“Nella mente degli altri” è un libro che racchiude i segreti che stanno alla base di diverse abilità, come l’apprendimento per imitazione e la comprensione degli stati affettivi altrui. Ciò che ci consente di utilizzare tali processi è il meccanismo dei neuroni specchio, presente in diverse zone del nostro cervello.
Questi particolari neuroni sono stati scoperti per caso, mentre veniva studiata l’attività neurale delle scimmie. Lo sperimentatore notò che mentre veniva osservato compiere un certo movimento, nella scimmia si attivavano le stesse aree cerebrali deputate all’esecuzione dello stesso, anche senza che questo venisse tradotto in un atto motorio.
Successivamente, è stato scoperto che grazie al sistema specchio non soltanto è possibile riprodurre nella mente i movimenti osservati, ma anche capirne la finalità, prevederne le conseguenze e inferirne le intenzioni.
I neuroni specchio sono presenti in diverse specie, ma soltanto nell’uomo si trovano anche nelle aree deputate alla produzione del linguaggio. Grazie a questi neuroni il bambino è facilitato nell’imparare a comunicare tramite il corpo e poi verbalmente.
Il meccanismo specchio sembra essere importante anche nella discriminazione del colorito affettivo di certe azioni: quando una persona sta per accanirsi contro un’altra, saremo in grado di percepire le conseguenze del suo comportamento e di inferire le emozioni che lo dominano. Pertanto, questi neuroni hanno un ruolo cruciale nella comprensione del mondo sociale, permettendoci di rispondere più prontamente alle sue sollecitazioni.
Dal punto di vista evolutivo, hanno favorito la sopravvivenza della specie e, molto probabilmente, hanno assunto un ruolo fondamentale nella comparsa delle prime forme di comunicazione a partire da due milioni di anni fa.
Senza i neuroni specchio non sarebbe possibile comprendere gran parte del mondo che ci circonda; ogni essere umano percepirebbe gli altri come diversi e la vita sociale sarebbe gravemente compromessa. Infatti, questo sistema ha un ruolo fondamentale anche nell’empatia e, di conseguenza, nel potenziale atto di aiuto prosociale successivo: siamo in grado di sperimentare temporaneamente ciò che prova una persona mentre soffre e tale sensazione ci rende più predisposti a fornire supporto.