

sono questi ignoranti, stupidi e antipatici perche l’Italia a cercato in tutti i modi di inculcare cio hai napoletani, e ci sono riuscuti. Oggi non voglio parlare di una secessione, ma vorrei che la verità venisse pienamente fuori. Cio permetterebbe di far vedere ai terroni (sinceramente, non mi interessa quello a cui possono pensare i polentoni) come erano, di cosa erano capaci (arte di arrangiarsi a parte), come oggi sono diventati (per volontà del regno ieri e dello stato oggi), ignoranti della propria storia, incuri delle loro città, vicini alla malavita, ma sopratutto poter guardare indietro, oltre il 17 marzo 1861, oltre anche al 11 maggio 1860 e dirsi “Ecco da dove possiamo partire e fare ancora meglio”.

Quando oggi Napoli mi consterna il comportamento commune verso la città. Un gruppo di ragazzi, che se presenta come “Sii turista della tua città” e un chiaro segno positivo di cambiamento di mentalità. Ma, putroppo, per ora sono solo un goccia nell’oceano. Il loro scopo di far diventare il cittaddino piu civile e il primo passo. Ma rimane anche l’importanza delle conoscenza della propria storia che riamane ancora troppo scarsa. Un esempio flagrante.

Sono stato l’anno scorso a Napoli con mio figlio. Con una delle cugine dell’inizio, sua sorella e i respettivi fidanzati siamo andati a Napoli sotteranea. Malgrado che siano nate e cresciute presso la ferrovia non erano mai state nei sotteranei!!!

Ultimamente a Napoli con miglie e figlio. Ho preso i due figli (12 e 8 anni) dell’altra cugine e siamo andati a NapoliSotteranea (si di nuovo perche mio figlio voleva fare di nuovo la visita e mia moglie non l’aveva ancora fatta). Mia cugina è nata e cresciuta anche lei nelle vicinanze della ferrovia, i suoi figli sono spesso dai nonni. Mai hanno portato i bambini a visitare i sotteranei, ma non solo quelli, tutti i momumenti sparsi per la città e la provvincia. E questo non solo per quest mie cugine, ma praticamente tutta la famiglia e tutti la gente che conosco a Napoli. Se sa piu il turista della storia di Napoli che il napoletano. Questo è quello che si deve cerca di cambiare la civiltà della gente e la conoscenza del propio patrimonio (storia, cultura e soppratutto capacità a creare e innovare).

