La piccola fanfara di Bellano, le aspirazioni e le ambizioni personali delle autorità e di un musicista dilettante, gli intrecci e gli intrighi della vita di paese.
«È il romanzo perfetto. Perfetto è il tono. Perfetta la concertazione. Perfetta la trama. Perfetti i caratteri. Perfetto l'umorismo. Perfetta la malinconia. Perfetta l'anagrafe.» Antonio D'Orrico, «Corriere della Sera - Magazine»
«Non è tanto la storia, ma come la racconta... usa con bravura estrema le tecniche del romanzo e quelle del giallo.» Andrea Camilleri
Ad accogliere i viaggiatori che d'estate sbarcano sul molo di Bellano dal traghetto Savoia c'è solo la scalcagnata fanfara guidata dal maestro Zaccaria Vergottini, prima cornetta e direttore. Un organico di otto elementi che fa sfigurare l'intero paese, anche se nel gruppetto svetta il virtuoso del bombardino, Lindo Nasazzi, fresco vedovo alle prese con la giovane e robusta seconda moglie Noemi. Per dare alla città un Corpo Musicale degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario che sappia però districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e della burocrazia, che riesca a mettere d'accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del Partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona. Un insieme di imprevedibili circostanze – assai fortunato per alcuni, e invece piuttosto sfortunato per altri – può forse portare verso Bellano il ragionier Onorato Geminazzi, che vive sull'altra sponda del lago, a Menaggio, con la consorte Estenuata e la numerosa prole. Almeno il cappello racconta la gloriosa avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell'impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di marcette e inni, Andrea Vitali s'inventa un'altra storia tutta italiana, fatta di furbizie e sogni, ripicche e generosità, pettegolezzi e amori. E la scrive con la passione per l'intrigo, il brio e il buonumore, la verità e la semplicità che servono per farci capire la ricchezza e gli imprevisti che punteggiano tutte le nostre vite.
Nel 2009 Almeno il cappello ha vinto il premio Casanova, il premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante, il premio Campiello sezione giuria dei letterati, ed è stato finalista al premio Strega.
Italian writer and doctor. Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008), Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), Pianoforte vendesi (2009) e Mamma de sole (2010) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia.
Kod nas objavljena pod naslovom Gradski orkestar... Andrea Vitali je po profesiji lekar i živi u malom mestu na jezeru Komo... i u slobodno vreme piše duhovite romane o malim ljudima iz svoje sredine... Ne poznajem nikoga ko je pročitao makar jednu njegovu knjigu a da se nije odmah zaljubio u njegovo pisanje... na srpski su zasad prevedena 4 njegova romana... po stilu pisanja podseća me na divne knjige Don Giovanni i njegovo stado (starije generacije se sigurno sećaju)... o dogodovstinama popa u komunističkom selu u Italiji...
Che meraviglia questo mio primo incontro con Andrea Vitali!
Un paese affacciato sul lago di Como, Bellano. Epoca fascista, con le gerarchie e i soprusi di cui abbiamo memoria. Una pletora di personaggi dai nomi improbabili che alludono alle loro caratteristiche più salienti. Un progetto: fondare una banda musicale per dare lustro al paese e al partito. Sono questi gli ingredienti che Vitali amalgama per ottenere un godibile romanzo, in cui l'ironia è un costante ammiccamento al lettore e i colpi di scena sono all'erta dietro ad ogni pagina. Capitoli brevissimi, che invogliano a proseguire, si susseguono alternando i protagonisti: la vigorosa Noemi e il suo svagato marito Evelindo, l'intransigente ragioner Geminazzi e la sua numerosa prole accudita dalla moglie Estenuata, ma anche gli altri personaggi minori, ciascuno con i propri segreti e le proprie velleità. Si ride, si rabbrividisce, si osserva attoniti e ci si commuove, ma sempre con allegria e leggerezza. E il cappello? Quello scompare, nessuno sa che fine abbia fatto, ma noi lettori, privilegiati, possiamo seguirlo nel suo peregrinare mosso dal vento e dall'acqua, fino al ritrovamento. E, degna conclusione di tante passioni, ci attendono vari epiloghi, uno per ogni personaggio di questo vivace romanzo. Leggere per credere.
