"Tetraplegia spastica distonica": questa complicata formula medica suona come una condanna definitiva per il neonato che ne è affetto e per i suoi genitori, che dovranno condividere e proteggere il destino di un gravissimo handicap. Eppure, col passare del tempo, tra il padre e il figlio Paolo si stabilisce un rapporto speciale, che porta l'adulto normale a scoprire la ricchezza umana nascosta, pur nella durezza delle condizioni di vita, dietro quell'insanabile diversità, e che ne modifica profondamente il modo di guardare alla vita e al mondo.Fondato sulla dolorosa ma anche esaltante esperienza personale dell'autore, questo romanzo del 2000 sembra voler chiudere una lunga partita giocata da Pontiggia con se stesso, nella sua dimensione sia di uomo che di scrittore: quasi che soltanto dopo aver raggiunto in un faticoso cammino la piena e articolata consapevolezza del suo dramma privato, potesse trasformare quest'ultimo in materia di letteratura.
Giuseppe Pontiggia was an Italian writer and literary critic.
He was born in Como, and moved to Milan with his family in 1948. In 1959 he graduated from the Università Cattolica in Milan with a thesis on Italo Svevo. After a first unnoticed short story anthology published in 1959, Pontiggia, encouraged by Elio Vittorini, decided to devote himself entirely to writing starting from 1961.
Con Pontiggia ero rimasta poco soddisfatta de La grande sera, ora invece sono contenta di avergli concesso la seconda chance con questo. Una lettura lieve (si legge molto agilmente) eppure di assoluto spessore. A metà strada tra il romanzo, il saggio e il reportage: è tutto composto di brevissimi episodi, per la maggioranza in ordine cronologico ma non necessariamente; tutti raccontati in prima persona dal protagonista che è più di un alter ego dell'autore, praticamente è proprio lui: l'elemento biografico qui va forse ben oltre il 95%, gli elementi di fiction suppongo siano solo minuzie.
I "nati due volte" sono i bambini come il figlio dell'autore (Pontiggia) e/o del protagonista (Frigerio): nel caso specifico, tetraparesi spastica distonica dovuta a sofferenza perinatale. Due volte perché, oltre al parto vero e proprio e nel quale già ci sono state evidentemente delle difficoltà, questi bambini vengono al mondo nuovamente dovendo re-imparare in pochi anni quello che per gli altri è già stato acquisito con migliaia di anni di evoluzione della specie umana. Questa seconda nascita, affidata in tutto e per tutto alle mani di coloro che li circondano, è una rinascita non solo per il bambino portatore di handicap ma anche e soprattutto per i genitori che con questa esperienza vedranno il mondo sovvertirsi e capovolgersi.
L'handicap viene analizzato in modo asciutto, a volte critico e a volte ironico, ma senza mai nemmeno un granellino di zuccherosità, in una costruzione tale per cui non solo normalità e anormalità si mescolano fino a evaporare nella loro relatività, ma addirittura l'handicap (quindi la non-normalità) funge da cassa di risonanza per tutto il resto, funge come da microscopio per l'analisi della quotidianità e degli elementi della più assoluta normalità.
In questi brevi racconti Pontiggia non illustra solo il rapporto con il figlio ma anche con medici, esperti vari, insegnanti, con la moglie, con la madre, con i suoceri. I dialoghi con tutti costoro sono riportati come punti salienti, come momenti apicali, singole battaglie che il protagonista vuole vincere e combatte faticando, anche se nell'ambito di una guerra che sa già in ogni caso perduta.
In più, c'è la sottile analisi psicologica all'interno di questi incontri/dialoghi: quando si dice una cosa per ottenere il suo contrario, oppure quando si vorrebbe dire una cosa e maldestramente si finisce per esprimere l'esatto contrario. Pontiggia si diverte anche a giocare con le parole, si concentra sul singolo vocabolo o espressione e lo analizza con il suo microscopio. Queste sottili analisi riguardano quasi sempre il dialogo tra lui e il medico, o la madre o l'insegnante, in ogni caso dialoghi tra normali: quindi è sì un libro sulla disabilità ma al tempo stesso non lo è. E' più il libro dei paradossi e dei contrari. E' un libro di epifanie e si può ben riassumere con la celebre frase di João Guimarães Rosa.: "Maestro non è chi sempre insegna, ma chi d'improvviso apprende."
