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Storia della prima Italia
Il concetto di Italia quale noi la intendiamo, come realtà politica, linguistica e culturale unitaria, è una creazione di Roma a partire dall'età di Giulio Cesare e di Augusto. Prima di allora la Penisola e i territori compresi entro l'arco alpino si suddividevano in zone abitate da popoli diversi con proprie lingue e tradizioni e a notevoli dislivelli di progresso: un vero e proprio mosaico etnico-culturale di gruppi regionali, le cui vicende si intersecavano fra loro e con aree esterne del Mediterraneo e dell'Europa continentale. Tra questi si ricordano principalmente gli Etruschi, i Latini, i Sanniti, gli Umbri, gli Apuli, i Veneti, oltre ai Greci colonizzatori del Mezzogiorno e ai Galli calati da settentrione.
Degna di attenzione appare la impostazione di questo libro che tenta, per la prima volta nella letteratura scientifica moderna, una visione ricostruttiva unitaria dei fenomeni italici nella loro più autentica prospettiva, prescindendo da quello che sarà il loro esito finale nella civiltà universale di Roma.
I caratteri di questa "prima Italia" rivestiranno una particolare importanza per la storia millenaria del nostro paese, in cui si intrecciano costantemente due ragioni dialettiche legate alla stessa configurazione geografica: da un lato la vocazione unitaria, dall'altro la tendenza a un pluralismo regionale.
Degna di attenzione appare la impostazione di questo libro che tenta, per la prima volta nella letteratura scientifica moderna, una visione ricostruttiva unitaria dei fenomeni italici nella loro più autentica prospettiva, prescindendo da quello che sarà il loro esito finale nella civiltà universale di Roma.
I caratteri di questa "prima Italia" rivestiranno una particolare importanza per la storia millenaria del nostro paese, in cui si intrecciano costantemente due ragioni dialettiche legate alla stessa configurazione geografica: da un lato la vocazione unitaria, dall'altro la tendenza a un pluralismo regionale.
- GenresItaly
250 pages, Hardcover
First published January 17, 1991
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Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
March 9, 2024
In A History of Earliest Italy, Pallottino makes a huge number of large claims, with very little explicit reference to sources to back it up. The book was quite valuable in its 60s-70s context, as a call to historicize pre-Roman Italy, but nowadays it only provides some historiographical background to much more complete and well-argued treatments of the subject in later works.
August 20, 2017
Letto una prima volta nel ’96, riletto oggi sulla spinta dell’onda di curiosità e interesse per l’Italia antica. Sarà forse perché guardare all’Italia attuale è deprimente? Forse sì; forse no; non lo so. In fondo cosa abbiamo di comune con questi antichi abitanti della penisola dell’età del bronzo, o del ferro? La lingua? Forse un po’. Forse perché abitiamo sullo stesso luogo, modellato un po’ dal loro lavoro? La storia? Boh!
Certo che è sempre una grande impressione, per me, il Museo Archeologico di Ancona, rivisitato ancora una volta e di recente con la mia pazientissima moglie. Forse è rinato da qui il mio interesse. È identica, l’emozione che provo nel accarezzare dolcemente con gli occhi, passando di teca in teca, gli elmi villanoviani, le spade galliche e le corone a foglia d’oro, con quella che provai bambino quando per la prima volta vidi (e potei toccare, al mio paese) una statuetta fittile appena dissotterrata, un piccolo mamers in terracotta, mutilo, ma ancora scattante, pronto a combattere. Leggere Pallottino e la sua storia della prima Italia per me è stato un continuo riandare a quei ricordi. Ho letto il libro più con il cuore e l’emozione che con l’intelletto…
E per chiudere in bellezza, che non c’entra niente, ma per le mie emozioni sì, mi sono riletto l’elegia di PPP L’Appennino e, perdonatemi, se ne riporto un brano:
Umana la luna da queste pietre
raggelate trae un calore
di alte passioni… È, dietro
il loro silenzio, il morto ardore
traspirato dalla muta origine:
il marmo, a Lucca o Pisa, il tufo
a Orvieto…
Non vi accende
la luna che grigiore, dove azzurri
gli etruschi dormono…
Certo che è sempre una grande impressione, per me, il Museo Archeologico di Ancona, rivisitato ancora una volta e di recente con la mia pazientissima moglie. Forse è rinato da qui il mio interesse. È identica, l’emozione che provo nel accarezzare dolcemente con gli occhi, passando di teca in teca, gli elmi villanoviani, le spade galliche e le corone a foglia d’oro, con quella che provai bambino quando per la prima volta vidi (e potei toccare, al mio paese) una statuetta fittile appena dissotterrata, un piccolo mamers in terracotta, mutilo, ma ancora scattante, pronto a combattere. Leggere Pallottino e la sua storia della prima Italia per me è stato un continuo riandare a quei ricordi. Ho letto il libro più con il cuore e l’emozione che con l’intelletto…
E per chiudere in bellezza, che non c’entra niente, ma per le mie emozioni sì, mi sono riletto l’elegia di PPP L’Appennino e, perdonatemi, se ne riporto un brano:
Umana la luna da queste pietre
raggelate trae un calore
di alte passioni… È, dietro
il loro silenzio, il morto ardore
traspirato dalla muta origine:
il marmo, a Lucca o Pisa, il tufo
a Orvieto…
Non vi accende
la luna che grigiore, dove azzurri
gli etruschi dormono…
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