A settant'anni dalla loro stesura e dopo una serie di vicissitudini travagliate che ne hanno in passato ostacolato la pubblicazione, i diari di Claretta Petacci raggiungono finalmente il pubblico italiano. E rivelano ben più di quanto ci si potrebbe aspettare dalla donna nota a molti solo come l'ultima e più famosa amante di Mussolini. Claretta Petacci si dimostra infatti testimone d'eccezione dell'Italia fascista: nei suoi scritti registra con minuzia e attenzione ogni mossa, ogni parola, ogni preoccupazione del Duce. Il lettore scopre così, accanto a resoconti di pomeriggi d'amore a Palazzo Venezia o sulla spiaggia di Castel Porziano, le considerazioni di Mussolini a proposito di Hitler, i suoi discorsi contro gli ebrei, i francesi, gli spagnoli e gli inglesi, le sue critiche al papa e ai Savoia. Nel corso degli anni narrati in questi diari, che vanno dal 1932 al 1938, in Italia e in Europa maturavano eventi gravissimi: la nascita dell'Asse fra il nostro Paese e la Germania, la promulgazione delle leggi razziali, l'annessione nazista dell'Austria. Di questi e di molti altri episodi Mussolini discute con Clara, non solo amante, ma anche confidente e consigliera. E forse, come ipotizzano alcuni storici, spia o tramite tra il Duce e Churchill.
Documento storico particolarmente interessante, dato che stiamo parlando del diario privato di un'amante storica di Mussolini del suo ultimo periodo di vita, quella che lo accompagnerà fino alla morte. Il titolo voluto dall'editor Mussolini segreto è ben poco sensazionalistico dato che da queste pagine emerge un Mussolini inedito come raramente si è visto e come mai si sarebbe mostrato pubblicamente. Mussolini traspare ancora di più come una persona estremamente insicura, ipocrita e paranoica verso tutto e tutti (Petacci compresa), ossessionata dall'aspetto fisico e dal sesso, molto permaloso e dalle idee che cambiano come il vento. La Petacci non è da meno, persona ossessionata e ossessionante, altrettanto gelosa e possessiva, che usava il sesso come ricatto tanto per favori personali e raccomandazioni come per controllare Mussolini, arrivando a chiamarlo anche dozzine di volte al giorno al telefono per assicurarsi che non avesse incontri con altre amanti (cosa che comunque accadeva sovente). Nel diario sono appunto trascritte anche le telefonate tra i due, minuziosamente, come se la Petacci riportasse ogni cosa per esaminare attentamente le parole e assicurarsi che non vi trapelasse nessuna amante o contraddizione nelle parole del Duce nonché ogni piccolo dettaglio (il manoscritto comporta decine di migliaia di pagine, spesso anche decine e decine per un solo giorno cui gli editor hanno selezionato dalle innumerevoli ripetizioni). Nel complesso sono davvero poche le situazioni in cui la relazione non sembri la cosa più tossica del mondo, che emergono rare in un mare di gelosia, minacce (anche fisiche), toni passivo-aggressivi, vanterie sessuali machiste involontariamente comiche quando non semplicemente imbarazzanti e malelingue alle spalle di chiunque (in primis la moglie, ma anche verso parenti e altri politici tra cui Francisco Franco definito come un perfetto idiota e Hitler come un cretino pazzoide, ma anche verso gli italiani stessi definiti più volte alla pari di plebaglia per opporsi alla crisi causata dal suo stesso governo). Questo diario dà insomma ancora di più l'impressione che Mussolini fosse una persona meschina, forse persino più di come normalmente si ritiene, che fosse incapace a comandare e che prendendo il potere sia finito in un gioco più grande di lui che non era in grado di controllare. Ora sono curioso di leggere anche il secondo volume dei diari che riguardano la parte della guerra vera e propria per vedere fino a che punto la cosa si può spingere.
La Storia in genere è piena di date, questa 'storia' è addirittura piena di orari. Diario di una donna, privato dunque, ma non di una donna qualsiasi: Claretta, la giovane amante che condivise anche il momento della morte con Mussolini. Mi sono divertita a segnare le volte in cui, molte davvero, Claretta riferisce gli 'incontri' fisici con Benito e al di là del giudizio politico su entrambi, al di là di una presunta verità storica che ancora deve essere scoperta ( come accenna il nipote Ferdinando Petacci nella parte iniziale del libro) non si può non pensare anche ai sentimenti. Un diario dunque, intriso di Storia e in cui sono disseminate altre domande, ancora.