Gli spunti di riflessione sulla disabilità, su normalità e anormalità, sulla malattia, sulla vecchiaia, sulla solidarietà, sull'educazione, sono tanto più numerosi in quanto semplici e limpidi gli aneddoti raccontati.
Una particolare attenzione viene riservata all'analisi del rapporto con i medici: anche se in questo caso il malato non è Pontiggia/Frigerio, mi è venuto comunque da paragonarlo al terzo e ultimo episodio di Caro Diario di Moretti; è un libro che consiglierei caldamente ai medici stessi, per provare a vedersi da un punto di vista esterno. Ma è consigliato anche a tutti gli altri per la sua attualità e freschezza e totale assenza di mielosità e ammiccamenti al pubblico, roba rara di questi tempi.
Questo libro che mi fa veramente pensare. Per lavoro sono spesso a contatto con giovani con handicap (sono un'insegnante ed ogni anno trovo almeno un alunno con handicap per ogni singola classe) e d'ora in poi sono sicura che non dimenticherò quanto letto.
«Nel male, fingendo di non riconoscerlo, ci si rispecchia, nel bene un po' meno. Per un narratore il male è la salvezza, il bene la perdizione. L'elogio del bene ha inquietato perfino il sonno dei classici ed è stato l'incubo della loro veglia. Manzoni, per farselo perdonare, ricorre all'ironia, Cervantes alla follia, Dickens alla stupidità, Dostoevskij all'idiozia, Melville all'innocenza. Solo Hugo non esista a edificare al bene una cattedrale, ma a lui, ahimè, si perdona tutto.»
Tre stelline e mezza.. "Nati due volte”, vincitore del Premio Campiello 2001, libro che si propone di parlare di disabilità. È la storia del professor Frigerio, di sua moglie Franca e dei loro due figli Alfredo e Paolo. Paolo è affetto sin dalla nascita da una grave malformazione; tetraparesi spastica. Dalle premesse ci si aspetterebbe che il focus sia sulle difficoltà di Paolo invece leggendo ti accorgi che il personaggio in primo piano è il padre e il suo rapporto difficile, inadeguato col figlio disabile, tra le mille digressioni in cui si perde quest'ultimo. Per oltre la metà del libro si parla sì dei tanti problemi che questo padre devo affrontare, prima con i medici, che hanno difficoltà ad essere onesti nella diagnosi, poi nelle difficoltà nell’inserimento a scuola, però sempre nell’ottica, permettetemi egoistica, di questo padre. Paolo continua ad essere un personaggio in secondo piano, tanto che fin molto oltre la metà del libro, non ci viene nemmeno raccontato se Paolo è in grado di parlare, di esprimersi, di interagire, non sappiamo quasi niente della sua quotidianità, ne del rapporto con la madre, ci viene solo detto che ha difficoltà di deambulazione. Solo in un capitolo si fa riferimento al rapporto col fratello maggiore ma anche in questo caso, il fratello maggiore lo vede come un nemico, il quale non riesce a rapportarsi con questo fratello “diverso”. È una lotta di questo padre per rivendicare le sue ragioni, che poco hanno a che fare, a mio avviso, con la disabilità di Paolo. In questo libro mi sono mancate le emozioni, non ho visto o per lo meno non ho percepito quella amorevolezza, quel bene, quell’unione che fa sì che ci si possa insieme dedicare a un membro fragile della famiglia. Il padre si perde in mille discussioni, più improntato su sé stesso che nel voler veramente guardare dentro sé stesso, per il bene di Paolo. In tutto il libro la madre non viene quasi mai menzionata e se osa dire qualcosa, viene quasi zittita dal marito, questa madre non ha un ruolo o per lo meno il padre non ce lo vuole far vedere. Paolo, nelle sue poche esternazioni, che Pontiggia ci permette di leggere, dimostra più maturità del padre. Nel finale il libro si riprende e regala delle belle riflessioni e ci ricorda a tutti di non dar niente per scontato, perchè la disabilità che magari oggi non abbiamo, domani, coll’avanzare dell’età, potrebbe essere la nostra di quotidianità.
