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The Iron Dragon's Daughter #1-2

I draghi del ferro e del fuoco

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I draghi di ferro rappresentano l'arma strategica che può garantire la supremazia all'uno o all'altro dei Signori, la casta intoccabile che si contende il pianeta con guerre interminabili. Jane, che vive nelle spaventose condizioni di una "fabbrica dei draghi", sogna di mettere fine al sistema della schiavità e fugge con la carcassa arrugginita del possente Melanchthon, un drago da combattimento destinato alla demolizione. Ma per ripararlo dai molti guasti riportati in battaglia e restituirgli la furia originaria, bisognerà imparare le arti di una scuola molto particolare...
Per fortuna Jane è una changeling, una "ragazza scambiata", e ha tutta la determinazione che serve per sopravvivere tra gli orrori della scuola, le violenze di un mondo impazzito e le tentazioni di Galiagante, il Signore che ha per lei straordinarie attenzioni.
In questo volume il ciclo dompleto dei Draghi di Ferro, il capolavoro di Michael Swanwick.

Copertina di Franco Brambilla

638 pages, Mass Market Paperback

First published January 1, 1993

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About the author

Michael Swanwick

442 books559 followers

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1 star
6 (7%)
Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Tanabrus.
1,981 reviews202 followers
January 5, 2016
La figlia del drago di ferro

L'indubbio punto di forza di questo libro è l'ambientazione.
Sono stato dibattuto a lungo sul genere in cui inquadrare il libro... fantasy? urban fantasy? steam fantasy? new weird?
Tutti e nessuno, direi. Ma poi, a chi importano queste etichette?

La cosa importante è che l'ambientazione è stupefacente.

Ci ritroviamo in un mondo abitato da ogni sorta di creatura fatata, tutte le creature magiche delle mitologie terrestri. Ma non è un mondo bucolico, un'Arcadia fantasy. Tutt'altro!
All'inizio del libro, veniamo catapultati in una grigia fabbrica di draghi in cui moltissimi bambini -di ogni razza fatata- vengono tenuti praticamente in schiavitù, vittime di contratti che li legano fino alla maturità alle fabbriche e al durissimo lavoro non retribuito.
Un posto grigio, fumoso, duro. Dickensiano.
I draghi sono creature meccaniche, create in quelle fabbriche. Ma vive, animate da una coscienza malvagia e malevola che anela distruzione e vendetta sui meschini mortali che li comandano con la magia.

La magia... la capacità di manipolare la materia e struttura stessa della realtà, conoscendo il vero nome di persone e cose. E questo vale con le creature viventi e con gli oggetti inanimati, così un semplice bullone diventa una chiave per comprendere il funzionamento di un intero drago, e il nome di una persona la leva per impadronirsi della sua vita.

E fuori dalla fabbrica, il mondo delle fate. Faerie.
Un mondo fantastico governato dagli elfi.
Dove gli elfi non sono le creature di Tolkien o dei suoi emuli, ma sono i bastardi impassibili e sanguinari delle vecchie leggende, le creature mostrate da Paul Anderson ne La spada spezzata.
Sono i padroni di questo mondo, imprenditori e guerrieri, Poteri in grado di fare praticamente tutto quello che vogliono, ma in realtà legati strettamente a una verità metafisica e filosoficoreligiosa che li rende quasi pietosi. Più sono potenti, meno sono reali e portatori della loro stessa rovina.

Un mondo duro e cattivo, con ben poche occasioni di gioia o felicità.

Ed è qui che conosciamo Jane, una changeling. Una bambina scambiata dagli elfi, che dal nostro mondo è stata portata in Faerie, e dove per qualche strana vicissitudine è scampata al suo destino finendo in fabbrica. Dove il suo destino si unirà a quello del drago Melanchthon, ormai in disuso e pieno di odio verso il mondo.
E mentre Jane impara a vivere, il nichilismo del drago si farà sempre più strada in lei e il loro rancore si indirizzerà verso un obbiettivo sempre più chiaro...

