Jump to ratings and reviews
Rate this book

Spavento

Rate this book
Sono stato un uomo giovane, ho vissuto con pienezza e allegria, prima o poi dovrò morire. È questo il pensiero naturale e spaventoso al centro del nuovo libro di Domenico Starnone. Un pensiero che rimbalza di testa in testa, da un personaggio all'altro, dettando gesti e comportamenti, muovendo la vita e la sua «spoglia dolciastra», la letteratura, in direzioni diverse. Perché se di fronte alla morte la letteratura e i suoi infiniti giochi sfarinano, se la scrittura mette la vita «sotto spirito come le ciliegie», la paura di morire può diventare vero oggetto di racconto.
Questo libro affronta di petto lo spavento concreto, elettrico, vitalissimo, di due personaggi le cui vicende s'intrecciano e si modificano a vicenda: lo scrittore che inventa la storia e l'uomo che è al centro di quella storia, Pietro Tosca, sceneggiatore sessantanovenne che sente che «sta cominciando la vecchiaia vera» e forse qualcosa di peggio. Lo avverte dalla «sindrome del corpo sfiduciato», e poi da un segno che ha la forza di una rivelazione: qualche goccia di sangue nell'urina. Mentre intorno a lui la vita scalcia, soprattutto nella piccola cerchia dei giovani pronti a rubarsi le idee a vicenda, a imporsi nel mondo con un'autentica e inguardabile furia di vita, Tosca forse sta per morire. E all'idea della morte reagisce inventandosi una strategia di elusione.
Ma all'improvviso lo scrittore che sta scrivendo questa storia si ammala anche lui. Sdraiato nel suo letto di ospedale continua a scrivere, e più scrive più sanguina. Le parole cominciano a sembrargli «lo strumentario di un gioco infantile, veramente stupido se a giocarlo è un uomo di 56 anni che in quel momento sta perdendo sangue». Presto il vero centro del libro diventa quel male reale, con le sue rituali, prosaiche necessità: «Mi ero autoconferito una missione sublime di aruspice, ed eccomi invece a spiare la mia vera unica produzione che davvero contasse, questa merda sul fondo della tazza».
E da Tosca l'attenzione si sposta sul vicino di letto: un vecchio ingegnere silenzioso che giorno dopo giorno acquista sempre più spazio: a chi altro raccontare storie bellissime e dettagli insignificanti, a chi altro leggere pagine indimenticabili di Tolstoj, se non a lui? «Ci vuole più verità» e quell'uomo, con una singola sgangherata parola o con un gesto davvero inaspettato, riesce di schianto a gettar luce su ogni cosa.

290 pages, Hardcover

First published January 1, 2009

6 people are currently reading
205 people want to read

About the author

Domenico Starnone

43 books787 followers
Domenico Starnone (Saviano, 1943) è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.

Ha collaborato e collabora a numerosi giornali (l'Unità, Il manifesto per cui è stato redattore delle pagine culturali) e riviste di satira (Cuore, Tango, Boxer), con temi generalmente improntati alla sua attività di insegnante di liceo.

Ha scritto con costanza su Linus, negli anni '70-'80.

Ha lavorato anche come sceneggiatore; film come La scuola di Daniele Luchetti, Denti di Gabriele Salvatores e Auguri professore di Riccardo Milani sono ispirati a suoi libri.

Il suo libro maggiormente apprezzato, Via Gemito, ha vinto il Premio Strega nel 2001.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
19 (16%)
4 stars
51 (45%)
3 stars
32 (28%)
2 stars
8 (7%)
1 star
3 (2%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,461 reviews2,433 followers
April 8, 2025
LA MORTE ALLEGRA



Per le prime cento pagine ho seguito il quasi settantenne (69) Pietro Tosca, marito padre e nonno, sceneggiatore di buon successo, alle prese con sintomi medici variamente allarmanti, la moglie che insiste perché si faccia vedere da un medico ed esegua analisi, lui invece riottoso, impaurito, contrario ad avvicinare ospedali laboratori et similia, non vuole in nessun modo consegnarsi alla malattia e alle cure.



Subito dopo ho scoperto che Pietro Tosca è il personaggio di un romanzo che il secondo io-narrante, sempre senza nome, sta scrivendo e che s’intitola La morte allegra. Anche questo è marito e padre, ma non ancora nonno, di anni ne ha cinquantasei, scrive, e sta vivendo problemi simili a quelli del suo personaggio. Solo che lui in ospedale ci finisce veramente e ha tanto tempo tra un’attesa di un esame e l’altro (ecografie varie, gastroscopia tanto per gradire) e quindi scrive e ragiona di Pietro Tosca, il suo personaggio letterario che…
E questo secondo io-narrante, che è il creatore dell’altro io-narrante, è facile identificarlo con lo stesso Starnone, il dato autobiografico è percepibile con facilità.



