. Il mare di pietra di Francesco Longo non è una guida né un diario di viaggio, ma è una mappatura
dei sensi, un tributo sincero a queste isole. E al tempo stesso sono metafora della vita e ricerca che in questo libro si chiama Silvia.
Per assaporare l’atmosfera bisogna dimenticare la modernità, abbandonarsi alla selvatichezza, al mare cristallino, al profumo persistente di capperi e malvasia. Un consiglio più volte ribadito. Le strade meno battute aprono a incontri sorprendenti. Il Viaggiatore salpa su aliscafi, monta su vespe e spesso si muove a piedi, si perde nel dedalo delle indicazioni altrui: qual è la casa in cui hanno girato Il Postino?, se seguo il sentiero arrivo a Pecorini? Si sveglia presto e si addormenta tardi o per nulla per non perdere il respiro di questo arcipelago. E all’improvviso appaiono tra le pagine Conrad, Melville, Stevenson, Poe, London, Defoe, Verne: secondo l’autore in qualche modo, quella letteratura marina, ha un debito nei confronti di queste isole.
Le Eolie sono isole ancestrali, ritrose, animate soprattutto di pericolo e vita. Stromboli è rossa di lapilli, Panarea bianca di case, Filicudi blu di mare, Salina verde di vigneti, Vulcano giallo di zolfo, Lipari nera di ossidiana, Alicudi marrone di muli.
E le vedi lì, il cui profilo emerge dalle acque, ma nel cuore «custodiscono la nostalgia del mare».