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Storia della mia faccia affronta il tema dell’identità e dell’appartenenza in modo singolare e insieme universale.
«Come nella migliore saggistica letteraria, Storia della mia faccia ha in sé elementi autobiografici e di non-fiction, congetture e meditazioni, consentendo al lettore di accompagnare l’autrice mentre crea un testo assolutamente unico e universalmente toccante».
Dinah Lenney, Los Angeles Review of Books
Quanto la faccia che abbiamo corrisponde alla persona che siamo? Cosa ci racconta una faccia della storia e della geografia da cui veniamo? Quanto ci dice delle possibilità che ci sono state concesse? O di quelle che ci sono state negate? L’osservazione della propria faccia allo specchio è per la scrittrice e sacerdote buddhista Zen Ruth Ozeki abile pretesto e preziosa occasione per raccontare alcuni frammenti della propria vita e formazione di bambina e poi ragazza cresciuta da madre giapponese e padre americano nel Nord America degli anni Cinquanta e poi Sessanta. Attenta alla tradizione Zen secondo cui “la tua faccia prima che nascessero i tuoi genitori” è la tua faccia originale, Ozeki inizia le sue divagazioni su identità e razza chiedendo: Che aspetto aveva la tua faccia prima che nascessero i tuoi genitori? Alla domanda risponde con questo breve memoir che è un’attenta esplorazione sociologica, politica, poetica, filosofica, spirituale e sentimentale.
138 pages, Kindle Edition
First published May 1, 2015
"This is why we read novels, after all, to see our reflections transformed, to enter another's subjectivity, to wear another's face, to live in another's skin."
"Is there a time when a woman is officially old enough to stop caring?"
"My face is and isn’t me. It’s a nice face. It has lots of people in it. My parents, my grandparents, and their grandparents, all the way back through time and countless generations to my earliest ancestors—all those iterations are here in my face, along with all the people who’ve ever looked at me. And the light and shadows are here, too, the joys, anxieties, griefs, vanities, and laughter."