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Ragazzo della Bovisa
Tra la Milano buia dei rifugi del 1943 e la Milano luminosa dei balli nei cortili del 1945, passando per le strade di periferia, il borgo contadino di Treviglio e una colonia estiva sul Lago Maggiore, in queste pagine Ermanno Olmi racconta la vita di un ragazzo lombardo che molto gli somiglia, rievocando gli anni del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, segnati dalle amicizie di quartiere, le inquietudini del periodo bellico, l'ardore e il tremore dei primi amori, il dolore per la morte del padre, le incursioni al luna park, le prime malizie consumate nei cinemini di periferia. Con uno stile che alterna folgoranti accensioni liriche a disincantate sfumature ironiche, Olmi ricostruisce un perfetto quadro d'epoca, tra scorci d'ambiente e gustosi aneddoti, dando vita a una piccola commedia umana del Novecento milanese, un romanzo intenso, vibrante, bellissimo, in cui la grande Storia si intreccia e diventa tutt'uno con le piccole storie degli uomini.
182 pages, Paperback
First published June 1, 2004
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Community Reviews
Displaying 1 - 12 of 12 reviews
August 27, 2026
Me sap mal, però no he connectat gens, és com que no entenc quin interès ha pensat l'autor que té la història. No veig res de profunditat, ni tan sols en la mort del pare, és com que li dona tot igual. Crec que no conta res de nou i gasta una prosa massa senzilla per al tema o per a resultar interessant.
June 19, 2024
Ermanno Olmi forever
July 14, 2021
Un breve romanzo di nostalgia e memoria. Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di un bambino durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale che l'Italia si appresta a perdere. Il quadro storico non e' messo a dire il vero molto in evidenza, la Milano degli sfollati, i bombardamenti, il pericolo incombente, sono una quinta appena delineata, cosi' come la quotidianita' di una societa' contadina che si avvia a diventare operaia. I veri cardini della narrazione sono altri, i prepotenti e al tempo stesso teneri e ingenui sentimenti, paure, curiosita', i primi istinti dell'infanzia che diventa giovinezza. Senza tempo, situazioni e sensazioni provate da tutti, in qualsiasi epoca e a qualsiasi latitudine, formano quel grumo di ricordi che gia' da ragazzi, provoca un piccolo groppo alla gola.
March 17, 2022
A me piace molto la casualità del gdl della biblioteca. Strano a dirsi, ma la rapida scelta caduta su 𝐑𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐨𝐯𝐢𝐬𝐚 si è rivelata molto più azzeccata di quanto avrei mai potuto pensare in partenza – perché, insomma, il mondo ha ben deciso di sorprenderci in negativo ancora una volta.
La storia narrata da Olmi è molto semplice e si concentra sulle avventure del giovane protagonista durante gli anni della Seconda guerra mondiale, descrivendo uno spaccato di vita milanese che, per quanto non omnicomprensivo, risulta molto vivido, tanto che è semplice immergersi dentro. Le vicende, poi, essendo presentate dal punto di vista di un ragazzino, hanno in sé una semplicità e una schiettezza che mi ha molto colpita, nonché una dolcezza pura, di quelle che riconosco tipiche dell’età del protagonista e che ricordo essere state anche mie. Hanno un sapore nostalgico, che ho apprezzato tanto.
In ogni caso, è un romanzo fatto di attimi e dettagli, costruiti un modo magistrale a definire un mosaico da cui è impossibile staccarsi: le ruberie di carbone, i baci scambiati sotto la neve, lo stridere dell’immagine del soldato tedesco che gioca a calcio coi bambini della colonia e quello che uccide i partigiani, la madre di Sarina e le sigarette sotto i bombardamenti, le bambine di cui si innamora, la figura del padre… tanti piccoli frammenti che si incasellano in un contesto più grande, così immenso che spesso ci si dimentica di quanto, invece, la vita sia andata avanti anche durante le ore più buie.
È stata una lettura interessante, quasi confortante sotto un certo punto di vista, che mi sento di consigliare a chiunque abbia voglia di perdersi per qualche ora in un mondo che, ora come ora, non è così lontano quanto sembra. Dà un po’ di speranza, e non c’è niente di più bello che questo.
4/5 ⭐
La storia narrata da Olmi è molto semplice e si concentra sulle avventure del giovane protagonista durante gli anni della Seconda guerra mondiale, descrivendo uno spaccato di vita milanese che, per quanto non omnicomprensivo, risulta molto vivido, tanto che è semplice immergersi dentro. Le vicende, poi, essendo presentate dal punto di vista di un ragazzino, hanno in sé una semplicità e una schiettezza che mi ha molto colpita, nonché una dolcezza pura, di quelle che riconosco tipiche dell’età del protagonista e che ricordo essere state anche mie. Hanno un sapore nostalgico, che ho apprezzato tanto.
