“Dicono che si è giovani una volta sola, ma non lo siamo a lungo? Più a lungo di quanto si riesca a sopportare.”
Intenso romanzo di formazione che, con la voce narrante di Carmel McBain, racconta le vicissitudini di un gruppo di ragazze, appartenenti a classi sociali differenti, che si trovano insieme all’università di Londra a sperimentare un passaggio culturale che ha segnato un’epoca: quegli anni Settanta che hanno visto d’un tratto sgretolarsi un mondo patriarcale e bigotto per aprirsi a un altro possibile mondo, fervido di promesse, tutte molto difficili da mantenere. Come il tempo avrebbe poi dimostrato.
La memoria di Carmel adulta torna ai difficili anni dell’infanzia e della prima adolescenza quando, in un remoto paese del Lancashire, lei, figlia di famiglia cattolica operaia, e Karina, figlia di oscuri immigrati dell’est Europa, cercano di farsi spazio a scuola, spronate da madri bramose di riscatto, per conquistarsi quel posto che i genitori non hanno mai avuto dentro una società in evidente rapida evoluzione.
Non c’è un reale rapporto di amicizia fra le due bambine, piuttosto una sorda rivalità, un confronto costante e sempre impari. Una relazione complessa di amore/odio che continuerà anche quando entrambe riusciranno ad accedere al prestigioso istituto cattolico del Santissimo Redentore, schivando così il rischio di una vita che cammina sul binario prestabilito dalle convenzioni sociali. Dove una donna rimane assoggettata: casalinga, massaia, moglie, madre e nulla più.
A maggior ragione l’esperienza universitaria sarà ricca di esperienze e di contraddizioni. Dove vedremo ragazze intelligenti che combattono per la propria emancipazione, e studiano con risultati brillanti, rimanere impastoiate nei consueti ruoli di sudditanza, dentro relazioni con mediocri coetanei. Ragazze che desiderano contemporaneamente la libertà sessuale e la maternità precoce, il potere politico e il focolare domestico.
Anche i loro rapporti sono contraddittori, segnati dalle differenze di classe e dalle reciproche gelosie. A dimostrazione che la solidarietà femminile, la sorellanza tanto sbandierata dal primo femminismo è una faticosa conquista e non è data una volta per tutte.
Persino l’accesso agli studi superiori è vincolato all’adesione a un modello maschile preconfezionato.
“Le donne erano obbligate a scimmiottare gli uomini e destinate a non riuscirvi”.
E così “le nostre scuole ci preservavano, finché era possibile, dalla pericolosa, dirompente, traumatica comprensione della natura femminile.”
Mantel scrive un romanzo lucido e doloroso, asciutto e disincantato, dove la ricerca di sé e dell’amore è un percorso iniziatico che si compie come un salto nel vuoto verso l’incognita insita nei tempi nuovi e accettando il rischio della perdita e dell’annientamento.
Un romanzo realistico, duro e necessario, con un finale degno di un dramma shakespeariano.