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Partendo dall’assunto che l’Occidente ha perduto la sua tradizione separando l’uomo dalla natura e dal divino, Daniélou ci esorta a riconoscere nelle credenze e nei rituali del mondo occidentale antico una stretta affinità con lo Śivaismo e a vedere che molti elementi della perduta tradizione occidentale possono essere facilmente spiegati con l’aiuto dei testi e dei riti preservati in India.
Alain Daniélou è nato nel 1907. Dopo aver studiato musica, ed essersi dedicato anche alla pittura, alla fine degli anni '20 conosce molti grandi personaggi delle avanguardie storiche (tra cui Cocteau, Diaghilev, Stravinskij, Max Jacob, Na-bokov, Jean Marais) e partecipa all'effervescenza artistica di quel periodo irripetibile. Quindi inizia a viaggiare in Africa del nord, Medio Oriente, Indonesia, Cina, Giappone, fermandosi infine in India, dove lavora con Rabindra-nath Tagore. Per più di vent'anni studia la musica classica indiana, studia il sanscrito, l'hindi, la filosofia e tutta la cultura tradizionale dell'India. Dopo la seconda guerra mondiale ritorna in Europa dove fonda l'Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati (presso la fondazione Cini, a Venezia), e comincia, sotto l'egida dell'Unesco, un'attività di divulgazione della musica classica asiatica. Accanto a questa sua attività come musicologo, Daniélou è stato anche un importante studioso, di grande apertura culturale e intellettuale, della religione e della società indiana; ha pubblicato molti libri tra cui alcuni sono già comparsi per questa casa editrice: Yoga, metodo di reintegrazione e Storia dell'India. È morto a Losanna nel 1994.
232 pages, Paperback
First published October 11, 1979