Es entretenido. ¿Lo mejor? Su ironía y sentido del humor, pero para mi gusto es un poco demasiado largo, se podía haber contado lo mismo más brevemente y además, tiene demasiados personajes.
Primo libro di Vitali che leggo e l'ho trovato davvero gradevole. Bella costruzione della storia, bellissimi i personaggi e precisi e divertenti i dialoghi.
La storia, ambientata negli anni '20, è una fotografia della vita quotidiana nei paesini di provincia dove tutti si conoscono; un racconto leggero, che descrive un mondo popolato da piccoli personaggi dai nomi caratteristici ed improbabili; non c'è alcuna pretesa di descrivere in modo approfondito la psicologia dei singoli personaggi, che rimangono delle simpatiche caricature: il marito col vizio di bere, la moglie autoritaria, la perpetua pettegola, il comunista, ecc. Gli eventi e i personaggi sono del tutto ordinari ma raccontati così bene, con entusiasmo e un tocco di ironia, che riescono ad affascinare il lettore e tenere costantemente alta l'attenzione.
Se compri un libro di Vitali sai già cosa ti aspetta: ironia, leggerezza, una storia di paese. Questa volta c'è di mezzo la musica, musica di banda, si intende! I personaggi sono i soliti, irresistibili paesani dai nomi auto-esplicativi: il fascista Detonati, il podestà Parpaiola, il viscido segretario comunale Fainetti, il maestro Geminazzi e la consorte Estenuata (cinque figli!) e la manesca Noemi (capolavoro averla chiamata così, grande Vitali!) meritano da soli la lettura. Stranezza: capitoli brevissimi, anche mezza pagina...mah!!
Per chi, come me, la vita in una banda di paese l'ha vissuta per 20 anni, questo romanzo diverte e commuove allo stesso tempo. Le storie dei vari "bandisti" narrate sembrano i vecchi ricordi di alcuni del mio gruppo e ti vedi passare davanti le immagini come vecchie fotografie con il sottofondo di una marcetta in 2/4.
E' il mio secondo volume di Vitali, ed è una piacevole riconferma. Lo stile piacevole, fluido, semplice ma non banale accompagna il lettore attraverso una storia che, anche in questo romanzo, sembra un pretesto per raccontare il Ventennio nella provincia del nord Italia. La vicenda si svolge ancora una volta a Bellano, sul lago di Como, e racconta la nascita della locale banda musicale, pretesto - anche questo - per narrarci la vita di alcuni personaggi, con divagazioni che sembrano a prima vista fuori tema, ma che vanno ad alimentare l'essenza stessa della trama. Io, che pur non essendo di quelle parti, ma comunque di zone affini per mentalità e territorialità, ho sorriso più volte nel riconoscere alcuni personaggi, che hanno trovato il loro omologo nei nostrani "racconti da bar". Avevo bisogno di una boccata d'aria leggera: "Almeno il cappello" lo è stata...
Adoro le ambientazioni di paese di Vitali, i personaggi delineati argutamente con i loro pregi e i loro difetti, e le vicende che si intessono a formare una storia mai scontata. E collocare la storia nel periodo fascista permette di sottolineare le piccinerie dei potenti che sicuramente ancora adesso si muovono, per fare poco e godersi la gloria. Almeno il cappello racconta la storia di una banda musicale, il suo formarsi da una fanfara di paese, l'energia del suo maestro, l'impegno dei musicisti, ma soprattutto parla di compromessi, di dimostrazioni di potere in famiglia e fra le istituzioni del paese, di voglia di emergere o di sopravvivere. Bello, ben scritto.
