Il gatto ― la più elegante, cocciuta e scaltra delle creature ― è stato un soggetto prediletto da artisti di ogni cultura ed epoca, fin dalla notte dei tempi. La spettacolare incisione rupestre realizzata in Libia settemila anni fa è forse la più antica testimonianza di una zuffa tra felini, da cui prende avvio una lunga e ininterrotta tradizione visiva. Una profusione di immagini cui non sempre corrisponde un sentimento univoco verso il gatto che, se oggi è fra gli animali domestici più venerati, nei secoli è stato spesso vittima di odio e persecuzione. Da animale sacro nell'antico Egitto a deterrente contro i roditori nella civiltà babilonese, alleato dell'uomo contro gli aspidi dal morso letale, apprezzato per la tecnica venatoria e immortalato come valido compagno di caccia, il gatto si affranca via via dalle attività pratiche diventando l'indolente amico dell'uomo, che gli spalanca le porte della propria casa. La convivenza però non dura a lungo e la sua fortuna conoscerà ancora alti e bassi. Tanto che sul finire del Medioevo prevale l'immagine di malefico sodale del demonio, sprezzo che coincide con il ruolo sinistro cui è relegato nei dipinti. Quasi mai protagonista nelle tele dei grandi maestri ma mero accessorio raggomitolato ai piedi di una figura femminile, bisognerà attendere il sentimentalismo vittoriano perché torni in auge e un radicale cambio di status lo faccia ritrarre, insieme ai suoi compari, in intimistiche scene famigliari. È questo il periodo più propizio per essere gatto, un'età dell'oro sia per l'amorevole relazione con il compagno umano sia per il ruolo centrale che conquista nell'opera d'arte, dove finalmente la fa da padrone. Sensibile a ogni sfumatura felina, il più grande zoologo dei nostri tempi ci racconta la storia dell'arte attraverso la lente degli artisti gattofili. Simbolo di violenza spietata per Pablo Picasso che lo rappresenta in veste di predatore feroce, emblema supremo della sessualità femminile in Balthus, soggetto molto popolare tra vignettisti satirici e caricaturisti fino a diventare volano di denuncia politica con Banksy, il gatto è un'inesauribile fonte per esplorazioni visive e voli pindarici.
Desmond John Morris (born 24 January 1928) is an English zoologist, ethologist and surrealist painter, as well as a popular author in human sociobiology. He is known for his 1967 book The Naked Ape, and for his television programmes such as Zoo Time.
A unique book that focuses on the representation of cats in art. It starts extremely promising by providing the social and historical context to the representation of cats in art but ends up feeling a bit rushed. After a while the social context is lost, and we get an array of artists that depicted cats in art and a bit about their life. Some sexist comments in there. Overall, a nice concept, wish it was more linear and sustained throughout the book.
An interesting look at cats in art by a celebrated and skilled writer. This book covers a wide range of years from the cats in ancient Egypt to street art today. Another volume reminding us that cats apparently own people rather than the reverse. Well illustrated.
There is a lot of remarkably bad cat art. The book doesn’t include Maud Lewis. Good for finding out more about cats in history or if you need content for “Caturday.”
I enjoyed the book - very readable with good pictures. As a professional artist working in the genre of "animals in art" I found it helpful background research for an artistic topic I'm currently working on. If someone was looking for an amusing cat-related book to read - it'll somewhat work as there are lots of good quality cat-art pictures - but the book text is definitely tilted toward the art history side.