Il volume vuole essere un modo di accostarsi a una terra, quella lombarda, che ha avuto in Brera un autentico cantore. A questo "come eravamo" di Brera fa da contrappunto l'esplorazione di Veronelli attraverso le preparazioni culinarie padane. Ricetta dopo ricetta Veronelli compone un affresco mobile della cucina padana dove trovano posto le verze e le anitre, le anguille e il porco. Un libro di ricordi e di sapori, di centinaia di ricette, di singolari amalgame, di nette contrapposizioni che una risata, anzi un risotto (magari giallo con i fegatini) basta a sciogliere. Nel vino, naturalmente.
Gianni Brera nasce nel 1919 a San Zenone al Po, una comunità prevalentemente contadina. Si trasferisce a Milano per studiare. A soli 17 anni è assunto dal Guerin Sportivo, per seguire la Serie C e si laurea in scienze politiche all'università di Pavia nel 1943. Considerato il più grande giornalista sportivo italiano, di se stesso ha scritto:
«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (…) Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po.»
Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi, si arruola nel corpo dei parà e lavora nell'ufficio stampa della Folgore. I suoi articoli vengono pubblicati anche sul Popolo d'Italia. Dopo l'8 settembre 1943 interrompe l'attività di giornalista militare, fugge in Svizzera e poi viene internato in un campo di lavoro per profughi italiani, qui entra in contatto con alcuni esponenti della Resistenza, tra cui Fabrizio Maffi e Giulio Seniga. Si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano.
Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano e di cui, nel 1949 divenne co-Direttore.
Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana ha lasciato una profonda impronta sul giornalismo sportivo italiano del XX secolo, con un lascito di numerosissimi neologismi da lui introdotti e accolti nell'uso del linguaggio calcistico.
Mitico libro dedicato alla cucina della Pianura Padana, che nella prima metà si dilunga su storia e tradizioni, culinarie e non, di questa terra. Ok, le ricette non le ho ancora lette tutte, per questo il libro figura ancora "in lettura"... ma leggerle senza provarle è una tortura! Però ci sono delle vere chicche, provare per credere!
In realtà, non si tratta di un semplice libro di cucina, come il titolo ("la scorpacciata", "l'abbuffata", in dialetto lombardo) e il sottotitolo ("Mangiarebere in Pianura Padana") farebbero immaginare: per la prima metà circa, infatti, Gianni Brera si sofferma su dettagli storici e culturali della terra lombarda esposti con godibile arguzia.
Segue il ricettario vero e proprio: 138 ricette di primi (tra cui 15 di minestre, 13 di polenta o piatti a base di polenta e 26 di risotti), 47 di pesce (tra cui agoni, lavarelli e tinche), 121 ricette a base di carni, 26 di verdure e salse, 38 ricette di dolci, e due brevi elenchi di formaggi e vini tipici lombardi.
Il libro è consigliato non solo perché riassume bene la cucina tipica lombarda in quasi 400 ricette, ma anche per la parte introduttiva, tanto è godibile e piacevole, non convenzionale e pervasa di sottile ironia l'esposizione di Gianni Brera sulla storia e le tradizioni lombarde. Non ha certo il rigore del saggio, ma per contro manca della rigidezza dello studio sistematico (per quanto traspaia come Brera abbia dedicato del tempo allo studio della sua terra) ed è ricca di spunti di carattere storico e antropologico.
In definitiva è un libro che consiglio a chiunque voglia capire i lombardi e la loro terra, e ami mangiare bene.