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La democrazia. Storia di un'ideologia

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Democrazia: un'idea straordinariamente duttile che ha plasmato il corso della storia europea, dalla Rivoluzione inglese a quella francese, dalla Prima guerra mondiale fino alla guerra fredda e al crollo del Muro. Ripercorrendo le ideologie che l'hanno nutrita e sostenuta, Canfora formula la sua tesi: il meccanismo elettorale è ben lungi dal rappresentare la democrazia. Oggi, nel mondo ricco, ha vinto la libertà, con tutte le sue immani conseguenze. La democrazia è rinviata ad altre epoche.

446 pages, Paperback

First published January 1, 2004

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About the author

Luciano Canfora

238 books114 followers
Luciano Canfora (Bari, 1942) è un filologo classico, storico, saggista e accademico italiano.
Canfora è figlio dello storico della filosofia Fabrizio Canfora e della latinista e grecista Rosa Cifarelli, entrambi docenti del prestigioso Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco di Bari nonché antifascisti protagonisti della vita culturale e civile della città nel secondo dopoguerra. È professore emerito di filologia greca e latina presso l'Università di Bari e coordinatore scientifico della Scuola superiore di studi storici di San Marino. È membro dei comitati direttivi di diverse riviste, sia scientifiche sia di alta divulgazione, come il Journal of Classical Tradition di Boston, la spagnola Historia y crítica, la rivista italiana di alta divulgazione geopolitica Limes. È membro della Fondazione Istituto Gramsci e del comitato scientifico dell'Enciclopedia Treccani. Dirige inoltre, sin dal 1975, la rivista Quaderni di Storia (ed. Dedalo, Bari), la collana di testi La città antica presso l'editore Sellerio, la collana Paradosis per le edizioni Dedalo e la collana Historos per la Sandro Teti Editore.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Gauss74.
467 reviews94 followers
January 21, 2018
Ci stiamo approssimando alle elezioni politiche, che sono il momento più importante della vita di uno stato democratico; purtroppo non lo stiamo facendo affatto bene. Lo scollamento e la disaffezione nei confronti delle responsabilità politiche; il trionfo del populismo conseguente ad anni di crisi economica durissima; la faciloneria e la generalizzazione con cui la classe dirigente viene bollata come inadeguata ricordano molto quelli degli anni venti: ricordando quello che è successo dopo, non possono non venire in mente sinistri fantasmi.

La sola maniera che un topo di biblioteca come il sottoscritto ha per rispondere ad una situazione così preoccupante è leggere, leggere, leggere. E fortunatamente Laterza materiale utile per farsi una opinione profonda e consapevole ne mette a disposizione parecchio, a partire da questo "Democrazia. Storia di un' ideologia" di Luciano Canfora.

Avrebbe dovuto essere un libro celebrativo essendo parte di un progetto editoriale di dimensioni europee, facente capo nientemeno che a Jacques Le Goff, il quale intendeva fare il punto sulla stato della libertà, della democrazia e della civiltà del continente che di tutto questo (teoricamente) è stato il padre, e che faticosamente era sul cammino dell'unità. Figurarsi. Un uomo del temperamento di Luciano Canfora ha sbattuto la realtà in faccia ai lettori con una forza tale che la casa editrice tedesca che partecipava al progetto si è persino rifiutata di pubblicare il libro.

Nella storia umana, a partire dalle polis greche fino all' ONU, non si è mai compiuta pienamente la democrazia, tantomeno la libertà, che contrariamente a quanto ci viene propagandato, con la democrazia ha assai poco a che vedere.
Secondo Canfora per capire a che punto siamo del cammino quando guardiamo alle nostre istituzioni, dobbiamo distinguere tre classi di persone. Chi ha diritto di voto, chi pur non potendo votare resta libero (ai giorni nostri: gode dei diritti civili), chi pur vivendo in mezzo a noi vive da schiavo. Utilizzando questi tre parametri il grande storico pugliese parte da Atene e dalla sua costituzione di Clistene per arrivare alla esportazione della "democrazia" da parte degli USA di George W. Bush, passando dalla rivoluzione inglese, dalla dittatura giacobina, dalla comune di Parigi, dall'immensa e tragica avventura del comunismo, da Napoleone Bonaparte e dal suo brillante nipote Napoleone III, analizzando caso per caso come cittiadini, uomini liberi e schiavi si dividevano nei vari casi, e verificando se ogni stadio fosse al di là delle apparenze un passo in avanti od uno indietro. Perchè la stessa natura umana trappole sul percorso dei diritti ne mette tante.

