Un romanzo che ci mostra la realtà quotidiana degli immigrati in una città, Siracusa, che possiamo intendere come specchio di tutte le città italiane, dove è sempre più grande il numero di uomini e donne che vivono ai margini e che ci rimangono sconosciuti. La protagonista si innamora di un semaforista polacco, alcolizzato, e di fronte a lei si spalanca un paesaggio umano sconosciuto, mentre vengono meno le certezze di sempre.
Un libro che contiene tante storie: quella dell'amore straziante di una borghese siciliana per un immigrato barbone proveniente dalla Polonia, quella dei dannati dell'inferno dell'immigrazione clandestina, quella di una redenzione sempre sul punto di vincere, sepre sul punto di soccombere.
Molto spesso ci si aspetta da un libro come prima cosa che "giri la pagina" come si suoldire. Ovvero che prenda, che non richieda uno sforzo per re avanti: non è questo il caso, e superare le prime 20 pagine è davvero dura. Perchè la storia di un girone infernale, della vita che sprofonda nelle tenebre della miseria, dell'esilio, del nulla annegato nel vizio dell'alcool non si può raccontare senza comunicare disagio ed asprezza. Per cui questo libro è sconsigliato a chi si aspetta da un romanzo l'intrattenmento di qualche ora.
L'amore della protagonista (che narra in prima persona) è totale, e porta allo stesso tempo distruzione (nello sforzo supremo d condividere la vita dell'amato, l'amante annienta la sua vita stessa, fino a disprezzare la dignità della sua vita stessa) e redenzione ( lo spleen ed il senso del nulla che si vive nelle epriferie delle nostre città è annullato dalla bruciante passione). Leggendo queste pagine, si ha il senso di come debba essere l'amore che davvero redime, e di che aspetto deve avere l'amore che dura per sempre.
A fianco di questa storia, corre inscindibie ad essa quella del degrado dell'immigrazione clandestina che passo dopo passo distrugge la persona fino a ridurla ad animale in agonia. Parola chiave di questo cammino è il vizio dell'alcolismo, la catena che imprigiona le vite straziate dei polacchi del parco, e che neppure l'amore della protagoista riesce a spezzare. Veronica Tomassini racconta con rigore e forza questa parte, facendo provare al lettore senza veli intermedi la rabbia, la frustrazione ed il senso di perdita dell'immigrato fallito al ciglio della strada. Quando passeggiando per il centro, incontrerò lo sguardo di una anima sfinita che mendica due spiccioli a lato della strada affiancato da un cane fedele fin nella fame, forse lo guarderò con occhi diversi.
Perchè solo tre stelle? Per due motivi. Perchè nonostante questo romanzo pulsi con grande vita tre le mani del lettore, nonostante chi legge arriva in fondo esausto dpo aver provato la passione bruciante acanto all'annichilimento del vizio, un romanzo deve anche raccontare una storia, non solo descrivere: altrimenti, senza una sensibilità preparata e senza grande determinazione, non si superano le prime pagine. Inoltre nei punti più difficili la lettura è faticosa, il periodare è pesante, e ci sono talvolta cambi di registro nella stessa pagina che spiazzano e confondono le idee.
In sintesi: per chi volesse guadare in faccia il dramma umano dell'immigrazione senza i falsi pudori della borghesia leghista, questo libro è consigliato. Per chi volesse leggere di un amore profondo e drammatico nella sua intensità, con le sue vette ed i suoi neri abissi, libro consigliato. Per chi cercasse due ore di inrattenimento, lasciate perdere.
A pagina dieci, una stella. Alla fine, tre stelle e mezzo, diavolo di un polacco.
Purtroppo ho dovuto abbandonarne la lettura. La storia, il soggetto, di per se molto interessante, purtroppo cede in uno stile molto personale, molto introspettivo, in cui i dialoghi vengono azzerati da una terza persona che racconta e che purtroppo ripete,ripete, ripete. Purtroppo una prosa che non ho mai amato. Peccato.