L'ambientazione, come detto, è grandiosa.
Il personaggio di Jane non è affatto male, così come il suo rapporto con il drago.
Purtroppo la storia in sé manca di mordente, le scene si susseguono spesso senza troppa continuità e con salti temporali anche abbastanza disturbanti. In alcuni momenti sembra un classico urban-fantasy femminile, per quanto Jane è impegnata a fare sesso. In altri si va più sul metafisico, con la struttura di quel mondo e la figura della Dea; oppure si va sul sociale, con la ghettizzazione di certe razze, il modo in cui sono trattati i nani, la superiorità degli elfi; o più raramente ci si occupa della storia vera e propria. Più che altro all'inizio e alla fine, la parte centrale è solo per far crescere Jane.

Una crescita piena di... non dico incongruenze, quanto di passaggi che non appaiono chiari nella loro motivazione.
Perché va all'università? Come fa ad andarci, senza documenti di sorta e lontana dall'influenza (comunque ormai sparita) del drago? Perché Galiagante si interessa a lei, che fini ha? Che senso ha il suo ritrovarsi continuamente intorno diverse incarnazioni della stessa persona, tanto più che hanno tutti bene o male la stessa età e quindi non possono essere vere reincarnazioni? Chi è la bambina che incontra nel finale?

Ottima ambientazione, storia così così, struttura narrativa purtroppo con molte pecche.
Comunque, grazie sopratutto all'ambientazione e al nichilismo, non mi è dispiaciuto affatto.

I draghi di Babele
Rispetto al primo libro, La figlia del drago di fuoco, l’apertura di questo volume è molto meno travolgente.
Niente fabbriche piene di fatati e di bambini in schiavitù, niente soprusi, niente violenza e disperazione, niente magia che sgorga poco a poco, sublimandosi nelle letture notturne della protagonista al chiaro di luna.
No, questo libro è più prettamente fantasy rispetto al precedente.
Abbiamo un piccolo villaggio, sempre nel mondo fatato, nel Faerie. Un villaggio quindi abitato da creature fatate, protetto da incantesimi, dotato di una sua veridica e di una Baba Yaga. Un villaggio protetto da una vecchia strega trasormatasi in pietra per poter vegliare sulla sua gente. Il villaggio dovev vive Will, il protagonista. Un mezzo mortale, un sangue misto, così come Jane.
La sua vita però è sconvolta dalla guerra: la guerra che anni prima gli aveva ucciso i genitori, e che adesso si ripresenta sotto forma di un plotone di draghi che passano sul villaggio, diretti verso la frontiera. Uno di loro, attaccato da un basilisco, precipita nei boschi… e giorni dopo si presenta al villaggio. E’ ferito e debole, ma abbastanza forte da distruggere tutti i suoi abitanti. E quindi ne diviene il padrone, il tiranno.
Will viene scelto dal drago come suo portavoce, vivendo dentro di lui e poco a poco ritrovandosi con il drago dentro di sé.

E qui comincia la storia vera e propria.

Il lento cambiamento che il drago opera in Will, visto da tutti ormai come il collaborazionista, il galoppino del drago, il nemico. Il rapporto con l’amico, la sua maturazione, la sua liberazione, il suo esilio.
E l’arrivo della guerra: la fuga, l’incontro con la piccola Esme eternamente bambina e incapace di ricordare le persone quando non le vedeva più per qualche tempo, l’arrivo nel campo profughi e la scoperta di altre verità su Esme e su se stesso, grazie alla profezia di un nano suicida e collaborazionista.
E quando i burocrati dell’esercito cercano di distruggerlo, quando sgomberano il campo mandando tutti a Babele, matura la sua decisione: distruggerà Babele, la fonte di ogni suo male.

Ma Babele è più di quanto si aspettasse.
E’ la città moderna nella quale si muove anche Jane -e che un paio di volte incrociamo-, è la città dove Will viene arruolato in un esercito sotterraneo e misterioso, e dove Will impara a conoscere il potere degli elfi.
La città dove Will si innamora di una sfrontata amazzone, e dove Nat lo plasma per renderlo un truffatore e per renderlo in grado di sopravvivere.

Una città dove niente è ciò che sembra, tra Poteri elfici che tramano per prendere il potere, quartieri di fantasmi governati da fantasmi, polizie politiche in grado di viaggiare nel tempo, titani incatenati in grado di sfornare profezie, palazzi senza fine e senza senso, creature immortali e onnipotenti che lavorano come guardiani della biblioteca… una città dove anche Nat, Esme e Will si scopriranno legati in più modi di quanti Will non pensasse possibile.