Oggi il suffragio universale è dato per acquisito, ma la conquista è recentissima. Le spinte a restringere il diritto di voto su base censitaria sono sempre state fortissime: solo i ricchi hanno tempo e risorse per dedicarsi alla politica in modo competente, si diceva nella Grecia antica. Anche oggi il tema della competenza di una eventuale classe dirigente che venga troppo dal basso viene tirato fuori troppo spesso. Non è che il tema di tenere sotto controllo la classe dirigente, di essere sicuri di garantirsi governi stabili ed all'altezza della situazione non sia un problema reale, solo che inevitabilmente confligge con la democrazia, nella quale è chiamato a decidere una stragrande maggioranza della popolazione che, invece, spesso competente non lo è oppure (che è MOLTO peggio) è convinta di esserlo attraverso un indottrinamento ben fatto. Non dimentichiamo che Napoleone III, ma anche Mussolini e Hitler sono stati eletti con un suffragio piuttosto vasto. Questo il primo problema quindi. Una democrazia matura richiede un suffragio universale, ma più il diritto di voto si apre, più le minacce sia populiste che dittatoriali si fanno concrete. Dove va a finire la libertà? Libertà che è ulteriormente minacciata dal potere che il denaro ha nell'influenzare la politica di uno stato. Spesso una legge elettorale uninominale maggioritaria non è stata altro che un abile trucco per neutralizzare la componente democratica del suffragio universale con il trucco del "voto utile": in modo da garantire comunque che il potere cada nelle mani del ceto medio liberale.

Punto altrettanto importante: se come è logico i cittadini lottano da sempre per allargare il suffragio, quando si tratta di allargare la cittadinanza l'atteggiamento si rovescia. Le forze "democratiche", quando si tratta di concedere la libertà agli schiavi di turno ( si stia parlando degli schiavi neri negli USA dell' 800 o dello ius soli di oggi), se ne accorgono fin troppo presto che democrazia e libertà non sono affatto la stessa cosa. Di più: spesso un sistema democratico per sorreggersi ha bisogno di concedere diritti tali per cui la sostenibilità economica la si può ottenere solo sfruttando popolazioni schiave. E' il caso del colonialismo. Non stupisce che le uniche nazioni rimaste democratiche negli anni trenta (Francia ed Inghilterra) fossero quelle che possedevano immensi imperi coloniali. Bisogna capire bene che la vittoria del fascismo prima di tutto è stata il disperato acquisto di un minimo di giustizia sociale (bugia) a prezzo della libertà. Le conseguenze di questo inganno sono sotto gli occhi di tutti.

Anche se le conclusioni di stampo apparentemente trotskista di Canfora mi lasciano ovviamente perplesso, a fine libro sembra che effettivamente non se ne esca. L'ideale democratico richiede di allargare al massimo il suffragio e la partecipazione alla politica, ma questo aumenta i rischi di derive dittatoriali esplicite od occulte (da parte del potere economico o del geniale populista di turno, quando non di entrambi).
Per contro, l'ideale libertario passa attraverso l'estensione dei diritti che però hanno un costo tale da ledere le fondamenta su cui si poggiano gli apparati democratici; a meno che tale costo non sia coperto attraverso una classe dirigente competente e capace, che di per se stessa non può nascere da un suffragio troppo appiattito verso il basso.

La risposta che mi do di fronte a quesiti così antichi ma anche così attuali è questa. L'idea che noi abbiamo di democrazia e libertà non può essere statica, ma deve essere legato ad una tensione. Il doveroso allargamento del suffragio e della partecipazione alla politica deve essere coniugato con una costante attenzione alla responsabilizzazione ed alla diffusione della cultura, insieme ad un diuturno sforzo di lotta al populismo. Dall'altra parte, il doveroso allargamento dei diritti civili che definiscono la libertà di oggi, è possibile solo con una faticosissimo sforzo di consapevolezza; dobbiamo distinguere ciò che nel sistema democratico è diritto da ciò che in realtà è privilegio, sapendo che ai privilegi è necessario rinunciare per rendere realistica e sostenibile una vera libertà, che è il bene più prezioso che abbiamo.

