Pochi scrittori hanno oggi il grande pregio di Elias Canetti. Romanziere, saggista, drammaturgo, autore di un ricchissimo diario, la sua opera, a partire dagli Anni Trenta, è tutto un ostinato e ossessivo combattimento con alcuni grandi temi: la massa, il potere, la metamorfosi, il rifiuto della morte, riflessi ogni volta in forme diverse, affrontati nei loro più elusivi segreti, colti nelle più varie manifestazioni, illuminati dall’interpretazione dei testi più diversi: antropologici, letterari, storici, filosofici. In questo volume, che raccoglie scritti recenti di Canetti, il lettore troverà prose dense e fulminee, dedicate, fra l’altro, agli ultimi anni di Tolstoj, alla fascinazione di Karl Kraus – che ebbe un’influenza capitale sulla giovinezza di Canetti, a Vienna –, ai folli progetti architettonici di Hitler, al senso segreto dell’insegnamento di Confucio, al diario di un testimone di Hiroshima – infine al tema che dà il titolo al libro e segretamente ricompare in tutti questi saggi: il potere e la sopravvivenza. Insieme narratore e pensatore, Canetti concentra qui in poche pagine e in una prosa straordinariamente incisiva, una riflessione e un’esperienza lungamente maturate, che lasciano una traccia indelebile su tutti gli argomenti che toccano.
Awarded the 1981 Nobel Prize in Literature "for writings marked by a broad outlook, a wealth of ideas and artistic power."
He studied in Vienna. Before World War II he moved with his wife Veza to England and stayed there for long time. Since late 1960s he lived in London and Zurich. In late 1980s he started to live in Zurich permanently. He died in 1994 in Zurich.
Author of Auto-da-Fé, Party in the Blitz, Crowds and Power, and The Voices of Marrakesh: A Record of a Visit
Nel dettato di Canetti e nella sua letteratura critica, è la scrittura il nemico della morte: il pensiero e la parola che esprimono e descrivono l'essenza del mondo. Il potere nasce dalla sopravvivenza intesa come superiorità, come dominio di chi sta in piedi su chi giace: ha una natura patologica edificando una menzogna sulla negazione del reale per volontà di ripetizione e di distruzione. Lo sguardo del potere è lo sguardo mortale, orrore e terrore per controllare e assoggettare, al quale opporre la passione che conduce al sollievo. Nelle pagine di Canetti, psicologia, storia e antropologia confluiscono in una magmatica lucidità filosofica che è responsabile di una missione a comprendere ciò che accade. L'ostinazione e la radicalità del suo pensiero riflettono in forme diverse su temi universali, come la morte, la metamorfosi, l'interpretazione, la trascendenza, il caso e il dolore, con una narrazione fulminea ed efficace che lascia un segno indelebile nella memoria e restituisce un significato originario all'esperienza esclusiva del lettore. Si tratta di conoscenza che si ispira alla sensazione di libertà, ad una coscienza non più oppressa da giudizi, modelli e credenze, ma rigenerata da nuovi codici e inedite associazioni, in uno stato di cosciente incredulità, di affidamento alla natura nella sua molteplicità. In questo testo sono approfondite differenti tematiche che cercano di suggerire idee e illuminazioni sul rapporto tra il potere e la sopravvivenza: il ruolo della battaglia e del comando, l'allontanamento degli altri e l'invulnerabilità dell'unico, il sistema conoscitivo fondato sulla paranoia, l'uso della parola e dell'angoscia, il destare al simbolo, il diario come testimonianza, il dittatore come schiavo del delirio e le patologie della massa, la verità della vita nel confucianesimo, il riconoscimento umano nella biografia di Tolstoj, la tragedia del nulla nel disastro di Hiroshima. Diffidando di tutto ciò che riconduce l'altro ad un unico principio, si accoglie l'invito a vivere senza considerarsi vincitori, ma custodendo in sé ciò che di imprevedibile e resistente presiede alla creatività biologica dell'essere umano. Con coerenza e tenacia: grano, foreste, pioggia, vento, sabbia, mare, fuoco.
Man kann dem bürgerlichen "Grossintelektuellen" Canetti verzeihen, wenn seine Gedanken jegliche Tiefe vermissen lassen. Unerträglich ist er aber, wenn er uns die Lügen und Rechtfertigungen von Albert Speer als in Gold gegossene Wahrheiten verkaufen will. 2.5/5
"Nessuno infatti, quando è al principio, può sapere che cosa troverà in sé. E come potrebbe anche solo presentire ciò che troverà, dal momento che ciò che troverà non esiste ancora? Con strumenti presi in prestito egli scava in un terreno che esso pure è preso in prestito ed estraneo, di altri. Quando per la prima volta, all'improvviso, si trova dinanzi qualcosa che non conosce, che non gli giunge da alcuna parte, si spaventa e vacilla: poiché quella è veramente la cosa sua." (Karl Kraus, scuola di resistenza, p. 53)