Questa raccolta di racconti di May Sinclair è stata una bellissima scoperta.
Comincio con il dire che non mi ricordavo proprio di questa scrittrice dell'età vittoriana. L'avrò sicuramente studiata al liceo, in letteratura inglese, magari l'avrò anche letta in originale: completamente rimossa.
Questa raccolta si compone di sette racconti (l'ultimo dà il titolo alla raccolta) che hanno a che fare con il mistero e il senso di assoluto. Nel modo di scrivere di May Sinclair ho riconosciuto gli echi di Shirley Jackson: la tensione narrativa che May Sinclair riesce a creare descrivendo le ambientazioni delle varie scene mi è infatti sembrata così vicina a quella propria di Shirley Jackson.
Nel primo racconto, "Dove il fuoco non è estinto", Harriott e Oscar saranno intrappolati in un perpetuo disamore, senza via di scampo.
«A un certo punto dovrà finire» disse lei. «La vita non continua per sempre. Moriremo.»
«Morire? Siamo morti. Non sapete che cos’è questo? Non sapete dove siete? Questa è la morte. Siamo morti, Harriott. Siamo all’inferno.»
«Sì, non può esserci niente di peggio di questo.»
«Questo non è il peggio. Non siamo ancora completamente morti, finché abbiamo della vita in noi per voltarci e scappare l’uno dall’altra; finché possiamo fuggire nei nostri ricordi. Ma quando sarete arrivata al ricordo più remoto di tutti oltre il quale non c’è niente... Quando non ci sarà altro ricordo che questo... Nell’ultimo inferno non scapperemo più; non troveremo più strade, niente passaggi, niente porte aperte. Non sarà necessario che ci cerchiamo. Nell’ultima parte della morte saremo chiusi in questa stanza, dietro quella porta chiusa a chiave, insieme. Giaceremo qui insieme, per sempre, uniti così saldamente che nemmeno Dio ci potrà separare. Saremo una sola carne e un solo spirito, un peccato ripetuto per sempre, e per sempre; spirito che disprezza la carne, carne che disprezza lo spirito; voi e io che ci disprezziamo a vicenda.»
«Perché? Perché?» gridò lei.
«Perché è tutto ciò che ci resta. È questo che avete fatto dell’amore.»
Anche nel secondo racconto, "L'Emblema", ritorna il tema della morte e delle passioni intrappolate che non si riesce a lasciar andare. La voce narrante racconta di suo fratello, Donald Dunbar, e di come fosse stato perseguitato dal fantasma della sua defunta moglie, Cicely: “Pensai: Come deve averla ferita! Era la stessa vecchia storia daccapo: io che cercavo di farlo cedere, di farlo aprire a lei; lui che ci respingeva entrambe, punendoci. Vedete, ora sapevo perché era tornata; era tornata per scoprire se lui l’amava. Con un bisogno che la morte non aveva spento, era tornata per essere certa. E ora, come sempre, la mia goffa interferenza lo aveva solo reso più duro, più ostinato. Se solo potesse vederla! Ma finché la respingerà non riuscirà a farlo.”
Il terzo racconto, "L'incrinatura del cristallo", è un racconto lungo. La protagonista è Agatha Verrall, un'altra donna non sposata che ha una relazione con un uomo sposato, Rodney Lanyon. Agatha è la proprietaria di un dono quasi soprannaturale: può costringere mentalmente le persone a venire da lei a distanza, così come calmare la mente riportandola alla normalità e allontanarla dalla follia. Ma questo "Dono" creerà non pochi problemi ad Agatha: “Perché il pensiero era più ampio e profondo di qualsiasi azione; apparteneva allo stesso ordine delle Energie intangibili con cui aveva lavorato. Insomma, i pensieri non ancora nati e senza forma che correvano sotto la soglia e lì si nascondevano contavano di più in quel mondo dove la Cosa, l’Inespresso, il Nascosto e il Segreto regnavano.
Ora sapeva che la sua resa della notte precedente era stata l’ultima liberazione. Non aveva più paura di incontrare Rodney, perché era stata purificata dal desiderio; era al sicuro per sempre.”
Anche nel quarto racconto "La natura della prova", si ha a che fare con la morte di uno dei due coniugi. I protagonisti sono Edward Marston e la moglie Rosamund, che prima della sua morte, Rosamund aveva detto a suo marito che desiderava che un giorno si risposasse, ma solo con "la donna giusta"; se avesse sposato la donna sbagliata, non lo avrebbe potuto sopportare. E in effetti, Edward inizia ad avere non pochi problemi quando si risposa con Pauline (una donna sbagliata).
In "Se i morti sapessero", ritornano il tema del desiderio del matrimonio, ma stavolta tra un'insegnante di musica e uno dei suoi studenti, dei legami famigliari, delle passioni e della morte.
Questi temi saranno presenti anche negli ultimi due racconti "La vittima" e "La scoperta dell'assoluto".
“Vide le vaste superfici del tempo intersecarsi l’un l’altra, come i piani di una sfera che ruota, che entrano ed escono uno dall’altro. Vide altri sistemi di spazio e tempo sorgere, cadere, che racchiudevano ed erano racchiusi. E come un inserto minuscolo nell’immensa scena, la sua stessa vita, dalla nascita al momento presente, insieme agli eventi della sua vita celeste a venire. In questa visione, l’adulterio di Elizabeth, che un tempo era apparso un evento tanto mostruoso, tanto intollerabile, apparve come piccolo e insignificante.”
Alla fine, è proprio così: ciò che affligge le nostre vite, a guardarlo da un punto di vista "altro", appare come un puntino piccolo e insignificante.