Prendiamo un bel respiro e rimbocchiamoci le maniche. per tenere insieme democrazia e libertà c'è molto lavoro da fare.
Profile Image for David.
253 reviews124 followers
December 27, 2020
I'm gonna have to rewrite this review soon - few historical works have had as lasting a relevance on my own political growth as Democracy, and the current review doesn't do this justice fully. For now: everything from chapter 11 onwards is a profoundly insightful political reflection on building socialism and it makes me get up at night to re-read entire chapters. Wonderful stuff

A bizarre but enlightening ideological journey from Periclean Athens through the French and October revolution, eventually bumping into the tail end of post-USSR Europe. Written by a eurocommunist, it differs starkly from more orthodox third-internationalists in its portrayal of Marx and Engels' politics in emphasizing the contingent nature of a revolutionary programme - Engels is supposed to have judged barricades in the streets as a "superseded" stage by the end of his life, compared to the promise of parliamentary proportional representation. This, of course, has its roots in the history of the Italian CP, which simultaneously held much more power and was much more compromised than other (West-)European CPs.

The book's German publisher banned it for discussing the Molotov-Ribbentrop pact in the manner that does not agree with the vision of the EU. Nevertheless, the most fascinating aspect of Democracy in Europe is the "dialectical" analysis it provides of democracy in its various historical incarnations. Athens is characterized as a society that exploited its slaves perhaps more harshly than the "oligarchic" Sparta, "democracy" was something first established in Asia Minor, and in any case most Athenian rulers were very wary of the practice: democracy was to be restricted to citizens, and citizenship was an exclusive status that few could attain. Indeed, the most "democratic" agents, who struggled to expand citizenship beyond the small oligarchical circles it was accepted in, were tried and punished for dangerous, "illegal" activities.

And yet, the idea of Athenian democracy kept inspiring modern idealists. In Europe, "democracy" became a tug-of-war between "liberty" (for the powerful) and "equality" (and hence the power of the powerless). The victory over fascism forced western Europe to incorporate many concessions to "equality" (some of which were directly inspired by the Stalin constitution of the thirties) such as the precedence of the state over private property, which took on a specifically anti-fascist character. From the Cold War onwards, "efficiency" came to sideline "equality" and camouflaged the vastly increased "liberty" of economic elites behind supranational organisations and pacts. The anti-fascist nature of constitutions is being dismantled step by step.

None of this is too new. What the book does well, however, is point out the importance of proportional representation (which allows socialist movements to attain their grandest reach in bourgeois nations, while simultaneously forbidding them from exercising it) within marxist history. It frames the burgeoning "mixed systems" (as in, a mixture of democracy and "continuity") as a curtailment of universal suffrage, which the ruling classes have tended meticulously to ever since they allowed it in the first place. The most common mechanisms are the "first-past-the-post"-system, which has allowed the British tories to survive long past their due date, and the 5%-rule. Both result in a playing field biased against the weak and the new and force principles to make way for the reality of the few choices allowed by vested interests.

All of this should, however, be enclosed within a big caveat: Canfora himself agrees that

Having cleared the air of this startlingly original stroke of wit, perhaps we should, with hindsight, consider the history of European electoral systems after the Second World War as a progressive dismantling of universal suffrage. It is worth asking why this happened, given that it was clear by then that this electoral ‘‘method’’ was not ‘‘dangerous’’ and that those who had made it their banner had practically never benefited from it. (221)


If this is the case, then why did we spend so much time focussing on the parliamentary field as the prime locus of democracy? Why is it important to dredge up Engels' comments, once made superfluous by Lenin, if electoralism, once inefficient, is now totally useless since the predominance of the "mixed system"? It emphasizes the progressive nature of the various "people's democracies", which, ironically, by openly declaring one class unfit to govern, were said to include a much broader strata of voters than liberal democracies did and still do. But the USSR, established by barricades and blood, is gone. For Canfora, communism is unlikely in Europe: its "global perspective" is no longer attractive to first-world workers, as their welfare is (supposedly) dependent on the exploitation of the third world. Is this not simply reheated third-worldism?

Lots to think about, many problems diagnosed, some even from original and thought-provoking angles. But whither Europe and its dreams of democracy?
Profile Image for Michele Bariani.
67 reviews4 followers
July 26, 2014
Per me è stato illuminante, oltre che una lettura estremamente interessante. Ancora un esempio di come la storia passata, se non dimenticata, serva a capire il presente.
Profile Image for Alessio Galli.
40 reviews1 follower
March 29, 2020
Canfora brillantemente traccia una storia della democrazia: o meglio, traccia una storia dei sommovimenti popolari e comunisti dal 1789 alla Seconda Guerra Mondiale. Forse troppi dettagli sono dati per scontati, per cui il saggio spesso risulta troppo farraginoso. Non mancano comunque ottimi spunti di riflessione.
Profile Image for Vincenzo Fiorentino.
49 reviews13 followers
January 7, 2025
3.5/5

