La storia è semplice, e abbastanza scontata: una studentessa ventenne si accoppia con un maturo professionista, il quale, dopo essersi impadronito del suo corpo e del suo cuore, sparisce senza addurre spiegazioni plausibili, oppure appare e scompare a capriccio devastando sempre di più la giovane donna. Lei affida i suoi dolori ad un testo, che di fatto coincide ampiamente con questo libro. Libro che personalmente ho trovato un po’ noioso nonostante qualche spruzzo di sesso qua e là; in ogni caso non c’è la scanzonata sequenza di perversioni che ci si sarebbe potuti aspettare dalle prime pagine (il rispettabile medico, esperto di letteratura erotica, che educa la giovane allieva, vuoi mettere?!) In sostanza è la cronaca di un disagio da amore abbandonato, non molto di più. Alcune considerazioni in margine: 1) Momenti di gioia, di soddisfazione non solo sessuale, di allegria in questo libro ce ne sono pochi o nessuno. Al contrario, l’angoscia che nasce dall’incertezza di non sapere cosa sta succedendo, da una monomania che cancella qualsiasi altra realtà, quella la comunica molto bene (anche troppo). Unico sprazzo di luce, una giovane amica bisessuale, della quale la protagonista pare ad un certo punto invaghirsi, ma con la quale non combinerà comunque niente. 2) La protagonista-io narrante afferma ripetutamente che l’importante medico suo amante è di un livello sociale molto superiore al suo. E meno male, visto che lei dispone di una casa di famiglia su più piani a Parigi, di una camera d’albergo che usa come studio (e dove si incontra con lui), di una villa con piscina in Provenza e di un’altra casa di campagna in Normandia. E il medico chi era, il principe di Galles sotto mentite spoglie? Comunque, ribadisco una cosa che avevo già notato tempo fa: in questi romanzi erotici (o che vorrebbero esserlo) sempre medici, avvocati, ricchi professionisti. Fattorini, muratori e sciampiste non hanno diritto ad una vita sessuale libera e selvaggia, o possono al massimo aspirare al ruolo occasionale di stalloni reclutati al bisogno (come accade talvolta in certi libri tipo “Dolorosa soror” o "Diario di un dominatore”). 3) Il fatto di essere costantemente ripiegata sul suo dolore e il suo senso di mancanza non impedisce alla protagonista di questo libro di avere scambi sessuali con parecchi altri uomini, uno dei quali qualifica addirittura come suo fidanzato. Non sarò certo io a deprecare il multitasking sessuale in una donna - ce ne fossero - ma mi viene il dubbio che, come lei soffre per la latitanza del suo Monsieur, possa esserci qualcun altro, da qualche altra parte, che soffre per la sua di latitanza, magari non tanto fisica, quanto mentale ed affettiva. E in ogni caso leggo ben poca gioia in questi rapporti multipli, vissuti più con senso di scazzo che di partecipazione, come fossero atti dovuti (a sé stessa, beninteso, mica all'altro) . E’ un vecchio discorso: spesso siamo noi a prendercela con chi sparisce senza preavviso o si rifugia nel nulla dopo frenetici scambi di mail, chat o sms magari anche roventi, ma poi, se ci facciamo un esame di coscienza, scopriamo che in altre relazioni spesso è proprio toccata a noi la parte di superficialità e latitanza, spesso senza neanche accorgercene o, se si, assolvendoci molto in fretta (sono stanco, ho altro a cui pensare, magari uno di questi giorni, eccetera...) Il problema è che la stronzaggine - quella agita, intendo, non subita - tocca indifferentemente tutti, non lascia indenne nessuno. 4) Gli aspetti basilari di questo romanzo - lo scenario parigino, la relazione extraconiugale devastante, l’uomo (importante professionista) latitante ed egoista e la donna follemente e dispeatamente innamorata, l’ambiente sociale di alto profilo - sembrano tutti la fotocopia di un altro romanzo erotico di qualche anno fa, “Nelle sue mani” di Marthe Blau. Solo che quello, non certo un capolavoro peraltro, era molto più eccitante...