Oggi non si parla piu di guerre per la conquista di nuove terra. Ma deve nascere una “guerra” per la conquista culturale della propria terra. Solo cosi, una volta fatto vedere che il sud Italia non è un luogo commune, ma una vera potenza culturale, economica, sociale e innovativa, si potra dire al Nord, Il Sud è il Sud, ma voi, cosa siete ?
Profile Image for Andreas Schmidt.
810 reviews11 followers
July 31, 2017
Si poteva fare di più
Forse è già stato detto, ma è un testo piuttosto frettoloso. Da un certo punto di vista, è parecchio ridicolo che nelle scuole italiane non sia affrontato quello che fu l'annessione da parte dei piemontesi del Sud Italia. Io perlomeno ricordo una serie di date sul Risorgimento (e in particolare è più impressionante il risultato della Prussia di Bismarck, che di fatto, ha dato il via alle guerre moderne, con l'uso del telegrafo e del treno per i movimenti di truppe - bagaglio di esperienze maturato dalla guerra di Secessione americana). Cavour, Metternich, i Savoia, Garibaldi. I testi di storia non insegnano del brigantaggio, delle fucilazioni e dei bagni di sangue. Sul tema, bisognerebbe scrivere un'enciclopedia soltanto per inquadrare il periodo storico. Purtroppo questo testo ha poco spazio per farlo, e l'autore deve sorvolare su parecchi dettagli. Rimane tuttavia in tema nel parlare delle storie dei briganti in sé, perlomeno quelli più famosi. Senza dimenticare anche le brigantesse, come Michelina De Cesare (http://blog.bamboostudio.it/?p=2678). Credo sia noto in particolare quello che i piemontesi fecero al sud, e quello che invece avrebbero dovuto fare per poter fare la vera Italia. Non ritengo sia più un grande argomento di discussione l'annessione del sud, dopo centocinquant'anni, questo è lo stato di fatto. Dubito che dei conquistatori incapaci e alquanto disorganizzati qual erano i piemontesi, avessero potuto fare qualcosa di differente all'atroce massacro con il quale domarono il sud. Come i nostalgici del regno delle due Sicilie hanno ben poco di cui poter parlare, se non di un regno ridicolmente immobile in un'era in cui la velocità, la tecnologia e la Tecnica, strappava qualunque nazione dalla lentezza e dai costumi del 1700, pena per l'appunto la conquista o la rivoluzione.
Profile Image for Tex-49.
750 reviews60 followers
October 21, 2017
E' un libro molto interessante, un saggio storico non partigiano, ma che tratta avvenimenti dell'unificazione italiana che erano stati nascosti dall'iconografia ufficiale. In particolare il modo errato in cui fu raggiunta l'Unit��, sottomettendo con la forza le popolazioni dello stato sovrano del Regno delle due Sicilie, con stragi e distruzioni di paesi, senza mantenere le promesse garibaldine e soddisfare le giuste aspettative del popolo, ma addirittura favorendo i potentati baronali e portando via risorse invece che investire nella crescita.
Profile Image for Antonio Meola.
Author 2 books13 followers
October 2, 2020
Illuminante, sempre attuale, per capire come siamo arrivati a dove siamo arrivati. Un libro che parla di annessione del Nord nei confronti del Sud, e non di un'unificazione come la storia ci racconta.
Libro che tocca ogni singolo istante dell'Unità, a partire dalle premesse sino alle conclusioni che tuttora affliggono il nostro Paese.
Consigliato a tutti gli italiani e non solo, perché questo libro possa essere uno strumento di comprensione per il presente, per il passato e per il futuro che ha le basi gettate nei primi due.
Profile Image for Davide Tierno.
228 reviews4 followers
March 30, 2021
Un lavoro ben documentato e moderno, al passo con la storiografia del 2010 (e quella del 2020) sul process di unificazione. L'analisi dei dati e dei fatti storici è lineare e non ideologica o, meglio ancora, post ideologica. Il maggior problema del libro è la scorrevolezza. Alcuni passaggi sono difficili da digerire. Questo aspetto è stata una sorpresa in quanto ero abituato ad una migliore narrazione da parte di Giordano Bruno Guerri, specialmente negli audio/video.
Profile Image for Rino Leone.
40 reviews
November 6, 2022
Né carne né pesce.
Me ne avevano parlato molto bene ma credo che sia sufficiente parlarne bene e non di più. Mi sembra un onesto libro didattico ma che non apporta niente di particolarmente nuovo né è scritto specialmente bene. Va bene, è educativo ma finisce lì. Non mi ha lasciato con la voglia di leggere altro dell’autore.
29 reviews
December 13, 2022
Molto interessante e documentato. Riesce a rendere bene quanto siano complessi gli eventi storici che usiamo definire con una parola, in questo caso “ risorgimento” sia nelle cause che li hanno prodotti, sia nelle caratteristiche e nei contenuti stessi ad essi riconducibili. Dopo tanti anni e ‘ ancora necessario approfondire i molti temi che si sottendono e che contribuirono all’unita’ di Italia, a sua volta ancora oggetti di discussione. Brigantaggio , prima e dopo, geopolitica europea, forme di stato, laicità’ e religione, classi sociali, economiche e potere, miseria ed emigrazione, razzismo ed universalità, potere spirituale e potere temporale.
Profile Image for Nicolò Bifulco.
3 reviews
September 10, 2024
L’ho trovato un libro illuminante, considerando anche la mia ignoranza riguardo la storia del meridione italiano.
Illuminante in quanto Bruno Guerri racconta la storia come fosse una narrazione, riempiendo il suo saggio di aneddoti concreti e pittoreschi che rendono le vicende storiche molto più indelebili di un classico manuale.
Da figlio di terroni, la questione del mezzogiorno mi ha sempre suscitato un certo interesse, e questo libro la sviscera in dettagli spesso cruenti e sanguinosi, senza alcun pudore e sempre con un palese rispetto per il popolo del sud.

Sembrerò scontato ma leggere la storia davvero ti apre gli occhi sul presente, e mai mi era successo tanto come con questo libro.

Un libro che consiglio a chiunque anche e soprattutto ai piemontesi
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March 4, 2017
All'inizio è un po' pesante e stavo quasi per abbandonarlo ma poi inizia a diventare interessante. Giordano Bruno Guerri parla della storia dell'unità d'Italia, quella parte della storia che spesso non viene ricordata e non viene riportata nei testi scolastici. Guerri è molto obiettivo e non prende le parti di nessuno.
Sono contenta di averlo letto fino in fondo perchè ho fatto la conoscenza del Che Guevara nostrano (come lo definisce Guerri), Carmine Crocco e ho già segnato come futura lettura Come divenni brigante, le memorie di Crocco.

Mi sono piaciute in modo particolare due citazioni di Crocco che si trovano nel libro:

Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l'erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà...

Il pretesto è bello, la Patria, la Legge, la prima è una puttana, la seconda peggio ancora.
E Patria e Legge hanno diritti e non doveri vogliono il sangue dei figli della miseria. Ma vi è forse una legge eguale per tutti? Non dirmi ciò, poiché conosco che la legge leale non esisterà fin tanto che Iddio non ci sterminerà tutti.


Profile Image for Enrico Della pietra.
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November 5, 2012
mi ha fatto conoscere un altro punto di vista sugli anni dell'unità d'Italia. finalemente un testo che ci mostra come la fase unitaria sia stato molto poco romantica e molto più dura e cruenta. rende comunque giustizia alle ragione del Sud, come anche a quello di un nord comunque più cinico. forse un po troppo concentrato sui briganti ai quali dedica interi capitolo, ma nel complesso è un ottimo libro
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