Seguono alcuni estratti rilevanti:

"I grandi creatori di pubblicità sono dunque i veri e a loro modo geniali «intellettuali organici» della vincente dittatura della ricchezza. Non ha molta importanza la patetica battaglie per pareggiare più o meno equamente gli spot elettorali: tutto il resto sono i veri spot elettorali. Essi indirizzano milioni di utenti a simpatizzare per quelle forze che gridano con santo sdegno: «lasciateci godere della nostra ricchezza!», e come unica «ideologia» trasmettono il più sollecitante dei messaggi: «cercate di diventare come noi!»." [Capitolo 15]

"[...] la sempre più sofisticata ricerca di leggi elettorali di tipo maggioritario non è che un aspetto dello sforzo militante ad impedire la validità erga omnes della democrazia rappresentativa o, per dirla altrimenti, un modo di porre riparo agli effetti tuttora sgraditi del suffragio universale. Secondo i loro promotori, queste alchimie Mirano a «razionalizzare» l'espressione della volontà popolare, evitando che essa si esplichi allo stato puro: limitando, appunto, l'arco delle opzioni.
Si costringe – il verbo coprire ruvido ma il risultato è quello – l'elettore a scegliere, se vuole esprimere un voto «utile», non indiscriminatamente, ma tra quelle determinate opzioni. E poiché le opzioni «utili» convergono verso il centro – la cui conquista è, nei paesi ricchi, la vera posta in gioco elettorale –, è tendenziale che gli eletti siano, in larga misura, espressione degli orientamenti moderati; e che, dato il costo della elezione, appartengono, per lo più, ai ceti medio-alti, tradizionalmente moderati. Così si determina daccapo, per altra via, il fenomeno caratteristico dell'epoca in cui vigeva il suffragio ristretto: il drastico ridimensionamento della rappresentanza dei ceti meno «competitivi».
Il sistema del suffragio ristretto, con la variante del voto «plurale», è di per sé lo strumento canonico per realizzare il «sistema misto»: un po' di democrazia e molto di oligarchia. Esso combina il principio elettorale (istanza democratica) con la realtà, opportunamente garantita, della prevalenza dei ceti medio-alti. I sistemi maggioritari pervengono, in modo più tortuoso, allo stesso risultato. La rappresentanza delle minoranze socialmente più inquiete è considerata un fattore di instabilità, e perciò si è proceduto a porre riparo, ormai senza timore di contraccolpi propagandistici, a tale «difetto». Pur essendo numericamente maggioritari, i ceti moderati, anche perché suddivisi in partiti e schieramenti variamente gareggianti, hanno bisogno di completa sicurezza sul terreno parlamentare. Perciò si sono rimessi in moto i meccanismi limitativi del suffragio universale." [Capitolo 15]


"Il culto della ricchezza ha creato – ed è questo forse il maggior suo successo – la società demagogica perfetta. La manipolazione involgarente delle masse è la nuova forma della «parola demagogica». Proprio mentre sembra favorire, attraverso lo strumento mediatico, l'alfabetizzazione di massa, essa produce – e il paradosso è solo apparente – un basso livello culturale oltre che un generale ottundimento della capacità critica: l'allarme lanciato da Giacomo Leopardi, «dove tutti sanno poco e' si sa poco», poteva sembrare, al tempo in cui fu formulato, affetto da aristocraticismo; è oggi che trova il suo pieno inveramento.
Sembrava il fascismo aver dato il massimo contributo in questa direzione: era invece pur sempre un movimento che affondava le sue remote radici nel secolo precedente e nel sempre ritornante modello bonapartista. Il fascismo prendeva di petto e manipolava «la folla» [...]. Al contrario l'attuale «democrazia oligarchica», o sistema misto, o come altro si preferisca chiamarlo, orienta, ispira e perciò dirige una folla molecolare molecolarizzata e, insieme, omogeneizzata dalla capillare onnipresenza del «piccolo schermo»; nutre, illude e proietta verso una felicità merceologica a portata di mano una miriade di singoli, inconsapevoli della parificazione mentale e sentimentale di cui sono oggetto, paghi della apparente verità e universalità che quella fonte, in permanenza attiva, fornisce quotidianamente loro, soffusa di sogni." [Capitolo 15]


"La democrazia è infatti un prodotto instabile: è il prevalere (temporaneo) dei non possidenti nel corso di un inesauribile conflitto per l'eguaglianza, nozione che a sua volta si dilata storicamente ed include sempre nuovi, e sempre più contrastanti, «diritti»." [Capitolo 15]