Ricco nella lingua e nelle emozioni. Lucido e amaro, come quando scrive "E' sempre bene, se vogliamo la solidariet�, inserire voci passive nei nostri bilanci. Gli altri ce ne sono grati. E sappiamo che mai ci vogliono cos� bene come quando non stiamo bene." Ti entra dentro.
Clean, crisp prose that reminded me of the way I write. Also, the story was engaging, and I read the entire novel in one sitting. All around a superb work of fiction, which I highly recommend to aspiring writers who are trying to find their voice and style. This would be a great writer to emulate.
Schietto e senza filtri, Pontiggia si mette a nudo spiegandoci, in sostanza, come ha vissuto la disabilità del figlio. Nessuna scena strappalacrime, pochi luoghi comuni, tante introspezione e riflessioni.
When Professor Frigerio’s second-born child, a boy, is born developmentally challenged, Frigerio questions the role he played in his son’s fate. He cheated on Franca, the boy’s mother and his wife, while she was pregnant. Maternal stress can contribute to a foetus’ development. He knows that, and suffers for it.
The story spans thirty years, taking erratic jumps back and forward as Frigerio seeks to understand his son’s limitations, and to accept them. I’m unsure he ever truly succeeds -- I'm unsure anyone can.
I found this book challenging, distressing, it hit home in a way that I had not imagined it could. At times I longed to reach in and throttle Frigerio for his emotional ineptitude, his damned selfishness! But, in hindsight,I understand him, I sympathise with him, even if I (at times) hated him.
Arguably, he mistreated his son, Paolo, left the boy stranded in a body that betrayed him and offered little parental support. When Paolo was young Frigerio wanted a photograph of him sitting on a beach. Paolo’s body refused to accommodate the father’s desire, but instead of accepting that and opting for a different pose, Frigerio persisted, ignored his son’s distress and propped him up like a doll. The boy was afraid, unable to control his muscles, he continually fell each time his parents removed their physical support. They kept trying, despite their son’s distress, consumed by their desire for a photograph they could be proud to display to their friends. I’m afraid that admission set my nerves on edge and darkened my perception of the events in the novel.
Paolo seemingly thrived despite his parents’ issues, but imagine how he might have blossomed if his father had dragged his head out of his own ass long enough to see beyond his son’s shell to the spirit within. At times he did, there are moments in this novel where Frigerio got it right, even though he wished for his child to be ‘normal’, he accommodated his son’s differences and supported him.
In reading, I wished for Frigerio to move to a point where he would love his child unconditionally, where he would be thankful for Paolo just as he was. Frigerio never reached that point, and in hindsight, I was delusional to believe he could – to believe anyone could. It’s not human nature to embrace difference, most people aspire to the norm. Seeing that in Frigerio raised some tender issues for me, but it’s nothing that I don’t feel for myself. If I were in Frigerio’s position, I’d feel the same way, and that was the hardest thing for me to accept.
Aside from the heated emotional reaction that I experienced (which is a testament to the writing style, I must admit), the book is well written. The choppiness of the telling was a little off-putting, but the word choices, the similes, metaphors, the author’s vocabulary is delightful.
I want to say I hated this book, because I did. It opened old sores, made them weep, made me ache with a sense of helpless injustice. With the benefit of reflection, and some emotional distance, I see it’s not all that bad, and Frigerio isn’t an evil, sadistic bastard who had no sense of empathy for his son. He’s a human, and the story is truthful… and the truth hurts. But, I’d prefer literary honesty than a feel good ‘happily ever after’ with no basis in reality… even if it makes me feel like a rotten piece of crap for a while.
I’m going to give this a high rating (despite my initial desire to set fire to it), because it’s well written, it’s real (Frigerio is flawed, despite his intellect), and the territory it covers is a bitter reality. I may disagree with Frigerio, but I can’t fault his truth. For that, I give this four stars. Who knows, maybe I’ll read it again and unwedge my own head from my ass, just like I wanted Frigerio to, maybe that way I'd be less like him and more evolved. It's food for thought.
