Il poeta crepuscolare, cantore delle "piccole e buone cose di pessimo gusto", nasce a Torino, nel 1883, e vi muore solo 32 anni dopo per tubercolosi. Celebri le sue raccolte poetiche e i racconti epistolari che sono raccolte in questa prestigiosa edizione digitale, corredate da un robusto e autorevole apparato critico.
Guido Gustavo Gozzano was an Italian poet and writer.
He was born in Turin, the son of Fausto Gozzano, an engineer, and of Diodata Mautino, the daughter of Senator Mautino, patriot and supporter of Giuseppe Mazzini and Massimo D'Azeglio. He spent his life in Turin and in Agliè (in the Canavese area), where his family owned several buildings and a large estate: Villa Il Meleto.
Of delicate health (but nevertheless practicing sports such as ice-skating, cycling, and swimming), he completed primary school with mediocre results, and attended Liceo classico Cavour; in 1903, after secondary school, he studied law at the University of Turin but never graduated, preferring to attend the crepuscolari torinesi, i.e. literature lessons by poet Arturo Graf, who was well liked by the young men of letters.
Graf exercised great influence over Gozzano. His Leopardi-inspired pessimism was mitigated by a spiritualistic form of socialism, a combination which young Turinese intellectuals (who saw in his thought an "antidote" to the style of Gabriele D'Annunzio) particularly favoured. Graf helped Gozzano depart from D'Annunzio's canon, which imbued his early work, by "going back to the sources" and devoting himself to a thorough study of the poetry of Dante Alighieri and Francesco Petrarca, which helped refine his poetic sensibility.
Peccato sia una antologia, soprattutto per le prose. La versione completa rimane il Garzanti del '48. Peccato - perché Gozzano era un prosatore formidabile. Un poeta incredibile, ma un prosatore formidabile. Rimane la consapevolezza che trattavasi di una debole anima, ricchissima. Non avrebbe, probabilmente, tratto alcunché dagli anni '20 e '30 del novecento, perso come era nello svanire del mondo pre-industriale dell'Italia contadina piemontese. Ad ogni sua frase si rivive quel mondo e si prova la più grande tristezza mai esperita, come al ricordo di una amata oramai cresciuta e che ci ha abbandonati e dimenticati.
Da integrare con edizioni più recenti e filologicamente complete, come quella della UTET. Qui, però, troviamo tutte le novelle e novellette, le prose e le favole di Gozzano. Non tutte valenti, anzi, ma sempre con quel retrogusto gozzaniano bellissimo e tristissimo, quell'odore di un primo novecento fantastico e fantasioso, già impregnato di malinconia. Molte di questi piccoli racconti si chiudono improvvisamente, quasi come se l'autore volesse solo farsi annusare quella vivacità inventata, sapendo che sarebbe comunque finita male, nel caso in cui fosse continuata. Un via-vai di personaggi della medio-alta borghesia in frantumi e della aristocrazia in rovina che vagano e si cercano e si trovano, ma non si sa mai come finisca. Solo le fiabe hanno un vero inizio ed una vera fine - ma d'altronde erano dedicate ai due nipotini del Gozzano, piccoli ed ignari della desolante incomprensibilità ed indeterminatezza della vita.