"[...] un grande interprete delle dinamiche sociali, Gaetano Mosca. Egli fece ricorso, a sostegno della sua tesi, certo pessimistica, dell'inesistenza della democrazia, «all'apologo – come scrive – di quel padre che morendo confidava ai figli che nel campo avìto era sepolto un tesoro, ciò che fece sì che quelli ne sollevassero tutte le zolle, non trovando il tesoro ma aumentando notevolmente la fertilità del terreno»." [Capitolo 15]


"[...] la libertà ha questo di inquietante, che o è totale – in tutti i campi, ivi compreso quello della condotta individuale – o non è; ed ogni vincolo in favore dei meno «forti» sarebbe appunto limitazione della libertà degli altri. È dunque in questo senso rispondente al vero la diagnosi leopardiana sul nesso indissolubile, ineludibile, tra la libertà e la schiavitù." [Epilogo]
Profile Image for Eren Buğlalılar.
350 reviews165 followers
December 29, 2019
A sketchy, off-the-focus history of Europe. Though the book’s promise is that it will give the reader a history of democracy as an ideology, it fails to fulfill it.

Best parts of the book are the sections between 5 to 12 where the gradual introduction of the universal suffrage and the concurrent hypocrisy of the ruling classes are explained. This quote from Winston Churchill, the democrat, was striking:

"The Roman genius personified by Mussolini, the greatest living legislator, has shown many nations how it is possible to resist the advances of socialism, and has shown the path a nation can follow when courageously led. With the fascist regime, Mussolini has established a reference point by which the countries that are engaged in hand-to-hand fighting with socialism should not hesitate to be guided." (February, 1933)

Even throughout these sections, however, the author cannot help giving off-topic remarks. The reader is given names and historical events that are sometimes only loosely connected to the idea of democracy.

Canfora loves to make sarcastic remarks about the founders of Marxism-Leninism and other communists from a position of authority. Marx and Engels are patriarchs who did not always necessarily have a sense of reality. He knows better. Stalin is a realist who could easily abandon the socialist principles if necessary. Trotsky had totally lost it when he proposed a united states of Europe. And behold, Ceausescu is sent to "the depths of hell when he met his well-deserved end" (p. 190) by the capitalist counter-revolutionaries who summarily executed him and his wife in front of a wall.

I think Nicolas Guilhot's book "The Democracy Makers", though centred on US perceptions on democracy, gives a much better, more systematic and much more theoretically satisfying history on the evolution of the idea of democracy in the 20th century.
Profile Image for Lupo.
563 reviews24 followers
January 30, 2018
Canfora non è certo autore main stream. Questo libro è un'analisi della idea di democrazia così come è stata intesa a partire dalla rivoluzione francese. Canfora la rivolta in tutte le pieghe mostrando come sia del tutto ideologica l'associazione tout court della democrazia al parlamentarismo. La conclusione è che in questo momento è la libertà a prevalere sulla democrazia. La libertà, è sottinteso, dei potenti di fare ciò che si vuole.
Questo libro l'ho cominciato su carta e poi, persolo, finito come mio primo e-book.
Profile Image for Jack Taccons.
106 reviews1 follower
February 20, 2022
Una mente finissima traccia la parabola storica di un concetto politico pieno di sfumature. Si parte dalla Grecia classica fino ad arrivare ai nostri giorni, passando per la sequenza di eventi messi in moto dalla rivoluzione francese, la rivoluzione russa e gli ultimi anni del Novecento. Consigliato, in alcuni punti illuminante.
430 reviews12 followers
February 9, 2019
Thought-provoking in its distinction between freedom and democracy. Somewhat too lenient with the socialist regimes of Eastern Europe as well as too unimaginative and flat in its dismissal of modern Western representative democracies.
Profile Image for Jooseppi  Räikkönen.
166 reviews4 followers
October 5, 2024
A bit reserved about the reading of the SU's history (far too laudatory), but really a "staying with the trouble" book for democracy. Rarely do you read people who sufficiently respect how rare, difficult, fleeting, and yet possible, true democracy really is.
Profile Image for Stefano Satriano.
16 reviews
May 5, 2021
Il valore di Canfora storico non è in discussione, ma questo è un saggio: l'autore esprime una sua personale interpretazione, che riflette le sue idee in merito ossia sulla democrazia odierna: personalmente condivido in parte la sua posizione.
26 reviews
July 17, 2025
Riflessioni e precisazioni storiche sul concetto alla base di una parola abusata
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