Una piacevole storia di musica (bandistica) ambientata nei paesaggi abbastanza desueti, letterariamente parlando, del Lago di Como (vabbé, Manzoni a parte; Piero Chiara, d'altra parte, scriveva del Lago Maggiore), all'epoca di un fascismo più folcloristico che manganellatore. Peccato per i capitoli brevissimi, a cagione dei quali ogni 2 o 3 pagine c'è una mezza pagina bianca, cosa che pare un artificio per "allungare il brodo". E per il finale che rientra nella nefasta tradizione letteraria del "coitus interruptus" (il tanto agognato concerto, preparato nel corso di tutto il libro, non ci sarà).
Una storia raccontata tra suoni grammaticali che prendono spunto ora da uno stile di inizio secolo, ora da forme ironiche di una tipica lettera redatta da carabinieri. Libro spassoso, Vitali si diverte a fare giochi circensi con le parole, e le pagine diventano davvero immagini. Molti nomi, forse troppi (presi dal calendario di frate Indovino) e troppo simili fanno andare indietro di pagina per raccapezzarsi, ma forse anche questo è voluto. Bel libro
Che libro sconclusionato! Un'infinità di personaggi della cui interiorità poco si percepisce. Troppo frammentato in microcapitoli, la storia procede ma non si capisce mai dove si vuole arrivare. Chi è il protagonista? Il Geminazzi dovrebbe essere... O tutti e nessuno? Anche l'aspetto bandistico (detto da bandista) molto all'acqua di rose, la musica viene trattata con estrema superficialità. Mi dispiace, non ci siamo.
Sempre meraviglioso Vitali con quella vetrina numerosissima di personaggi che prendono vita pagina dopo pagina, anche quando di spazio gliene è dedicato poco. E poi quanto ridere le situazioni, gli equivoci e le reazioni dei protagonisti.
Avvertenza: questa è una delle recensioni più prevenute che io abbia mai scritto: il primo romanzo di Vitali, La signorina Tecla Manzi, mi aveva piuttosto deluso, e mi ritrovavo sul groppone quest'altro suo libro da cui (prima di aver letto il precedente) mi ero lasciata irretire per la simpatia che poteva suscitare la trama: gli eventi tragicomici che accompagnano la nascita e la (breve) vita del Corpo Musicale di Bellano, sul lago di Como. Dopo la signorina Tecla, ho subito cominciato a pentirmi dell'acquisto di Almeno il cappello, fino a che non ho deciso di levarmelo finalmente di torno, tanto per capire se poteva finire tra i "cedibili" come l'altro. Insomma, questo è stato lo spirito con cui ho intrapreso la lettura.
La furbata dell'autore, da sempre, è puntare sull'effetto "nostalgia del tempo dei nostri nonni": Vitali imbastisce il solito teatrino da operetta con le varie macchiette (il podestà, il ragioniere musicista, il marito tiranneggiato dalla moglie manesca, la bella del paese dal grande cuore, i carabinieri, la perpetua che è una diretta discendente* di quella, mitica, manzoniana) che fanno tanta tenerezza, i soliti nomi dal sapore rustico che fanno tanto "piccolo mondo antico", e assume il solito tono da compare del villaggio che sta seduto su una panchina della piazza principale e osserva bonario e divertito l'agitarsi dei suoi concittadini e, con una mano posata sulla tua spalla, ti riferisce le loro piccole grandi disavventure. Il tono parlato e colloquiale, infatti, è la cifra stilistica dell'autore, tanto che non ci si solleva quasi mai dalla semplice registrazione dei dialoghi, sia pure freschi e vivaci e ben orchestrati. Insomma, leggere un romanzo di Vitali è come avere di fianco uno che ti chiacchiera incessantemente nelle orecchie.
