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Qualcuno era comunista. Dalla caduta del Muro alla fine del PCI: come i comunisti italiani sono diventati ex e post

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9 novembre 1989: crolla il Muro di Berlino, finisce un mondo. Pochi giorni dopo, il segretario del PCI Achille Occhetto pronuncia, davanti ai partigiani della Bolognina, parole destinate a cambiare per sempre la politica italiana. È l'atto iniziale della fine del più importante partito comunista d'Occidente. Nei quindici mesi successivi, fino al congresso conclusivo di Rimini del febbraio 1991, la dissoluzione del grande partito di massa si trasformerà in una vicenda intricata e piena di colpi di scena, che assumerà via via toni epici, tragici, a tratti farseschi. Qualcuno era comunista, come un romanzo corale, racconta questa storia e i suoi primattori: da Occhetto, il leader neoromantico, arruffato ed emotivo, al suo gelido alter ego Massimo D'Alema; da Pietro Ingrao, il visionario che voleva la luna, al granitico e "britannico" Giorgio Napolitano. Ma la ricostruzione della Svolta (come fu battezzato il trapasso del PCI) è anche una vicenda di popolo, l'ultima storia comunista d'Italia. Intreccia percorsi di vita quasi simbolici come quello del meccanico di Berlinguer, del compagno che rubò il ritratto di Stalin, del grafico che inventò la Quercia o dell'interprete che traduceva gli strappi berlingueriani per il Cremlino. Punteggiato dalle testimonianze dei protagonisti di allora e dal controcanto del più geniale prodotto della satira nostrana - il Cuore di Michele Serra - questo libro svela in cosa consisteva la "diversità" del comunismo italiano, raccontando proprio il momento in cui i suoi valori si avviavano verso un turbolento e, per certi versi, incredibile epilogo. Ma c'è un altro motivo per cui rievocare il terremoto del 1989, vent'anni dopo, ha un senso profondo. Quella storia, infatti, non è finita. Ha lasciato in eredità una sinistra senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale due decenni prima, un partito che ha mutato nome quattro volte, senza mai cambiare facce. Forse perché, ancora oggi, su tutti i reduci di quella vicenda pesa, come una maledizione, il marchio della Bolognina, della Svolta incompiuta, che li ha resi "post" o "ex" comunisti senza mai riuscire a trasformarli in qualcosa di nuovo.

756 pages, Unknown Binding

First published May 1, 2009

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Luca Telese

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717 reviews1 follower
July 14, 2026
E le ceneri fumano ancora

Il lavoro di ricostruzione di Luca Telese è un'inchiesta storica e giornalistica che ha il ritmo incalzante di una cronaca d'altri tempi. Il libro scava nelle memorie collettive per raccontare il crollo di ciò che restava del comunismo italiano, un declino ideologico già in atto che ha trovato la sua sanzione definitiva nella caduta del Muro di Berlino, del novembre 1989.

Nel vuoto aperto da quel traumatico evento, il cuore dell'opera stringe l'inquadratura sulla "svolta della Bolognina" — storico quartiere operaio di Bologna dove, a pochissimi giorni di distanza, Occhetto durante una commemorazione partigiana scelse di comunicare la fine del PCI. L'annuncio frettoloso di voler superare il partito per fondare una nuova "Cosa" ha rappresentato uno spartiacque politico e umano violentissimo. La conseguente transizione ha così portato alla deriva molte di quelle buone intenzioni iniziali, disperdendo un patrimonio di ideali e lasciando un intero "popolo" politico improvvisamente privo di punti di riferimento. Telese restituisce lo shock, quasi fisico, della base militante nei territori e nelle periferie di fronte a decisioni calate dall'alto e alla dolorosa liquidazione dei propri simboli identitari.

Il racconto si fa intimo e potente quando esplora le ferite interne, i dibattiti accesi nelle sezioni e i congressi (fino a quello cruciale di Rimini del 1991). Ci ritroviamo letteralmente a spiare dietro le quinte, a respirare il clima teso delle assemblee e dei corridoi, scoprendo come le logiche e i contrasti tra le diverse anime del PCI lasciassero già intravedere le crepe strutturali.

Qui si consuma un vero e proprio scontro generazionale: da un lato i giovani "colonnelli" quarantenni come Massimo D'Alema, cresciuti all'ombra di Berlinguer e decisi a prendere le redini, e dall'altro i padri nobili come Ingrao o Cossutta, che tentavano di resistere. Una distanza inevitabile che avrebbe poi portato alla dolorosa scissione tra il neonato PDS e Rifondazione Comunista. L'analisi si estende inoltre agli anni successivi, seguendo il destino, la metamorfosi e i percorsi personali dei singoli leader che, diventando "ex" e "post", sono arrivati fino alle stanze del governo del Paese, ma lasciandosi alle spalle il proprio passato.

Per chi vuole comprendere l'origine delle frammentazioni odierne della sinistra italiana, questo è un libro che permette di capire come, proprio a partire da quella svolta, un pezzo fondamentale della storia nazionale si sia trasformato per sempre, avviando un processo di scomposizione e ricerca identitaria che – a tutt'oggi – non sembra ancora aver trovato un approdo organico e una sintesi culturale definita.

Un viaggio denso e appassionante, le cui pagine è stato un vero piacere navigare.
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