Forse avevo troppe aspettative. Non mi ha emozionata, eppure il tema è quanto di più doloroso e delicato. Ho trovato pagine ostili, opprimenti e cariche di livore.
Pontiggia rivive la sua esperienza personale: un padre che impara a vivere con la situazione di handicap del figlio colpito da tetraparesi spastica.
Dapprima la loro nascita naturale, poi costretti a trovare uno spazio fra i normali. "Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde ‘razza umana’, non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza".
La narrazione è parecchio frammentaria, fredda e polemica. Un testo che affronta un tema importante come quello della disabilità con un tono quasi sempre arrabbiato, disilluso e sarcastico. Frasi epigrammatiche, sentenze lapidarie, battute feroci su tutto e tutti. Tra gli obiettivi polemici: insegnanti, medici, parenti, direttori didattici, accusati di incompetenza, stolida arroganza, insipienza.
Pontiggia rimastica a denti stretti sulla vergogna dei parenti, sul frasario di rito dei medici, sulle fatiche di una educazione fisiatrica, sull’ostilità più che lecita di un fratello maggiore geloso, sulla diffidenza degli insegnanti. Ansia di non farcela, solitudine, rigidità delle regole scolastiche, burocrazia, ricatti, diagnosi tardive, difficoltà di una maturazione sessuale, prese in giro dei coetanei. Ogni tanto qualche spiraglio quando parla della generosità disinteressata dei volontari.
Un romanzo che fa entrare poca luce. Una prosa difficile, intricata, "inscatolata", cervellotica e rancorosa che non mi ha emozionata.
Il libro è duro perché tratta un tema difficile. Pontiggia protegge il suo dolore dietro passaggi complicati e tormentati. Mi è dispiaciuto tanto non ritrovare in queste pagine un po' della sua cordiale fraternità. Avrei voluto meno indignazione e più sentimento. Peccato.
• Una rara delicatezza viene usata da Pontiggia in questo breve romanzo che ha per temi principali la disabilità e la genitorialità.
• Il protagonista, ispirato dalla reale esperienza dell'autore, è un padre che si confronta con la nascita di un figlio disabile, evento che sovverte le aspettative e costringe a ridefinire il significato dell’amore e del rapporto con la vita.
• Il continuo dialogo interiore con il quale si snoda la narrazione esplora non solo le difficoltà quotidiane ma anche le implicazioni più profonde della diversità e della fragilità umana. Il titolo stesso del racconto suggerisce l’idea di una doppia nascita: una fisica, segnata da una condizione di disabilità, e una più profonda, legata alla crescita interiore del padre, che deve imparare a vedere oltre la malattia per riconoscere il valore intrinseco della vita del figlio.
• La sincerità disarmante con cui Pontiggia si interroga su tematiche complesse come la colpa, la speranza e l’accettazione mi ha colpita molto; questo viaggio attraverso i limiti della condizione umana, questo atto di resistenza contro la superficialità della società che spesso etichetta e giudica la disabilità come una sconfitta o una tragedia non può che commuovere e far riflettere.
• La scrittura è limpida, mai melodrammatica, profondamente empatica. Le riflessioni sul linguaggio e sulla capacità della parola di catturare l’esperienza del dolore e dell’amore sono forse tra gli elementi più toccanti del romanzo che è sì una storia sulla disabilità, ma pure una meditazione sulla condizione umana, sulla genitorialità come continuo atto di nascita e rinascita, un processo in cui imparare ogni giorno a vedere l’altro per ciò che è, nonostante tutto.
• Il superamento dei limiti imposti dalla società e dalla biologia può portare a una forma più autentica di esistenza.
Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita.