Siccome la fantasia, bisogna dirlo, ce l'ha, Vitali tiene a farcelo vedere inventandosi una (per lo più superflua, ma generalmente non sgradevole) back-story per ogni singolo personaggio, che, ovviamente, va citato con Nome e Cognome, creando quell'affollamento, tipico nelle opere dell'autore, di nomi "pittoreschi" e dal "sapore antico" di cui sopra e che piacciono tanto ai suoi ammiratori ma... che sono anche impossibili da ricordare! Non ero ancora arrivata a pagina 40 e già c'era stato l'appello di qualche decina degli abitanti del paesotto. Ma l'aspetto più irritante della scrittura di Vitali, comunque, è un altro, e da questo punto di vista non abbiamo fatto molti passi avanti rispetto alla Tecla Manzi: spezzettiamo la stessa scena inutilmente in almeno cinque, brevissimi, capitoletti... così, con tutti questi spazi bianchi, arriviamo prima a 400 pagine e il nostro librone cartonato con sovraccoperta possiamo benissimo farlo costare più di 17 euro.
La storia è carina, comunque. Almeno il cappello è sicuramente più riuscito dell'opera prima; per lo meno non ci si rifugia più nell'immancabile trama gialla, che ormai è obbligatoria in qualsiasi cosa si pubblichi in Italia. Non sono neanche richiesti al lettore grandi sforzi di immaginazione, poiché Vitali ci dice, subito, vita morte e miracoli dei personaggi. Il narratore è onnisciente che più onnisciente non si può, e non ci risparmia nulla. Insomma, se serve l'equivalente libresco di una fiction di Raiuno, prendete Vitali (solo raramente l'autore ci fa intravedere, accanto al lato da operetta e alla Fascisti su Marte, qualche accenno fugace, e perciò tanto più inquietante, come un'ombra che passa veloce su questo paesaggio di acque lacustri, parrocchie e osterie, ai lati più oscuri della vita nella Bellano del Ventennio, come le pagine dedicate al referendum del 1929).
Il libro comunque, per il momento, non finisce nella lista di quelli in vendita.
3/5
* forse diretta discendente no, povera Perpetua, che aveva rifiutato tutti i suoi spasimanti, o che nessuno aveva voluto, come diceva l'Agnese!
Internet, 30 Luglio 2010 Buon giorno, mia cara Chris. E’ un po’ che non ci sentiamo, ma le ultime giornate di questo mese sono trascorse via frenetiche, per chiudere gli ultimi impegni prima della pausa estiva. E poi mi sono successi un sacco di inconvenienti, alcuni dei quali decisamente spiacevoli. Vabbeh, “tiremm innanz”, come disse Amatore Sciesa. Ma quando finisco un libro di Vitali, automaticamente penso anche a te e mi dico “Bisogna che ne parli con Chris di questo”. So già che non l’hai letto questo romanzo, perché me l’hai detto. Ma eravamo d’accordo che ti avrei raccontato cosa ne pensavo. E così eccomi qui. Beh, è sempre piacevole ed estremamente scorrevole come scrittura. Tuttavia, ti faccio presente, nel caso tu decida di leggerlo, che è decisamente troppo prolisso. Troppo tirato per le lunghe, per dirla terra terra. Cinquecento pagine, suddivise nei brevissimi capitoli che gli sono consueti a livello di stile, finiscono per “logorare” un po’ il lettore. Questa volta, l’autore ha un tantinello “pisciato fuori dell’orinale”, se mi perdoni la trivialità dell’espressione. Ha finito per strafare. Non è nelle sue corde protrarre troppo la narrazione, poiché, di certo, non stiamo parlando di Alessandro Manzoni, benché nelle terre che gli sono state care ci si muova. I personaggi in sé sono sempre incantevoli, con quelle piccole sfumature e manie che li rendono unici. Prendiamo, ad esempio, le “tette” dell’Armellina, che suscitano sconvolgimenti vari in tutti gli uomini che le guardano. Ritratto delizioso. Oppure la Noemi, che tira degli “sberlottoni” da far girare la testa. O la perpetua, la Scudiscia, che chiama Dio, rigorosamente in dialetto, “Quèl su!”. Bellissimi. E potrei continuare. Ma affogano nell’esagerato protrarsi della storia della “banda musicale”, che finisce per annoiare un po’.
