Il romanzo "Cecilia e le streghe", scritto alla fine degli anni Cinquanta e pubblicato nel 1963, è la prima opera narrativa di Laura Conti. Vinse il Premio Pozzale, attribuito da una giuria di cui facevano parte, tra gli altri, Elio Vittorini e Mario Soldati.
È la cronaca di una morte annunciata, quella della giovane Cecilia, che arriva con la figlia piccola a Milano nella speranza di trovarvi la guarigione. Nelle strade deserte di metà agosto, incontra una donna medico che prende a cuore il suo caso. La vicenda nella quale Laura Conti ha trasposto in forma letteraria un episodio della sua vita di medico, si intreccia coi grandi temi del dolore, della fede, della morte e dell'eutanasia.
«Benché vi sia una trama da noir, che prende le mosse da un misterioso incontro nelle strade deserte di Milano in una sera di mezz'agosto, Cecilia e le streghe è un'opera poetica e, in molte sue descrizioni, un omaggio a Milano, un atto d'amore di Laura alla sua città. E' una Milano della fine degli anni '50, una visione fantastica quasi onirica, nella solitudine delle sere di mezz'agosto» (dalla postfazione di Loredana Lucarini).
Veľmi som chcela, aby sa mi kniha páčila, ale unavovala ma obsedantná sebestrednosť hlavnej postavy/rozprávačky. Zdá sa, že príbeh chce byť o chorej Cecílii - v skutočnosti je ale o lekárke, ktorá Cecíliu stretáva, keď je najzraniteľnejšia. Je o jej vlastnom vnímaní, radách, obavách, predpokladoch (často mylných). Je po krk ponorená do vlastných projekcií a interpretácií... a tie ma, priznávam, nezaujímali do takej miery, aby som prelomila odstup, ktorý vo mne rozprávačka svojím prejavom vyvolala.
Táto kniha mi nejakým spôsobom "učarovala" na prvý pohľad.. príbeh bol dojímavý a napínavý no opis a štýl písania bol pre mňa náročný a nevedela som si ju tak "užiť" .. treba ju čítať fakt pomaly a rozmýšľať nad každou vetou preto jej stačí aj 144 strán.. nuž som viac asi na oddychovky :)
“Cecilia e le streghe” di Laura Conti, vincitore del Premio Pozzale nel 1963.
Trama: Alla fine degli anni Cinquanta, in una Milano deserta di mezz'agosto, troviamo Cecilia, nata e vissuta in un paese toscano, ha saputo che le restano pochi mesi di vita, a causa di un tumore. Ha lasciato casa e marito ed è venuta a Milano con la sua vivace bambina, Tea, per farsi visitare da un famoso professore, che però è in vacanza. Incontra una donna, un medico che si offre di aiutarla. Tra le due nasce una simpatia che presto si trasforma in amicizia. Per la dottoressa questo rapporto insolito, non professionale, è un'occasione per riflettere sulla malattia, sulla scienza, sulla medicina, sul valore della vita individuale e sulla morte. Il loro legame viene minato da donne maligne, definite “streghe” pronte ad approfittare della sua disperata situazione. Infatti Cecilia cade vittima di trafficanti di droga che estorcono ricette mediche a malati terminali.
È una storia straziante piena di pathos ma non mi ha convinto lo stile della narrazione. Risulta lento e angoscioso, così come il procedere della malattia che sta distruggendo la giovane protagonista, e forse è proprio questo l’intento dell’autrice, ricreare l’atmosfera inquieta e sofferente con questo ritmo, ma io non sono riuscita ad apprezzarlo fino in fondo. Racchiude un tema così delicato che io non mi sento all’altezza di poter affrontare.
Vi lascio un estratto della postfazione di Laura Conti:
La nuova edizione di questo romanzo edito @fandango esce poco dopo la raccolta delle firme per il referendum che punisce l’eutanasia e due anni dopo che la Corte Costituzionale ha stabilito ed escluso la punibilità di chi, in determinate condizioni agevola il suicidio di un malato, purché questi sia in grado di prendere decisioni libere e consapevoli.
L’io narrante da un lato afferma il diritto al suicidio e rifiuta l’idea che la vita appartenga “ad altri che a chi là vive" dall'altro esclude che il medico possa decidere di dare la morte anche su insistenza del malato, perché "dovrebbe assumersi la responsabilità di stabilire se il malato sia in condizioni psichiche di libero giudizio e libera volontà".
Porovnavat utrpenie jednotlivca, da sa? Ten, co preziva bolest ci ten, co suciti, kto trpi viac? Kto ma vacsie stastie pri umierani? Kolektivna smrt ci individualna? Conti navadza citatela sa nad tymito otazkami trocha pozastavit, zamysliet.