Un libro intenso, profondo e ironico quanto drammaticamente doloroso . Pontiggia affronta un mondo, quello della disabilità ponendosi davanti ad uno specchio, si mette a nudo e mette a nudo chi entra in contatto con quel tipo di sofferenza e tutto viene chiamato con il proprio nome non c’è spazio per l’ipocrisia e per infingimenti e comportamenti pietosi . L’autore cresce e matura dentro di se l’idea, il pensiero di un figlio disabile e in questo viaggio con grande lucidità osserva, annota registra azione e reazione della società, scuola , famiglia , medici e amici che entrano in crisi con questo “fenomeno”. Bellissimi i capitoli “ la preside che canta “ e “creta”. L’impressione è che la letteratura, la scrittura abbia salvato ed aiutato l’autore a rispondere alle molte domanda che l’handicap ci pone, in primis chi e cosa è normale? E per quanto tempo possiamo garantire a noi stessi e a chi ci sta intorno la tanto famigerata ed agognata normalità ?
I borrowed this book after watching the (very loosely) based Italian movie ‘Le chiavi di casa’.
For me, there were certain issues with the story. First thing, you never get a real sense of the extent of Paolo’s disability. He’s got so few dialogues that the reader can’t assess his condition and neither his personality. I think that Paolo wasn’t even in most chapters; he was just part of a subject to be reflected about, a catalyst for the father’s thoughts and judgments.
I found Professor Frigerio very hard to like. He was so judgmental of everyone else, like he always knew better but sometimes had no choice but to comply with the stupidity of others. In his own words from the book “I magnify other people’s shortcomings in order to minimize my own”. I understand that’s the angle the author may have planned for the character but I don’t have to like reading it.
The story goes back and forth and is never clear about the time events are taking place, which I would consider important to get a better understanding of Paolo’s development (for example, if he was having a hard time learning to tie his shoes, how old he was then? Was this something he should have already known or was it understandable that he struggled with it?).
In general, details are seriously lacking on this story.
While reading I felt like I was moving through the pages with no clear purpose. Some chapters are merely musings of the father about his struggle to interpret what normality, some others were scarcely related to the main story, going on about what it was like to compete/disagree with others professors and such.
I think the author makes interesting points (throwing some psychoanalysis here and there, too) and does a good job of portraying the ambivalent feelings and interactions of parents of a disabled child. I only wish there were more structure to the events presented. They say less is more, but sometimes less is just… less.
The story is what it is. It’s a good portrayal of real life. Sometimes you have to take the rough with the smooth. I didn’t love it but I liked it.
OK, I gave it four stars. But I think this novel is truly brilliant. I do know I did not have the time to devote to thinking about it that I would have liked. Really, I would have preferred to read it in a book club setting (RL or online). And to think I picked it up off a library display because the cover is so awesome.
This Italian award-winner reads like a memoir. It is short, it is sparse, it is a first-person narration. Our narrator is the father of a boy (Paolo), who was deprived of oxygen at birth and as a result has (what seems to be but is never named) cerebral palsy.
The father, Professor Frigerio, narrates a variety of occasions: the birth itself, visits to therapists, a support group, Paolo's older brother's teasing, relationships with his in-laws and mother, Paolo at school, a crooked elementary principal, a trip to Greece, trips to the store.
Within these narrations you get glimpses of the meat of the story--is the professor angry at his wife and her mother for refusing and not demanding a c-section? How does he feel about his own pushing of Paolo through exercises? Through demanding that he walk? How does he feel about the others in his support group? Is he embarrassed to take his son out? He wants to recognize that Paolo is his own, intelligent person--but doesn't seem ready to let go. All of this would be so great for discussion.
Ecco questo libro mi è stato regalato da un settantenne.. uno di quelli che critica la letteratura contemporanea, trovandola sempre meno ricca e meno interessante di quella classica. Un settantenne che mi ha suggerito solo letture eccezionali, tra classici e moderni! Nati due volte è un romanzo che racchiude tutto ciò che cerco in un libro: una storia vera o verosimile, spunti di riflessione sulla vita e in questo caso su una tematica importantissima, la disabilità, mai scontati e sempre d’impatto, una capacità ormai estinta di raffigurare scene, descrivere personaggi, raccontare aneddoti in modo da far sentire il lettore dentro la storia.. e infine una scrittura ricercata ma mai eccedente, equilibrata, sofisticata ma mai pretenziosa. Un libro da leggere.
