Fra gli scrittori di montagna e ugualmente fra gli scrittori di folclore Carlo Felice Wolff occupa un posto a parte, isolato sì, ma di grandissimo rilievo. E ciò si può far risalire all'intensa sensibilità poetica con la quale egli si pone di fronte al patrimonio del folclore popolare non per violentarlo ma certamente per trasfigurarlo in un linguaggio che possa alla fine risultare autonomo e così definirsi in autentica opera letteraria. Attingendo alla fonte più viva e diretta, riacccostando poi e ricucendo i brani di narrazioni frammentarie, lo studioso poeta ha potuto ricostruire un complesso leggendario ricco di vicende e di sentimenti, intimamente e profondamente legato al paesaggio della regione Dolomitica e alla vita dei suoi abitanti. La storia dei Nani che filano i raggi di luna per rivestirne le montagne scure e trasformarle nei monti pallidi; il roseto impietrato sul monte Catinaccio (il Rosengarten dei tedeschi) dall'incantesimo di re Laurino; l'arcobaleno frantumato e affondato nel lago di Carezza dal Mago deluso di non aver potuto conquistare la bella Ondina, sono temi fiabeschi suggeriti alla fantasia popolare da alcuni degli aspetti più singolari di questa natura. Ma di tutte queste storie la natura è ispiratrice: principesse e maghi, pastori e villici, spiriti della montagna, fanciulle innamorate e streghe malefiche sono tutte quelle figure che traggono la vita da quei boschi, quelle acque, quelle nevi, quelle guglie slanciate: insomma, dalle Dolomiti.
Una raccolta di leggende delle Dolomiti, che uniscono elementi comuni a tutta la cultura popolare (maghi, mostri, principesse) ad altri più spiccatamente originali. La cosa che salta all'occhio è che in queste storie il paesaggio non è solo di contorno, ma un elemento imprescindibile della storia; e non è una natura benevola ma maestosa e inaccessibile, proprio come le Dolomiti. Le fiabe stesse sono dure, a volte perfino crudeli: raramente c'è il lieto fine e non ci sono quasi mai eroi senza macchia e senza paura. Stilisticamente parlando non c'è molto da dire perché Wolff è un buon cronista, non uno scrittore; si limita a riportare fedelmente le leggende, colmando qualche lacuna al bisogno, ma senza nessun guizzo autoriale. Leggere questo libro è facile e piacevole, anche se non particolarmente stimolante. Certo per chi come me ha familiarità con quelle meraviglliose montagne la lettura acquista un altro sapore, venato di nostalgia.
Mi sono divertita molto a perdermi in questi mondi fantastici. Ho trovato anche interessante che più racconti hanno come protagoniste donne forti e indipendenti, diversamente da molte altre fiabe europee.
Le Dolomiti sono montagne magiche, come tali non potevano che suggestionare e ispirare fiabe e leggende come quelle raccolte in quest'antologia di Carlo Wolff. Streghe, gnomi, nani, cavalieri, principesse ripercorrono l'alpe di Siusi, le dolomiti di Fanis, la val Travenanzes, le Tofane, il Catinaccio, la val di Fassa, il lago di Carezza, il lago di Braies, la Marmolada. La leggenda più bella è proprio la prima, quella che spiega il nome "i monti pallidi", titolo che è anche quello della raccolta. Da leggere quando si è lontani da questi luoghi incantati, per sentir risuonare dentro il dolce suono delle montagne.