Un po’ sottotono rispetto agli altri romanzi di Baldini letti sinora. Sarà che lui mi ha abituato alla grande, e grande è la mia aspettativa ogni volta che inizio un suo romanzo. Ma questo “Quell’estate di sangue e di luna”, per quanto mantenga il pregio tipico dell’autore di riuscire a trasportami in un altro mondo, quello affascinante del gotico-rurale, mi ha ricordato molti, anzi, troppi, altri romanzi già letti: “L’uomo nero e la bicicletta blu” dello stesso autore (ambientato tra l’altro nello stesso periodo), poi lo struggente e bellissimo “Ruggine” del nostrano Massaron e ancora, seppur alla lunga, l’arcinoto “It” del Re. Tutte storie in cui un gruppo di bambini protagonisti si ritrova, in un ambiente più o meno rurale o comunque periferico, a identificare e combattere qualcosa di brutto e malefico, più grande di lui…qualcosa che in questo romanzo, tra l’altro, viene ipotizzato come chissà cosa, e poi si risolve in un confuso pugno di sabbia, tralasciando di sviluppare meglio altre “piste” che già erano state lanciate lì al lettore il quale, appunto, già si pregustava un risvolto scintillante. Insomma, sembra tutto già sentito e risentito. E alla fine non si prova nemmeno quel sottile filo di malinconia già sperimentato con la lettura di altri romanzi di Baldini, quali “Bambine” o appunto il già sopra citato, e più riuscito, “L’uomo nero e la bicicletta blu”. Resta un romanzetto leggibile ma sconsigliabile come prima lettura di Baldini.…al quale, comunque, dopo tutto ciò che, da lettrice, mi ha regalato, questa sufficienza posso perdonarla con una pacca sulle spalle.