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475 pages, Paperback
First published January 1, 1936
E' stata una sorpresa. Non conoscevo affatto l'Ortese: e leggere il suo esordio letterario è stata una bellissima esperienza. Tecnicamente ho letto solo la prima sezione: ovvero i suoi primi tredici racconti, che già mostrano tutte le caratteristiche di uno stile che con il tempo si andrà perfezionando.
Quella della Ortese è una scrittura ricca: per descrivere un oggetto impiega una tavolozza infinita di parole ed espressioni. Per non parlare della grande varietà di emozioni umane.
Ciò che la rende ancora più unica è, poi, la mescolanza di generi. Sulla base di una narrazione pseudo-autobiografica (quasi da romanzo di formazione), si innestano temi ed immagini tipicamente fantastici. I racconti dell'Ortese sono un capolavoro di bildungsorman ed un capolavoro del surreale italiano. Un surreale non fine a se stesso e non slegato dall'elemento autobiografico: fare a pezzi la realtà, allargare a dismisura la crepa tra reale e non-reale, tra veglia e sogno, è solo uno dei modi per scavare nell'ignoto animo umano.