«È come un lago d'orrore che si dilata a cerchio nel mio cuore, in tutto il mio essere, un gorgo che mi avvinghia e da cui a tratti mi pare di venire fuori, ma poi sono ricacciata giù come prima. Mi sento circondata di vita a cui non posso partecipare, cadavere in mezzo ai viventi. Mi disprezzo, mi odio. Odio la mia persona che non è bella, odio il mio spirito che non è bello neppure.» Credo che queste parole racchiudano tutta la grandezza d’animo e la profondità di Esterina, autrice di questo diario. Poche opere, e ancor meno autori, riescono a restituire con una simile intensità il malessere interiore, la sfiducia verso sé stessi e verso gli altri, rendendoli così concreti, quasi tangibili. È un diario che conduce il lettore nel lato più oscuro di questa donna, ma proprio per questo anche in quello più autentico e, forse, più vero. Tra le sue pagine il dolore non viene addolcito né nascosto: viene osservato, attraversato, messo a nudo. Una lettura per chi è disposto a guardarsi dentro senza distogliere lo sguardo, anche quando ciò che si incontra è un vortice di buio. Perché, a volte, è proprio lì che si cela la parte più sincera di noi.