Abbandono improvvisamente la presa, a metà del corridoio, e lui si mantiene in piedi oscillando, le scarpe di gomma sembrano incollarlo al tappeto, finché la mano si appoggia alla parete di destra per evitare la caduta. Cade ugualmente in avanti sulle ginocchia. «Dodici secondi!» gli dico. «Coraggio, Paolo, riproviamo.» Lo aiuto a rialzarsi, lui si rilascia come svuotato di forze, l'impressione è terribile, in realtà lo fa per risparmiarle, questo l'ho capito più tardi. Quante cose capiamo più tardi, mentre il debole le capisce prima. Ha perso il sapere del corpo e deve ricostruirlo con la mente. Un lavoro di milioni di anni in un decennio: simulando la naturalezza, imitando la tempestività, fingendo la immediatezza. La seconda nascita in un mondo per il quale anche noi stiamo diventando disabili.
4 ⭐️ Paolo è un ragazzo che è nato non “normale”. Il ginecologo che lo ha fatto nascere non può prevedere come diventerà Paolo, siccome a causa della sofferenza cerebrale dovuta al forcipe potrebbe aver intaccato il linguaggio o l’andatura del moto del bambino. L’unica cosa certa è che Paolo è nato due volte. Questi bambini con disabilità devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile, mentre la seconda dipende dal percorso che riuscirà a fare e dall’amore che riceverà. Suo fratello di tre anni più grande, Alfredo, ride di lui, ride quando cade e non gli dà una mano nemmeno per rialzarlo. È pura invidia per il fratello minore, dice una psicologa, perché Paolo è cioccolato dai genitori e al centro dell’attenzione. Ma per cosa? Solo per i suoi problemi, dice suo padre. A volte anche il padre di Paolo prova le stesse sensazioni di Alfredo: la patologia lo allontanava da suo figlio ed essa si tramutava in repulsione. Paolo comunque in tutto il romanzo cerca di trattare suo figlio come una normale persona anche se a volte non si rende conto che non è proprio il metodo giusto…
Bello. Partendo da "semplici" fatti della vita di una famiglia con un figlio disabile, senza compiacimento nè pietismo nell'affrontare l'argomento, l'autore ci mette con semplicità in contatto con situazioni e comportamenti delle persone normali analizzate con grande efficacia. La conclusione è che la vita è quello che ci capita e che non c'è un solo modo di affrontarla, importante è cercare di fare il meglio che possiamo nel limite delle nostre possibilità. Scritto bene, un romanzo che fa pensare, si legge volentieri
Un libro toccante, che racconta la storia del rapporto tra il padre e il figlio disabile, in una società in cui la disabilità era considerata come un tabù e motivo di imbarazzo. La narrazione è lenta e riflessiva, ma al tempo stesso accattivante e coinvolgente.
. ✨✨✨"Ai disabili che lottano non per diventare normali ma se stessi"✨✨✨
✨ Con questa dedica dell'autore si apre il bel romanzo "Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia che ho appena finito di leggere. Un romanzo breve nel quale il protagonista descrive il suo rapporto con il figlio disabile, o meglio, il rapporto che dovrà imparare a costruire con l'idea della #fragilità. La nascita di Paolo segnerà per il padre il momento in cui "è finito il tempo della commedia, ora è cominciata la tragedia". Allo smarrimento iniziale seguirà la crescita del protagonista che diventerà sempre più consapevole dei temi della disabilità.
✨ La crescita del genitore si accorda e sintonizza con la crescita del bambino e le sue conquiste. Un padre che cresce insieme al figlio: c'è tanta modernità!
✨ Non aspettatevi però un libro sdolcinato che parli esclusivamente di amore incondizionato; non c'è una sola parola che rimandi al fastidioso pietismo che a volte si insinua in testi che affrontano questi temi. No! L'aspetto che ho trovato interessante è che il protagonista non faccia alcuno sconto a se stesso, raccontando tutte le sue incongruenze, fallimenti e paure nel gestire la vita dopo l'arrivo di Paolo. L'amore autentico per il figlio assume forza proprio dal fatto di non essere dato ma conquistato.