L’uomo sulla carta ha problemi di minzione, piscia sangue. L’uomo che lo ha creato ha problemi di defecazione, caca sangue. I loro percorsi cominciano a intrecciarsi ben oltre l’aspetto sanitario.

Quando scrivi, spesso dimentichi le ossa, le lasci nella stessa posizione troppo a lungo, ruzzolai piano fuori dall’organismo di Pietro Tosca e ricaddi nel mio.



Poi, nella terza parte, le cose diventano ancora più chiare: l’io-narrante Starnone racconta che La morte allegra era un romanzo che aveva cominciato a scrivere una decina, o dozzina, d’anni prima, alla fine del secondo millennio: ma poi la sua situazione salute s’era aggravata, era stato ricoverato in ospedale, due settimane di degenza, e aveva finito col mettere da parte Pietro Tosca. Quando l’io-narrante Starnone ha la stessa età che nell’abbozzo di romanzo aveva allora il protagonista Pietro Tosca, riprende in mano appunti e note ed è in grado di dare un senso al tutto e portarlo a conclusione.



E quello che davvero accomuna i due io-narranti in questo gioco di specchi e incastri è la riflessione sulla cosiddetta terza età, la vecchiaia: questa fase della vita che Starnone, mi pare, ha messo spesso al centro della sua narrativa, che ha cominciato a ossessionarlo prima ancora di raggiungerla. Ipocondria e senilità precoce mi sembrano anche questa volta le caratteristiche più rilevanti della narrativa di Starnone. Il tutto immerso in salsa grottesco, anche se questa volta meno di altre.
Starnone scrive bene, ma racconta storie che trovo in buona parte respingenti. Questo è il nostro sesto incontro: non so se ci sarà una prossima volta.


Ingmar Bergman parla con Bengt Ekerot, l’attore che interpreta Morte nel capolavoro “Il settimo sigillo”, 1957.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
December 13, 2015
Starnone + Spavento = Spettacolo.

Lo stile è quello di uno che ne sa a palate, uno che ha mestiere, uno abilissimo.
Malinconico e divertente. Autobiografico anche.
Con qualcosa di Calvino e Buzzati, per dire.

Come una parete di roccia verticale.
E da lì sopra è tutto più bello e pieno di riflessi. [76/100]
Profile Image for clarissa.
110 reviews21 followers
September 30, 2017
- Esistono ancora le Camel ?
- Certo. Ha ripreso a fumare ?
- No, ma mi piacerebbe. Anche sulle Camel c'è scritto il fumo uccide ?
- C'è scritto su tutte le sigarette.
- Da quando ?
- Da qualche anno, di preciso non me lo ricordo.
- E non le fa impressione vendere roba che uccide ?
- Se lo Stato me la fa vendere e la gente la compra, non vedo dov'è il problema.
- Il problema è che lei è complice.
- Complice di che? Professore, qui tutto uccide: il lavoro, le vacanze, gli aerei, i treni, le automobili, la televisione, il cinema, internet, l'iPod, la carne di pollo, la pioggia, la carne di manzo, quella di maiale, la frutta, il latte, il wireless, le mozzarelle, i formaggi, il pane, il vino, i superalcolici, l'aria che respiriamo, le medicine, la politica, la religione, senza contare i coltelli, le pistole, i kalashnikov e le bombe, sia quelle stupide che quelle intelligenti. Lei mi trovi una cosa che non uccide e io le dico: va bene, sono complice, cambio mestiere. Comunque, diciamoci come stanno le cose: a noi due che ce ne frega? Ci è andata bene, siamo nati qui e non nel Congo, la vita l’abbiamo vissuta. Che prende?
- L’abbonamento per l’autobus.