Vitali, se vuole mantenere l’incanto della sua scrittura, a mio avviso deve limitare i tempi e restringere gli ambiti, come nei precedenti romanzi che ho letto, poiché non ha fiato bastante per un romanzo di più ampio respiro. Sai, Chris, mi è venuta la curiosità di saper che tipo di medico sia e come possa essere il suo rapporto con i malati che cura. Chissà, magari, in una botta di “stupidera”, un giorno o l’altro, piglio la macchina e mi presento al suo ambulatorio, fingendo qualche acciacco. :-) (ovviamente, scherzo).
Ok, torno alla tonnellata di cose che ho da fare e che so già che non avrò il tempo di finire. Qualche volta mi chiedo perché mi agito tanto, perché, per quanto mi affanni, il casino resta invariato. :-) Ti auguro delle serenissime vacanze. A risentirci presto. Luisa
NB: Mentre scrivo, c’è una sirena d’allarme che suona in lontananza ormai da più di un’ora. Inutile e inascoltato richiamo. Ma si sa, siamo in tempi moderni. Una volta per rammentare qualcosa a qualcuno suonavano le campane. Ora ci dobbiamo accontentare del ben più volgare e cacofonico sibilo di una sirena. "... And therefore never send to know for whom the alarm tolls. It tolls for thee". Mi sa che questa suona proprio per Vitali. Chissà se la ascolterà, anche se non è la più convenzionale e armoniosa bell di John Donne. :-)
Non so bene come commentare questo libro. Mi è piaciuto, è molto italiano, si avverte nella storia, nella narrazione, nello stile. I personaggi sono ben tratteggiati, tipici eppure non stereotipati. La storia è raccontata in modo brillante, con ironia e senza fronzoli. Non riesco a capire bene cosa non mi convinca in questo libro, mi è rimasta un'insoddisfazione di fondo però...forse perché l'alternarsi continuo di personaggi fa un po' girare la testa, anche se andando avanti ci si abitua, o forse perché lo stile, per quanto divertente e vivace, non permette di immedesimarsi nella vicenda o di affezionarsi a qualcuno in particolare. Rimane sempre in superficie, tratteggiando un bell'affresco, ma senza lasciarti penetrare al suo interno.
La banda di Bellano! Deliziosamente leggero da leggere questo libro di Vitali nel quale ci racconta con la solita ironia le mille traversie che deve affrontare tale signor Geminazzi per fondare il Corpo Musicale di Bellano! Una storia raccontata in maniera semplice, allegra e genuina come solo Vitali sa fare, un libro di quattrocento pagine che volano via piacevolmente per il lettore che scopre nuovamente le avventure/disavventure degli abitanti del paesino di Bellano e dintorni!
Una storia semplice, raccontata con maestria e con un umore eccezionale. La storia succede nei paesi sul lago di Como, attorno a una fanfara. Dalla fanfara, si inizia una narrativa affascinante intorno ai suoi musicisti, svoltasi nella fine degli anni 20, secolo scorso. Il modo come Vitali scrive è quello che fa di questo libro un romanzo obbligatorio.
che dire..."a me mi piace"... perchè usa il dialetto perchè i personaggi sembrano i miei vicini di casa/di perchè racconta le storie con una leggerezza comica che è solo sua perchè mi vien voglia di conoscerli questi personaggi, tanto sembrano reali e vivi
Decisamente non all'altezza dei precedenti, la trama si trascina, manca il ritmo e l'ironia che caratterizzavano i romanzi precedenti. Si sta forse esaurendo la vena? Non resta che attendere il prossimo.