✨ Pagina dopo pagina pensavo a quanto fosse #umano il protagonista. Con mio grande stupore ho trovato un passaggio che suona come una risposta: "Mi chiedo che significato abbia l'aggettivo, tutto ciò che fa l'uomo è umano. Però umano ha un senso più misterioso e più forte. Rimanda alla resa di fronte alla verità." E poi dicono che i libri non ci ascoltino!
Nel testo sono presenti numerosi personaggi (notevole il Dirigente della scuola) che, incontrati dal protagonista, permettono di riflettere sui temi centrali del romanzo.
This is a surprising book. To be honest, I suspected something mawkish and trite, that push-button emotional manipulation which causes uncontrollable sobbing and leaves you no wiser than when you started. I was wrong.
The book is a collection of episodes from the life of Professor Frigerio (a name I found resonant) and his son Paolo. Each is told in spare prose, in beautifully crafted sentences – I was already reaching for the Post-Its in Chapter Two. Pontiggia achieves a clinical detachment through his precise, curt chapters, inviting the reader to observe, learn, judge, accept or rail against the circumstances.
Paolo is born severely disabled. This appears to be partly the fault of the medical profession, partly the fault of his wife and her family. The story explores how the professor learns about his own special needs while coming to terms with those of his son. Frigerio suffers guilt surrounding his own infidelity, tests his theoretical opposition to prejudice against disabled people versus his will to have his son conform, battles with his own resentments towards authority, clashes with his wife and older son regarding how to treat Paolo and discovers how much his younger son has to teach him.
It’s not an easy read. It’s sharply painful and the author’s laser-pointed language doesn’t allow for evasion. You are drawn into this world, constantly comparing ‘What would I do?’ while vacillating between sympathy and infuriation with the narrator. It moved me deeply, but more importantly, made me question my own attitudes. Highly recommended for those who, just once in a while, want to examine what a principle really means.
Commentare questo libro non è semplice, troviamo le parole di un padre che ci racconta la storia sua e di suo figlio Paolo, nato con una tetraparesi spastica distonica. Ma non è la solita storia dove tutto è rosa e fiori nonostante le difficoltà che la disabilità può portare. Qui abbiamo un genitore che combatte col problema del figlio, che lo sprona a fare sempre meglio anche al di là delle sue possibilità. Un padre amareggiato e perché no egoista, come ammette lui stesso, un padre che lascia sulle spalle della moglie la maggior parte della gestione del figlio. In questo libro vediamo l'altra faccia della medaglia sulla disabilità, vediamo la difficoltà nella gestione delle piccole cose, la frustrazione nei confronti del figlio che non riesce a fare qualcosa e quando la fa il padre resta sorpreso. Ho apprezzato la scrittura di Pontiggia, che descrive in maniera vivida il rapporto tra i due e ancora meglio il rapporto che ha il protagonista con la disabilità del figlio. Una frase che mi ha particolarmente colpito è quella dell'educatore Droysen "Tu devi essere come io ti voglio, perché solo così io posso avere un rapporto con te". Frase che secondo me racchiude il maggior significato del libro. Ho apprezzato l'asprezza, il modo in cui nonostante tutto il padre si rende conto dei suoi errori, ma non sa o forse non vuole migliorarsi e il continuo confronto con dottori e tutto l'enturage credo che invece di aiutarlo ad accettare lo spingono in qualche modo da pretendere di più.
The subtitle on this is A Novel of Fatherhood, and the cover on this particular edition shows a single mitten on a snapped string of yarn. So I was expecting a heart warming story about a father and a boy in a cold climate, perhaps the boy having only one hand. Actually, it takes place in Italy and Greece, the son Paolo's disability is neurological in origin due to a botched breech birth, and the subtitle should rather have been A Novel of Linguistics (or Nuance or Articulation). The writing is spare, leaving a lot to the imagination, and allowing for a super quick read. The father is a language teacher and is looking back at his son's life and his own somewhat limited involvement in it.
Non tutti i capitoli sono efficaci e talvolta Pontiggia si dilunga in riflessioni delle quali francamente non si sente il bisogno perchè poco danno alla narrazione e poco c'entrano con le vicende trattate. Però è un romanzo molto umano e particolare, anche per il fatto che è difficile che un padre racconti del figlio disabile (è più facile che siano le madri a parlarne), che affronta il tema toccano tasti diversi da quelli consueti.
