L'avventuroso percorso delle neuroscienze, i traguardi, gli obiettivi, le nuove scoperte e il rapporto con l'etica, nel racconto di uno studioso che ha il merito della chiarezza e la rara capacità di suscitare la curiosità intellettuale.
Terzo libro che leggo della catena “Prima lezione di X” di Laterza. Tutte e 3 le ho trovate delle belle letture, riescono ad introdurti all’argomento con molta profondità, in alcuni passaggi. In altri punti invece si perdono, tutti e 3 hanno questa peculiare ambivalenza.
Interessante la prima parte, con connotati anche filosofici sulla natura intrinseca del cervello e dei “quanti elementari” che lo compongono. Ho adorato una citazione verso l’inizio di Santiago Ramon y Cajal, il quale descrive la bellezza della cellula nervosa vista al microscopio: “Su uno sfondo giallo, di una translucidità perfetta, appaiono sparsi filamenti neri, lisci e sottili o spinosi e spessi, corpi neri triangolari, stellati, fusiformi. Si direbbero disegni all'inchiostro di china sopra un foglio trasparente del Giappone. Meravigliato l'occhio non può staccarsi da questa contemplazione! Il sogno tecnico è realtà! L'impregnazione metallica ha fatto questa dissezione fine, insperata. È il metodo di Golgi.” Poetico inoltre il concetto di Purkinje delle piccole anime pensanti.
Poi secondo me diventa molto noioso con i progressi scientifici, e procede con un capitolo dal titolo straordinario, “Ontogenesi e filogenesi”, ma non riesce a soddisfare le mie aspettative, molto alte per un concetto così importante e magnetico come la relazione tra questi due lunghissimi e articolati processi biologici. Lontani in apparenza ma con molte similitudini. Ciononostante ci sono spunti interessanti sullo sviluppo cerebrale adolescenziale e lo scrittore fa leva proprio su come il cervello continui a crescere fino ai 25 anni. Il comportamento vorticoso adolescenziale è una prova della mancata “completezza”.
Il libro si riprende nettamente con l’origine profonda delle nostre azioni ed emozioni, metto un breve pezzo: “l'emozione alla luce del suo significato darwiniano, cioè della sua utilità per l'economia dell'organismo e della sua capacità di comunicare ad altri individui pericoli o situazioni positive. Secondo questa posizione, le diverse emozioni sarebbero iscritte nei circuiti del cervello, pronte a entrare in funzione quando l'ambiente, la situazione o l'interpretazione che ne dà la nostra mente ci sollecitano con alcuni stimoli che innescano reazioni quasi automatiche, pacchetti di informazione custoditi in alcune strutture cerebrali.”
Bello il quarto capitolo: Alle radici dell’io. Profondi discorsi sul sistema ricompensa dopaminico e sul nostro deformare eventi in base allo stato d’animo, come le persone depresse che vedono qualunque cosa in maniera negativa. Si applica un vero e proprio filtro, che determina un preciso tipo di realtà. Esso corrisponde a varie filosofie diffuse in tutto il mondo, sostenenti che la mente può essere il tuo migliore amico come il tuo peggior nemico. Niente può guarire tanto quanto la mente e nulla può danneggiare tanto quanto la mente.
Procede bene con il quinto capitolo. Riflessioni sulla neuroeconomia e sull’etica. Conclude sostenendo l’importanza della ragione, che deve vincere sull’intuito, spesso illusorio e lontano dal picco evolutivo che la specie umana ha raggiunto. Libro che consiglio, molto gradevole anche se in alcune parti fatica a procedere fluidamente. Nel complesso è stata una piacevole lettura e penso che procederò con questa collana di Laterza: opere concise e brevi ma pregne di bellezza e significato.
“Lo stesso evento viene narrato in modo diverso, i particolari cambiano, cambia il suo stesso significato, come se la memoria, anziché corrispondere a una precisa fotografia della realtà, fosse un pezzo di plastilina che gradualmente cambia forma.”