Il volume fornisce principi, metodo e strumenti per l'organizzazione, la tenuta e la conservazione degli archivi correnti, di deposito e storici della pubblica amministrazione e dei privati. Costituisce una base essenziale per la formazione dei professionisti e degli studiosi nel campo dell'ordinamento, della descrizione, della formazione e gestione delle fonti documentarie, tradizionali e digitali, offrendo un quadro esaustivo della complessa normativa di settore e degli standard di riferimento. Questa nuova edizione del manuale presenta importanti aggiornamenti riguardo alla normativa e agli assetti istituzionali di riferimento nel settore degli archivi, soprattutto per quegli ambiti che hanno subito maggiori se non radicali trasformazioni quali le disposizioni sull'accesso, sulla privacy, sulla formazione e conservazione di patrimoni documentari digitali. Gli standard internazionali per la descrizione archivistica e i recenti linguaggi di rappresentazione sono stati oggetto di una nuova e completa trattazione a cura di Stella Di Fazio.
Recensione all'ultima edizione (ma tanto la penso allo stesso modo anche sulla vecchia)
A me dispiace scrivere parole del genere su un manuale su cui generazioni di archivisti si sono formate e continuano a formarsi, scritto da due grandi professioniste del settore, ma la nuova edizione si è rivelata brutta come la precedente, anzi forse anche peggiore: ci sono un sacco di informazioni ridonanti, è scritta male ed è piena di opinioni non richieste. Praticamente, fossi stata l'editor di questo libro, ne avrei cassato almeno il 50%. Possibile che in OGNI CAPITOLO io abbia trovato ripetuto almeno una decina di volte come è regolata la consultabilità sul Codice dei Beni culturali? E va bene che ripetere giova, ma fino ad un certo punto. Dopo un po' risulta fastidioso e io mi sento trattata da deficiente. E che dire delle pagine e pagine spese per spiegare concetti che avrebbero potuto essere riassunti in due righe? (E lo dico io che sono la regina della logorrea): le stesse informazioni si possono trovare anche in rete (sui siti istituzionali, eh, non sulla Wiki), sono spiegate con meno parole e risultano decisamente più chiare. Ma ciò che odio di più di questo libro è la presenza di critiche (non richieste) a tutto e a tutti. Alle autrici non sta mai bene niente: non va bene come è formulato il Codice, non va bene la legge sulla privacy, non va bene il regolamento EiDAS, non vanno bene neanche gli standard internazionali. Ora, so che tutto è migliorabile e che in Italia quando si tratta di cultura lo Stato fa un po' orecchie da mercante (e se parliamo di archivi, anche peggio), ma a me, della loro opinione in proposito, non interessa niente; a me, studente, lettore, importa che mi vengano spiegati la legge, gli standard, l'ordinamento, la redazione dell'inventario, e basta. Su quanto l'informatica sia Satana, poi, non ne parliamo proprio. Ma il momento più alto, quando davvero mi sono letteralmente cadute le braccia e la tentazione di lanciare il libro dalla finestra è stata veramente forte, è stato quando ho letto che della legge sulla privacy veniva persino criticata la presenza dei numeri in latino (!) per i commi, quando non solo nella giurisprudenza è una cosa NORMALISSIMA, ma è stato scritto da un'archivista, mestiere per fare il quale la conoscenza del latino, sia che si sia frequentato un corso universitario che l'APD, è IMPRESCINDIBILE. Sinceramente, non ho parole.