Un bel libro, a differenza del precedente qui la trama è più delineata, in ogni momento si sa come mai il protagonista si trova in un certo punto e cosa vuole ottenere (anche se in alcuni momenti si rischia di perdere di vista lo scopo, va detto). E l’ambientazione la fa meno da padrona, qui è solo -per l’appunto- un’ambientazione invece di essere il fulcro del libro. Cosa che di per sé è un bene, ma come effetto secondario ha che l’ambientazione risulta quasi sbiadita. E’ la stessa ambientazione, la stessa città, lo stesso tempo dell’altro libro… però qui vediamo tutto da una facciata diversa. Dalla facciata delle periferie, dai sobborghi, e poi dal centro stesso del potere.

Il problema di questo libro però, oltre al fatto che la trama risulta forse meno attraente della semplice ambientazione mostrata nel primo libro, è per quanto mi riguarda che le profezie (fatte prima dal nano e poi dalla titana) non servono a niente.
A che serve profetizzare apocalissi, morti e distruzioni se poi non succede niente? Se tutto quello che succede accade in una visione di ciò che potrebbe essere?
Ho capito cosa voleva essere il tutto, ma l’intervento finale di Esme non sembra così risolutore come magari era nelle intenzioni dell’autore. La scena non ha la carica epifanica che avrebbe dovuto avere.

Dopo aver letto due libri, posso dire che Swanwick crea splendide ambientazioni, ha una fantasia enorme e scrive bene.
Le trame però spesso risultano quasi oppresse dal peso delle ambientazioni, almeno per quanto ho potuto vedere in queste due storie… e sopratutto, non sa scrivere i finali.
Profile Image for Yupa.
782 reviews128 followers
April 28, 2011
Il volume contiene due romanzi, e le tre stelline sono la media dei due. Il primo la abbassa, il secondo la alza.
Tra primo e secondo romanzo intercorrono quattordici anni e non avendo letto altro di Swanwick immagino lo stacco qualitativo riveli anche crescita dell'autore.

Critiche (acide?) al primo romanzo:
1. Dove sono i draghi? Si può titolare un romanzo La figlia del drago di ferro col drago in questione che compare quasi solo all'inizio, e per fare ben poco? E che poi scompare per ritornare in scena solo verso la fine?
2. L'autore scrive bene, d'accordo, ma sembra faticare nell'allargare il respiro. L'ambientazione è robusta o, meglio, potrebbe esserlo, perché alla fine risulta sin troppo accennata. Troppi ambienti vengono solo vagamente tratteggiati e non mostrati. È coi personaggi che questo metodo ottiene i suoi effetti peggiori: abbiamo frotte di strane genìe, creature delle più fantastiche, che vengono unicamente e vagamente nominate. Ok, magari nessuno pretende una descrizione stile romanzo dell'ottocento, o le micidiali ekfraseis tolkiniane, e ok la ricerca di realismo che programmaticamente evita l'infodump, però, cribbio, qualche coordinata visiva in più non avrebbe fatto male.
3. Narrativamente, dopo una prima parte vivace e interessante, che più che prima parte è un'introduzione, la storia si impantana in una sorta di urban fantasy lutulento e senza troppa direzione, in cui succede di tutto senza che in realtà succeda molto, in attesa che arrivi l'impennata finale a sciogliere i nodi rimasti; almeno li scioglie, c'è da dire, e il finale non è malaccio.
4. La parte dolente, però, è proprio quella centrale, che occupa buona parte del romanzo. Ora, sarà idiosincrasia personale, ma le storie di gggiovani normali e le loro vite studentesche non le gradisco granché (ed è anche per questo che ho mal digerito tutta la saga magico-scolastica di Harry Potter). Ecco, alla fine La figlia del drago di ferro è questo, è storia di vita studentesca calata in uno scenario fantastico, un po' fantasy, un po' steampunk, un po' new weird (con tanto di "magri notturni" presi di peso da Lovecraft...). Peccato che le due parti, l'ambientazione fantasy e la vita giovanil-universitaria, viaggino piuttosto scollate l'una rispetto all'altra, tanto che potrebbero benissimo reggere indipendenti l'una dall'altra. Ma la cosa peggiore è l'impressione che Swanwick calchi non poco la mano per far sembrare a tutti i costi "normale" la vita dei suoi fatati studenti cittadini, abbondando in scenarî di vizio e corruzione dei gggiovani senza valori, tra sesso e droga facili (e persino un po' di rock & roll). E qui, non so se è solo mia fantasia, ma mi sembra di vederci anche un tentativo di critica sociale, o forse di decostruzione del genere fantasy: insomma, quando si vedono gli alti elfi che tirano di coca usando le banconote arrotolate a mo' di cannello, qualche dubbio ti viene.
5. Nel complesso, però, nonostante le pesanti zavorre di cui sopra, La figlia del drago di ferro non è malissimo. E tuttavia:
5a. come esperimento di narrativa fantastica (nel senso molto ampio del termine) dall'intreccio sbrigliato e poco convenzionale, il fantascientifico Luce dell'universo di Harrison è infinitamente più riuscito, e tra l'altro anche quest'ultimo non nasconde un suo intento di critica sociale che, però, a differenza di Swanwick, sa come evitare le secche esiziali del moralismo.
5b. restando all'interno dello stesso genere di La figlia del drago di ferro, o perlomeno in un genere in larga parte sovrapponibile, penso abbia saputo fare ben di meglio China Miéville, e pure senza cedere in nulla rispetto alle esigenze di una letteratura che sia anche e consapevolmete intrattenimento pop.

