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Si riparano bambole

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Milano, Lerici, 1960, 8vo leg.editoriale originale, pp. 274

272 pages, Paperback

Published October 20, 2010

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Héctor Genta.
401 reviews88 followers
August 3, 2019
Siribambole
I libri. E i loro strani, stranissimi, percorsi.
Arrivi a Frasca seguendo chissà quali tracce e quando riparti ti ritrovi su una strada che porta a Pomilio; pochi passi e subito scopri un bivio dal quale si diramano due sentieri poco battuti, uno che conduce a i>Le strade che portano al Fùcino di Tommaso Ottonieri (suo figlio) e l'altro, ridotto a poco più che una traccia nel bosco, che arriva dalle parti di Gabriele Pizzuto, uno scrittore finito da tempo nel dimenticatoio. Decidi d'impulso di prendere la seconda deviazione ed ecco che ti ritrovi tra le mani Siribambole.
Leggi di paragoni arditi: c'è chi parla di sperimentalismo come reazione al realismo del tempo, chi cita Gadda, chi scomoda addirittura Joyce, chi ci vede echi del Gattopardo… può essere, pensi poco convinto, perché in realtà più lo leggi e più a te Pizzuto sembra solo Pizzuto, un outsider, un fuoriclasse misconosciuto, uno la cui parabola letteraria merita di essere riscoperta ed esplorata con attenzione.
Sì, perché Siribambole è una pietra preziosa, un'(auto)biografia sghemba che racconta le vicende di Profi, un bambino goloso di quella vita che vede scorrere davanti ai suoi occhi senza mai riuscire ad afferrarla davvero. Fotografie di un'epoca passata che nella penna dell'autore si dilatano fino a diventare uno spazio dove fatti e fantasia si mescolano. Fotografie, di quelle che ti rigiri lentamente tra le mani e poi avvicini agli occhi per esaminare con attenzione particolari e oggetti ma soprattutto per scrutare nelle espressioni di volti che ti guardano da un'altra epoca, sperando che possano aiutarti a ricostruire la loro storia ma anche perché ti aiutino a immaginarne una.
Pizzuto descrive le cose con un linguaggio nuovo che colora la pagina utilizzando tutta la tavolozza dei colori. Non si accontenta di riprodurre le immagini in maniera fedele, ma si sforza di coglierne ogni particolare, ogni singola sfumatura nel tentativo di sottrarre il ricordo all'oblio per farlo vivere ancora un po'.
La lingua di Siribambole è una lingua nuova alla quale non è semplice abituarsi (e parliamo di un libro pubblicato nel 1960), vedere le cose con gli occhi di Profi è come assistere ad un film senz'audio e presuppone da parte del lettore un ruolo attivo perché è lui che deve costruire la trama partendo dai fotogrammi che scorrono sullo schermo.
Scoprire un autore del valore di Pizzuto è sempre una bella soddisfazione, soprattutto se si arriva a questa scoperta attraverso i sentieri accidentati e affascinanti della letteratura.
Profile Image for Elalma.
901 reviews103 followers
February 11, 2025
Le stelline, si sa, non rendono giustizia. Se devo parlare dal punto di vista dell'appagamento estetico, questo libro è ciò che volevo; una lingua piena e ricercata, brevi squarci di una vita che non c'è più , richiami, immagini improvvise. Ma l'attenzione scema dopo poco, la mente vaga; certo non è adatto a essere letto quando si è stanchi, o quando si aspetta un treno in banchina. Da riprendere in mano, perché merita più attenzione e più tempo.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
847 reviews113 followers
February 11, 2025
Ritratto del questore da giovane

Opera "autobiografica" del "joyce italiano" (definizione di Gianfranco Contini, non l'ultimo arrivato) ma aliena a qualunque paragone e categorizzazione. Il materiale proveniente dalla memoria dell'autore si rarefa e polverizza, finendo per produrre un collage di "fatti" fuori dal tempo, una sorta di palinsesto di impressioni e fenomeni narrati (o descritti, o rappresentati?) con uno stile letterario personalissimo ed indefinibile.
Volendo scomodare paralleli con l'arte pittorica, si potrebbe pensare ad opera cubiste-espressioniste - ma, fondamentalmente, per comprendere l'arte di Pizzuto è necessario avere una conoscenza della sua filosofia e della sua poetica - seguace dell'immaterialismo di Berkeley (esse est percipi), Pizzuto teorizza che “Lo spirito è un fatto, la materia un opinione” ed i suoi testi sono costruiti su questo principio di esaltazione del dettaglio, dove il tempo sembra fermo (dei verbi sono prediletti le forme assolute come infinito, participio, gerundio), i personaggi sfuggenti e minimali, gli eventi distaccati e privi di alcuna linearità narrativa.