La scrittura di Starnone mi cura l’anima. Per la prima volta ho letto di qualcosa che mi fa paura, qualcosa di cui non parlo e che questo libro dice per me. Un ritratto pateticamente umano, sincero e vero fino al midollo. Un personaggio che mi ha ricordato lo Zuckerman di Roth per il fatto di essere come tutti noi, dichiaratamente timorosi, egoisti, sofferenti.
Profile Image for Elalma.
901 reviews103 followers
June 16, 2012
Era tanto tempo che non leggevo un libro di narrativa italiana contemporanea cos� profondo e completo. Certo, il tema della malattia, della paura della morte induce allo "Spavento", non solo noi lettori, ma lo stesso autore, infatti il racconto si svolge su due piani, uno � il racconto stesso, l'altro � quello dello scrittore che non riesce a completare la sua storia prioprio grazie allo "Spavento" indotto dalla malattia. Un po' come se Thomas Mann si fosse sorpreso tisico mentre raccontava le vicende di Hans Castorp. No, non puoi far morire il tuo personaggio, se rischi di morire tu.
Profile Image for Tseboim.
44 reviews
Read
June 15, 2024
Libro molto descrittivo e analitico sulla paura più fondata (o chissà, infondata) della vita: quella della morte. Della malattia, dello stare male, della eventuale possibilità della malattia e dello stare male. Cos’è meglio, celare o non celare? Fare la vittima e abbandonarsi allo spavento oppure far finta di nulla e negare di star perendo? Accettare di spegnersi o combattere fino all’ultimo?
Si divide su due racconti paralleli: la storia di uno scrittore malato che scrive la storia di uno scrittore malato (ma è molto meglio, a mio gusto, la storia dentro la storia).
Troppo lungo, ripetitivo, qualche fresetta piacevole ed a effetto c’è, ma nient’altro. Finale aperto che lascia al lettore la propria opinione sulla vita e sulla morte come se non si avesse avuto a che fare per niente con questo racconto... Secondo me, una delusione. Mi sento effettivamente inalterata da questa lettura.
La trama non è chissaché ma è scritto egregiamente.
Profile Image for Ilaria Quercia.
409 reviews113 followers
January 4, 2021
Amo Starnone, il modo che ha di scrivere e raccontare, l'attaccamento all'origine partenopea, l'uso etimologico dei termini dialettali, la psicologia dei suoi personaggi e i loro difetti che li rendono umani spaventati.
Questo libro è un gioco di specchi in cui si alterna la sua vicenda personale di una malattia a quella del suo personaggio, una vicenda in cui si mescolano abilmente fantasia, appunti e spavento vero.
La relazione con la vecchiaia e con la morte, i piaceri della vita, le rinunce a fin di bene per una salute di ferro che la vecchiaia pure cancella.
E seppur un po' ripetitiva la seconda parte, la prima e la terza sono talmente magistrali da rendermi impossibile non dare il massimo del voto.
Bellissimo
Profile Image for Gualtiero Dragotti.
119 reviews
May 9, 2020
Dopo aver letto Denti, mi ero inchinato alla bravura di Starnone, ripromettendomi però di tenermi lontano dai suoi libri.. Troppo bravo a descrivere dolore e disagio, troppo poco corazzato io per affrontare simili pagine.. Via Gemito mi aveva riconciliato con l'autore, per cui mi sono deciso a comprare Spavento. Non lo avessi mai fatto.... Sarà la mezz'età che si avvicina, sarà la bravura del'autore, ma ho sentito e vissuto la storia che racconta. Anche troppo
Profile Image for Alessandra Gadola.
76 reviews4 followers
August 23, 2017
Ho mollato il libro....niente mi è piaciuto. Mi ha innervosito per 50 pagine. Ogni singolo personaggio mi è parso antipatico: protagonista, moglie, ecc. ho già speso troppe parole
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books131 followers
November 22, 2020
"Ecco cos'è la vecchiaia, pensai: mancanza di fiducia; per timore che il corpo perda colpi, ti abitui a sottoutilizzarlo; ma il corpo sottoutilizzato si abitua a perdere colpi: un deprimente circolo vizioso." (p. 25)

"Siamo contenitori di liquidi con i vetri trasparenti. Ci nuotano dentro i nostri genitori, i nonni, i bisnonni, tutta la catena di animali da cui deriviamo. Ad avere occhi buoni, dentro di noi si vede una specie di fossa comune nella quale non ci sono cadaveri, ma morti-vivi che si agitano nei nostri liquidi e passano continuamente dalla morte alla vita, alla morte. [...] Forse la terra di nessuno tra la vita e la morte siamo noi, il nostro sangue." (p. 252)
Profile Image for Chiara Ros Cap.
86 reviews1 follower
April 28, 2021
Libro originale, con una struttura complessa. A volte non molto scorrevole, ma ti lascia un qualcosa dentro, un senso di inadeguatezza, di fastidio, non so... È questo sentirsi vecchi?

Ho trovato poi particolarmente interessante il capitolo sull'ospedale e sul modo di fare dei medici. Ho provato anche lì un senso di enorme disagio e vergogna per il loro modo di essere così distaccati e disumani.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Costanza.
10 reviews
April 4, 2021
"Non ho mai tenuto un diario, che mi importa dei diari. Se faccio la fatica di scrivere, è per trovare una storia. La verità dei fatti è importante, ma non è sufficiente. La verità è puro disordine, non rispetta uno straccio di regola, è tutto il contrario di un racconto."
E' interessante l'intreccio tra racconto di finzione e racconto di vita vera (probabilmente comunque modificata). A tratti ci sono proprio indicazioni di scrittura - per esempio nel terzo capitolo - e verso la fine parla di quando ha scritto "Via Gemito".
Displaying 1 - 14 of 14 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.