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Sinfonia di novembre e altre poesie

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Nato nel cuore della Bielorussia e suddito dell’Impero russo, Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz non cessò mai di rivendicare l’antico lignaggio lituano; la sua lingua madre era il polacco, ma questo non gli impedì di diventare un grande poeta cosmopolita di lingua francese. Non stupisce allora che il suo più illustre esegeta (e lontano parente), Czesław Miłosz, abbia scritto che, ovunque straniero, egli era «un romantico non foss’altro che per la sua stessa nostalgia», e che, nella sua mitologia privata, il paradiso perduto dell’infanzia si trasformava impercettibilmente «nel paese ideale della futura umanità rigenerata»; né che Milan Kundera, nella intensa Prefazione a questa silloge, parli di «futuro grammaticale della nostalgia». Milosz si sottrae a qualsiasi classificazione: studioso della Bibbia, di alchimia e di cabbala, affine di Dante, Goethe (il suo «maestro spirituale»), Byron, Lamartine, Heine, Hölderlin, discepolo di Swedenborg (il suo «maestro celeste»), si considerava esiliato in un secolo di decadenza e «ridanciana laidezza». E mentre ovunque si imponevano le avanguardie e trionfavano gli esperimenti più bizzarri e le innovazioni più disperate, egli scelse di allontanarsi da quella che definiva una «pericolosa deviazione», destinata a creare tra il poeta e la «grande famiglia umana» una «scissione» e un «malinteso». Tanto più, dunque, Milosz spicca oggi come un dolmen solitario e ammaliante nel variegato paesaggio della poesia novecentesca.

300 pages, Paperback

First published January 1, 2008

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About the author

Oscar Vladislas de Lubicz Milosz (Lithuanian: Oskaras Milašius) (May 28, 1877—March 2, 1939) was a French-Lithuanian poet, playwright, essayist and representative of Lithuania at the League of Nations. His literary career — as manifested through his many poems, two novels and three plays — passed from its beginnings in the late symbolist movement of la Belle Époque towards a highly personal and dense Christian cosmology comparable to that of Dante and Milton. A recluse and metaphysician, his poems were visionary and tormented, concerned with love and loneliness and full of alchemical imagery. Milosz also wrote essays. He was a distant cousin of Polish writer Czesław Miłosz, winner of the Nobel Prize for literature in 1980

Source: Wikipedia

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29 reviews16 followers
October 11, 2019
«E l'onice dei miei occhi grevi di ombra e di languore
Vede scintillare nella melma del tuo cuore
Le rose dalle labbra scarlatte dell'Ideale»


Impossibile non sentire qualcosa leggendo questa splendida raccolta.
Monumentale La Confessione di Lemuel, da leggere e rileggere.

«C'è in me un vero terrore d'insetto,
Un grido d'insetto in fondo al mio essere,
Sotto le ceneri del cuore»
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