Muovendo dalla dichiarazione di Calvino secondo la quale «l'atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono: entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione», Gabriele Lolli scopre che le Lezioni americane possono essere lette come una parabola della matematica e che gli argomenti in esse trattati (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità) sono proprietà essenziali del pensiero matematico creativo. Se si lascia via libera alle associazioni e suggestioni evocate dal testo, è possibile descrivere i problemi e le caratteristiche della costruzione e del risultato di un’opera matematica. Di qui ha origine questo libro di irreprensibile chiarezza e grande fascino, nel quale, seguendo l’esposizione di Calvino, Gabriele Lolli sostituisce le opere letterarie e le citazioni con semplici esempi di argomenti di matematica elementare per adattare i giudizi calviniani al nuovo campo. Il ragionamento matematico si rivela così per quello che è: molteplice, paradossale, capace non solo di spiegare perché certi insetti camminano sull’acqua e di produrre i frattali da una formula con quattro simboli, ma anche di mostrare insospettate analogie con la creazione letteraria.
Ho riletto Discorso sulla matematica a distanza di sette anni. La prima volta ero fresco di università, incuriosito dal titolo e dal richiamo a Calvino — un autore che ho sempre amato, e che in quel periodo avevo in mente anche grazie alle Lezioni americane. Questa seconda lettura è nata da un regalo, e in un certo senso mi ha dato l’occasione di fare qualcosa che faccio raramente: tornare su un libro già letto. Da un lato ho trovato il testo più scorrevole e alcune idee più chiare rispetto alla prima volta; dall’altro mi sono accorto di aver sottolineato molto di più, spesso negli stessi punti, ma anche in passaggi che allora mi erano sfuggiti. Segno che il libro offre davvero molti spunti, anche a distanza di anni. Detto questo, non tutto mi ha convinto. I primi capitoli mi sono sembrati più sviluppati e curati, mentre gli ultimi risultano un po’ più sbrigativi. A tratti il tono diventa pesante, complice l’abbondanza di citazioni e riferimenti che a volte rischiano di appesantire la lettura. Rimane interessante il tentativo di avvicinare matematica e letteratura, di mostrare come entrambe siano forme di pensiero strutturato, con le loro regole e le loro libertà. È forse l’aspetto che ho apprezzato di più in questa rilettura: la volontà di costruire un ponte, anche imperfetto, tra due mondi che spesso si immaginano lontani. Insomma, è un libro che vale la pena leggere almeno una volta, soprattutto per chi è curioso di esplorare la matematica da una prospettiva diversa. Offre idee, spunti, una bibliografia ricca.
Non so se ho fatto bene a leggere “Discorso sulla matematica” subito dopo avere finito le “Lezioni americane” di Italo Calvino a cui è ispirato. Da un lato, ho pensato che sarei stata freschissima per riconoscere i collegamenti, le analogie e anche le differenze tra l'atteggiamento, le modalità del processo creativo e le qualità del prodotto finale nella letteratura e nella matematica. E così è stato, anche aiutata dalle note a piè di pagina inserite da Lolli, che facilitano questo confronto e viaggio in parallelo. Dall'altro lato, non ho considerato – e dire che leggo da molto tempo, abbastanza da conoscermi – il fatto che, dopo un libro che ho trovato meraviglioso, è spesso difficile che il seguente lo sia altrettanto. O, per lo meno, che sia meraviglioso allo stesso livello, per me. Il mio giudizio su “Discorso sulla matematica” è stato inevitabilmente condizionato da quello su “Lezioni americane”. Le connessioni fatte da Lolli sono plausibili ed esposte in maniera impeccabile. Da logico, parla spesso di logica, e a volte al lettore sono richieste alcune competenze non scontate. Tuttavia, il problema – mio, lo sottolineo – è che non ho ritrovato la stessa poesia, la stessa scioltezza e la stessa capacità di mescolare argomenti diversi e incantare chi li sta ascoltando, proprie di Calvino. “Ma è logico”, dirà qualcuno. In fondo, Italo Calvino è stato uno dei migliori scrittori italiani di sempre. Comunque, vale assolutamente la pena leggere “Discorso sulla matematica”: superiamo la inutile separazione tra letteratura e matematica e identifichiamone i principi comuni.
Un parallelismo tra la matematica e la visione della letteratura espressa da Calvino nelle "Lezioni americane". Ottima intuizione di base, si direbbe; il testo pero' manca di quella "leggerezza" e a occhio e croce anche di quella "molteplicita'" che Calvino indica come valori fondanti del bello scrivere. L'esposizione e' poco direzionata, fuori fuoco: tanti esempi e tanto girovagare, ma a proposito di qualcosa di mai del tutto chiarito. A mancare sono proprio le connessioni forti, la capacita' di evidenziare le relazioni costruttive del panorama matematico tracciato. Non stupisce, dunque, che il tutto acquisti una certa pesantezza; cui va aggiunto un discreto senso di autoreferenzialita', dato in particolare dallo scarso fondamento di alcune elucubrazioni (per le quali l'autore si limita a citare se' stesso, non avendo forse riferimenti migliori a cui attingere in letteratura). La visione del cosmo matematico proosta e', oltretutto, un po' vecchiotta e idealizzata: solo nell'ultimo capitolo fanno breccia un po' di idee apparentemente informate dal postmodernismo; nei capitoli prima la sensazione e' davvero quella che si stia parlando di qualcosa di definitivamente tramontato - ammesso che sia mai esistito.
Italo Calvino, da buon membro dell'Oulipo, è sempre stato interessato alla scienza in generale e alla matematica in particolare: ma forse rileggere il suo testamento letterario, le Lezioni americane, come se parlassero di matematica è un po' esagerato. Questa è però stata la scelta esplicita di Gabriele Lolli, che in questo libro si è addirittura permesso di non parlare di coerenza - il testo della sesta lezione che Calvino non ha fatto in tempo a preparare e che pure sarebbe stato un argomento perfetto quando si parla di matematica. Il risultato è molto migliore di quello che ci si potrebbe aspettare di primo acchito; Lolli, anche se ogni tanto si aspetta che i suoi lettori abbiano una conoscenza perfetta del formalismo della logica matematica ed è capace a scrivere la famosa formula di Eulero come e^2(πi) - 1 = 0, è molto bravo a cogliere similitudini molto labili, e sfruttarle per raccontare come i matematici vedono il proprio campo di studi. In definitiva, leggendo questo libro magari non imparerete molto di letteratura ma avrete un'idea abbastanza chiara di che cos'è la matematica.