Signori e signore, il dolce è servito... e anche l'amaro!
Eccoci serviti una bella torta nuziale a più piani: un romanzo che si compone di 10 capitoli dedicati ciascuno a un invitato di questo matrimonio alto borghese.
Lo stratagemma di strutturare ogni capitolo sotto forma di monologo di ciascun personaggio consente all’autrice di movimentare la narrazione, di suddividerla in modo originale, a partire dalle ore precedenti la cerimonia fino alla fine del ricevimento, a notte fonda. E’ soprattutto, però, un modo di rappresentare la vicenda da più punti di vista, pur mantenendo per lo più un narratore onniscente.
Oddio, originale. Mi viene in mente Faulkner in Mentre morivo, che per contro ha ambientato uno dei suoi capolavori durante una veglia funebre/funerale. Forse non è così inedita questa struttura, ma è comunque una narrazione riuscita, una scrittura che riesce a spaziare dalla farsa al dramma e a dipingere un bell’affresco sociale. Perché quello che conta, qui, non è tanto la trama, che è davvero semplice, ma la bella caratterizzazione dei personaggi e di quello che rappresentano: l’ipocrisia, la superficialità, l’egoismo,il cinismo, la meschinità, il classismo, il conformismo. Ma anche la solitudine, la crisi dei rapporti, l’incomunicabilità, le costrizioni sociali, il male di vivere. Una borghesia di provincia francese che per tanti versi potrebbe benissimo essere l’Italia.
Mi sono davvero affezionata a questi personaggi, ai loro drammi e alle loro infelicità. Anche a quelli che all’inizio mi sembravano più antipatici. Ci sono delle sfumature che me li hanno resi molto umani – complimenti all’autrice per essere riuscita a dipingere un ritratto così veritiero degli esseri umani, per avere cucinato un bel polpettone – che dico, una torta stratificata! – così appetibile e sostanziosa.