La storia non può lasciare indifferente; ti attanaglia da dentro con una tristezza grande e cruda. Scritto con uno stile forse poco scorrevole, ma reso tale anche dall'inadeguatezza delle parole a descrivere una realtà così amara e la difficoltà di accettarla.
This book reads like a memoir but is apparently a fictional "memoir" of Professor Frigerio, whose son Paolo was born with a disability (which seems to resemble cerebral palsy) brought about because of poor decisions by a doctor, his wife and his mother-in-law. The professor bears his own guilty burden at having had an affair during his wife's pregnancy. There are the endless medical and social struggles that a parent of a disabled child must navigate, and the professor seems to be quite jaded by nearly every interaction, with the school principal, with doctors, with teachers, with physical therapists, with relatives. They somehow always seem in judgment of him while he also harshly judges them. He is very egotistical, and leaves the raising of the son almost entirely to his wife Franca. It seems at times that he is an unreliable narrator.
When an ill elderly man asks him, "'Have you ever tried putting yourself in your son's shoes?'" the professor insists that he can't, and the man accuses him of being trapped in his own egoism. "'Step outside yourself,' he says, 'and get into Paolo's head.' 'No, I'll stay in mine,' [Frigerio replies], 'he'd prefer it that way too, believe me.'" The man accuses him, "'then you will never know...exactly who your son is.' That's right, I think to myself, I won't." He seems determined throughout to never attempt to understand his son, or to sympathize with him, yet, he often acts in ways that show his determination to help his son overcome obstacles.
When Paolo asks his mother if his father will come to his recital that year, the mother says, "I don't know. You know how Papa is." When the professor asks how she replied to Paolo, "'How is Papa?' 'Terrible,' she says, as if she were talking to Paolo."
Yet. I can recognize many of the feelings of distrust he feels toward the "professionals" (who are only human after all), and his frustrations and anger at the entire burden of raising a disabled child. I wish there had been fewer philosophical musings and more actual interactions shown between the professor, his wife and Paolo. As reader, I felt I didn't know Paolo or Franca as much as I would have liked, and I'd like to have known more about the professor's mistress, who he refused to give up in any bargain with God. Despite Frigerio's prickly and selfish character, I could relate to so many of his feelings of disgruntlement over the poor hand his family had been dealt, his utter impatience with the whole affair, and even the hatred and anger he sometimes felt for his own son.
Ecco a chi dedica Pontiggia questo suo romanzo del 2000, che vince il premio Campiello 2001. Devo ammettere che lo ha meritato, questo viaggio dentro la mente ed il cuore di un padre di un ragazzo disabile è intenso e struggente, emozionante senza scivolare in patetici pietismi. Quest’uomo deve fare quotidianamente i conti con le varie reazioni che l’”handicap” di Paolo suscita negli altri.
Il senso del libro credo possa racchiudersi in uno dei capitoli più brevi: “Che cosa è normale”. Pontiggia scrive: “La normalità - sottoposta ad analisi aggressive non meno che la diversità - rivela incrinature, crepe, deficienze, ritardi funzionali, intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancora più temibile alla finestra. Si finisce così per rafforzarlo, come un virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l’immagine della norma [...] È questo il passaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza.”
prima istanza: dopo essermi cecata tra le circonvoluzioni di bassani, lo stile di pontiggia è arrivato come acqua fresca e gli sono stata grata. certo, i quarant’anni di differenza tra i due romanzi che ho letto impedisce di metterli sullo stesso piano, ma tant’è. seconda istanza: da insegnante mi sono sentita molto coinvolta. ho avuto alunni con tetraparesi spastica e ho pensato molto a loro. infine metto le cinque stelle perché pontiggia mi ha sorpresa con la lucidità e l’amarezza delle sue affermazioni, ma avrei messo mezza stella di meno perché tutti i dialoghi sono così, costantemente puntellati di analisi comportamentali. ne avrei ridotta la quantità per permettere loro di fare più effetto. comunque è un libro da leggere, perché fa da specchio alle nostre fragilità.