Il lessico è ricercato e coltissimo e può ricordare Gadda per i neologismi e Landolfi per l'atmosfera rarefatta e sospesa. La materia biografica, per quanto alla base di questo testo (vi è anche un chiaro riferimento temporale al 1901 come anno dell'infanzia del protagonista Pofi), viene temperata dalle ellissi narrative estreme (al punto che nella seconda parte del libro diviene quasi impossibile cogliere l'età di Pofi e ce se lo ritrova già anziano) e da strane deviazioni in una dimensione alternativa (forse?). Verrebbe anche da fare il nome di Proust, ma Pizzuto è troppo distaccato nella sua polverizzazione della narrazione biografica. D'altra parte, l'autore sa anche precipitare in poche immagini di straziante concretezza, fugando ogni dubbio di una operazione fine a se stessa o astratta - le pagine in cui Pofi si rende conto delle disgrazie economiche del padre o quelle finali dove il protagonista torna vecchio e stordito a rivedere l'antico palazzo della sua infanzia (parte che mi ha ricordato le Conversazioni in Sicilia di Vittorini) dimostrano che la vita è l'unico vero tema che Pizzuto vuole rappresentare. Ma la vita, inafferrabile e quasi non rappresentabile, significa anche una fiammata meta-letteraria dove Pofi si accinge a scrivere un libro il cui protagonista intende divenire uno scrittore, in una ironica riflessione sulla scrittura molto in avanti sui tempi.

Tutto questo rende la lettura dell'opera di Pizzuto ardua ed impegnativa, ma un'esperienza assolutamente unica ed incomparabile - non sorprende che l'autore Pizzuto sia misconosciuto, data la sua indifferenza alle logiche commerciali e al milieau culturale: siciliano, poliziotto di buon livello all'Interpol, si dedica alla scrittura molto tardi (la produzione maggiore corrisponde al periodo della pensione) ed è uno scrittore che scrive per se stesso e non per i lettori (deo gratias!). E' figura unica e difficile da inquadrare, nè avanguardista (pur se sperimentatore) nè realista (pur partendo dal mondo conosciuto), nè localista (pur ben piantato nella tradizione siciliana) nè universalista (pur attingendo ad una filosofia della conoscenza e arrivando a risultati esistenziali e teoretici).


Concludo citando da un testo di Simone Bachechi di cui raccomando la lettura qui

https://www.minimaetmoralia.it/wp/lib...

i suoi romanzi sono oggetti ai quali è necessario educarsi. Una lettura svelta e vorace sarebbe sicuro causa di choc titillante e puntilistico nel quale pare di intravedere un disegno anche se è difficile precisarlo. Le cose sono vive anche se l’occhio nel profluvio di parole non riesce a determinarle, come se l’occhio del lettore riuscisse solo a scorgerle a una determinata tensione, mentre invece sono lì da sempre e Pizzuto ce le fa vedere quella tensione, quando scatta il giudizio che le fa vivere.

Leggere Pizzuto mette di fronte alla fatica della sua decifrazione, come i discorsi raccolti fra la gente nella folla. Gli elementi strutturali del romanzo tradizionale sono invertiti, tanto da dare l’idea che il libro scomposto e ricomposto nelle sue parti potrebbe assumere la fisionomia di un racconto tradizionale.
Profile Image for Emmapeel.
131 reviews
Read
August 11, 2017
Mi è difficile definire questo difficile libro, in cui è straordinario, stordente, imaginifico l'uso del linguaggio, al punto da farsi ossatura e senso stesso della narrazione. Piacerà, credo, moltissimo, ai bufalinici, ai finnegani o ai sorcini dell'Orca, a chi insomma assapora il gusto voluttuoso della parola in sé, dell'aggettivazione inedita o desueta, del periodare avviluppantesi in originalissime e tortuose volute, della storia ondivaga che a volte fluttua, a volte si frange bruscamente. Ci fosse stato un briciolo di autocompiacimento in tutto questo virtuosismo linguistico, avrei lietamente abbandonato Pizzuto al suo destino ma questo stile è necessità espressiva dell'autore, si sente subito, dunque non avevo scuse; così ho continuato per pura ostinazione, esasperata e sfinita da un gran libro che non mi ha fatto sua nemmeno per un secondo.
Profile Image for Chik67.
241 reviews
March 6, 2020
Ho tenuto a lungo in sospeso questo libro prima di decidermi a leggerlo, perchè sapevo che sarebbe stato difficile. Lo è stato. La lingua è ellittica: salta, omette, taglia. Ed è complessa: ricca, aggrovigliata, derapante. La storia è ellittica: salta, omette taglia. Ed è linearissima; è la parabola che tutti conosciamo, da una infanzia piena di occasioni ad un tramonto pieno di amarezze buttate. Non sempre le due cose si integrano al meglio, a volte ti chiedi se non poteva essere diversamente. Ma, in realtà, è il senso di necessità che cuce tutto. Necessità di questa storia silenziosa e di questo narrare fragoroso. Come se la lingua ricca, sensuale, variopinta, fosse l'ultimo appiglio, la salvezza, la via di fuga.
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