Anche il secondo romanzo, I draghi di Babele, in parte denuncia gli stessi limiti del suo predecessore, ma molto più attenuati.
Di gran lunga più solido e spesso, evita di impantanarsi, pur a volte rischiando.
E fa capire che il pericolo maggiore per il mondo fantastico di Swanwick sono proprio le interferenze dalla contemporaneità tecnologica: se può essere suggestivo mescolare elfi e frigoriferi, nani barbuti e telefonini, provare a farlo senza avere una presa sufficientemente salda sul timone di una nave narrativa così composita può portare a facili naufragi. Non è un caso dunque se l'immaginario dei Draghi di Babele, quando punta al contemporaneo, sembra di rado allungarsi oltre la fine Ottocento, o i primi del Novecento.
Per il resto c'è poco da dire: scivola via facile e piacevole, e l'impianto fantastico risulta molto molto più ricco, variegato e potente di quanto si potesse sperare. E al fatto che, ancora una volta, i draghi siano annunciati nel titolo, ma quasi del tutto assenti nella storia, be'... ci si può fare il callo.
Profile Image for Nutri.
64 reviews10 followers
April 27, 2016
This edition contains of two stories. While the title of the first one fixed my attention on the book, it was the second story that was averagely good.
The first story is crap. It made me hope for a wonderful story with a mechanical yet a very magical creature as one of the lead characters, but the dragon appears only in few moments and the 'daughter' is just a stupid teen. There's also a new branch of magic, at least new for me. It's 'pornomancy' (I made up the name, but it suits the way the spells are cast just fine). Magic energy is generated... well, grab the book and check for yourselves.

One of the biggest disappointments ever.
Profile Image for Eustachio.
703 reviews72 followers
July 14, 2012
Delle due storie ho preferito la prima, La figlia del drago di ferro: è molto più squallida e angosciante, e forse anche per questo più d'effetto. Entrambe comunque hanno personaggi memorabili e non mancano di originalità.

Le cinque stelle vanno a prescindere solo per l'ambientazione. Mai letto fantasy così verosimili, straordinari e densi-senza-mai-sbrodolarsi. Tanto di cappello all'autore.
Profile Image for Daniele.
86 reviews17 followers
May 1, 2017
Il volume contiene in realtà due romanzi distinti, La figlia del drago di ferro e I draghi di Babele. È molto bella, complessa e originale l'ambientazione fantasy, dove la magia e le innumerevoli creature fantastiche sono affiancate ad un mondo moderno e tecnologico. Tuttavia ho trovato la trama un po' difficile da seguire in certi passaggi (soprattutto nella seconda parte del primo romanzo), perché molte cose non vengono spiegate. Comunque il libro nel complesso mi è piaciuto.
Displaying 1 - 6 of 6 reviews

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