Le mille e una notte, che sono in assoluto l'opera più celebre della letteratura araba, sono composte da una serie di racconti popolari dell'antico Oriente elaborati in epoche e luoghi diversi. Non esiste un paese preciso in cui le varie trame si sviluppano, anche se il riferimento al mondo islamico è del tutto evidente. Quanto al titolo, esso non indica il numero reale delle storie, ma è un'espressione che in arabo significa "grande numero". Le varie fiabe, narrate ogni notte dalla bella Shahrazad al re di Persia, per ravvivarne la curiosità e rimandare a tempo indefinito la propria condanna a morte, sono racconti fantastici che ci riportano alla favolosa civiltà medievale di Baghdad.
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* They are officially published under that name * They are traditional stories not attributed to a specific author * They are religious texts not generally attributed to a specific author
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Non è una raccolta di tutti i racconti delle mille e una notte. Dimenticatevi la lampada di Aladino, Alì Babà e i quaranta ladroni, Sindbad il marinaio... ma è la più vera che possiate trovare, purgata delle più grandi aggiunte successive all'opera originale. Già il titolo è estremamente evocativo, una favola nella favola. Credo che il punto di forza del libro sia proprio la magica atmosfera che nasce dalle descrizioni dettagliate di territori remoti nascosti nel profondo oriente, i nomi esotici di luoghi e personaggi, le usanze inconsuete che traspaiono da ciascuna storia. Per il resto, si avvicina molto alla tradizione delle fiabe occidentali, con l'eroe, l'oggetto del desiderio, le tre prove da superare, il climax che ascende fino alla lieta risoluzione. Grande è la componente religiosa: da queste pagine fuoriesce una fede incrollabile che accomuna tutti i personaggi e non viene mai discussa, è loro parte naturale tanto quanto respirare. Frequenti sono anche le poesie, che chiaramente in traduzione non rendono ma al momento ho troppo da fare per imparare l'arabo quindi... L'artificio del racconto nel racconto tende a far perdere il filo della narrazione originale e a trascinare il lettore ancora più in profondità nelle pagine. Vige una sorta di giustizia di fondo, quasi che le storie nascano come contenitori carini per precetti inflessibili: mai perdono, solo punizione. E la violenza, poi... ma dico io, c'è poi tutto questo bisogno di ammazzarsi per qualsiasi torto subíto? Per non parlare delle donne, che se non sono oggettificate come esempio di perfezione per il piacere dei sensi sono prostitute e/o adultere e tendono a finire male.
Jin, lacrime e disavventure a non finire di cuori innamorati
Ecco cosa succede quando qualcuno inizia a raccontare una storia, si trova ad avere a che fare con Jin incazzati e in cerca della tua vita (perché a loro interessa soro mietere vittime se si è della dinastia di Satana) o mettere naso nelle faccende altrui (perché loro sanno sempre tutto di tutti)!!!Oppure, si ha a che fare con i tormenti del cuore, dove i colpi di fulmine sono all'ordine del giorno e se per caso inizi a pregare notte e giorno, ad invocare l’aiuto dell’Altissimo ed Immenso va tutto bene anche con qualche lacrima di incentivo. Questo è un po’ il succo di base di cosa succede nel primo libro delle mille e una notte, una ciarla quasi ma solo un poco confusi osata di racconti su racconti, di intrecci impossibili ed assurdi che riesci a seguire con una certa scioltezza ed a godere per intero e che riescono, chi più chi meno ad appassionarti. Il primo volume inizia con la nota storia tra il sultano castigato e “Sherazad” che con uno stratagemma riesce ad ottenere salva la vita e a innamorarsi e far innamorare il sultano di lei per dargli tre figli maschi e per mille e una notte legarlo con un racconto infinito e senza tempo ma ha più spazio la castiga tura emotiva del sultano che la sua relazione con la bella figlia del visir ingegnosa e questo mi è dispiaciuto. Ma per il resto spero di poter sapere altrove o almeno assaporare secondo il criterio di altre scrittrici cosa succede tra le righe di questa storia e lasciarmi impressa tutto il resto della tiritera narrativa che ne segue tra sultani Jin e visir mi sfrattati o schiavi impiccioni, ciarloni e chiacchieroni sempre sortiti dalla magia e dalla sana preghiera mattutina.
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