In ogni caso, è un romanzo fatto di attimi e dettagli, costruiti un modo magistrale a definire un mosaico da cui è impossibile staccarsi: le ruberie di carbone, i baci scambiati sotto la neve, lo stridere dell’immagine del soldato tedesco che gioca a calcio coi bambini della colonia e quello che uccide i partigiani, la madre di Sarina e le sigarette sotto i bombardamenti, le bambine di cui si innamora, la figura del padre… tanti piccoli frammenti che si incasellano in un contesto più grande, così immenso che spesso ci si dimentica di quanto, invece, la vita sia andata avanti anche durante le ore più buie.
È stata una lettura interessante, quasi confortante sotto un certo punto di vista, che mi sento di consigliare a chiunque abbia voglia di perdersi per qualche ora in un mondo che, ora come ora, non è così lontano quanto sembra. Dà un po’ di speranza, e non c’è niente di più bello che questo.
4/5 ⭐
August 28, 2026
Con qué finalidad escribe este libro? Es demasiado contemplativo, muy llano. Los únicos momentos que se pueden explorar y profundizar no se hacen, como la muerte del padre. No sé, es que resulta más entretenido mirar una pared durante horas. Y no me creo que nadie le haya dicho al autor que lo que está escribiendo no tiene contenido, que no pasa nada. No le pongo 0 estrellas xq no se puede.
This entire review has been hidden because of spoilers.
March 16, 2019
Un libro che si legge in poche ore. Emozionante squarcio della Milano durante la guerra e dei suoi dintorni. Il protagonista è il regista da piccolo.. Rip grande maestro.
January 18, 2026
como ver una peli neorrealista italiana: "una pequeña comedia humana del Milán de la guerra"
September 8, 2026
el comentarem l’altre dia en el club, pf quin llibre mes desustanciat
August 26, 2026
muy sencilla, pensé que sería algo más profundo a pesar de ser corto pero no
June 20, 2021
Ermanno Olmi fue un director de cine italiano fallecido en el año 2018. Contó con un considerable prestigio y colaboró al que logró el cine de su país durante muchos años. Entre los galardones que recibió se encuentran algunos tan importantes como la Palma de Oro del Festival de Cine de Cannes y el León de Oro del Festival de Cine de Venecia. Con ello nos podemos hacer a la idea de su capacidad como director de cine. Durante los años ochenta sufrió una enfermedad que convirtió en imposible continuar con su actividad durante unos años. Te preguntarás por qué hablo de un director de cine, de sus premios y de su enfermedad…
Todo tiene una razón y es que esa incapacidad durante los años en los que la enfermedad lo mantuvo postrado transformó lo que iba a ser el guion de su próxima película (Ragazzo della Bovisa) en un libro. El libro del que hoy hablamos. Para escribir el guion/futuro libro Olmi decidió echar mano de su memoria y retrotraerse a la ciudad de Milán durante su infancia en los primeros años cuarenta del siglo pasado. Es sencillo adivinar que la industrial ciudad en la que se crio Ermanno era un jugoso objetivo bélico, y la trama que nos presenta está plagada de bombardeos, restricciones y cartillas de racionamiento.
Entre esos tensos momentos entre bomba y bomba en los que es difícil adivinar quién sobrevivirá y quién quedará por el camino, Olmi nos trae una serie de anécdotas centradas en nuestro protagonista, sus clases en el colegio, los juegos con su hermano y sus amigos, el descubrimiento del amor y la lucha (sí, se puede definir como lucha) por su primer beso, y el alejamiento de la ciudad, como muchos de los niños de la misma, para lograr su supervivencia.
Entre alojarse en la casa de la abuela en el pueblo y acudir a algún campamento de verano financiado por la empresa en la que trabaja su padre, el niño va dejando paso al adolescente. Hay que decir que resulta evidente que sobrevivió a la guerra y a la posguerra, ya que desde el inicio sabemos que nos narra los hechos desde la edad adulta.
“Chico de barrio” (Bovisa era el barrio milanés en el que se crio Olmi) fue la única novela que escribió el director de cine, que después de ella tendría tiempo para algunas películas más. Nunca (de momento) se llevó al cine, y seguramente habrá algún intento en el futuro, ya que es una materia prima muy golosa para dejarla pasar. He de decir que disfruté de la lectura, una lectura curiosa y divertida, sin muchas pretensiones, narrada con gusto y que guarda el equilibrio entre el drama de la guerra y la sempiterna época de descubrimiento que supone la adolescencia, y que se puede situar en cualquier era.
Supongo que no hay que señalar que es la típica novela de iniciación en la que un adulto nos narra con ojos de niño los sentimientos que permanecen (no se sabe si inalterables o totalmente adulterados) en su memoria treinta o cuarenta años después. Es una fórmula recurrente, utilizada de forma habitual (a veces de forma abusiva) pero creo que en este caso, sin intentar ser un libro profundo, ni mucho menos, se deja leer y creo que puede resultar una agradable compañía para un par de tardes de verano.
Todo tiene una razón y es que esa incapacidad durante los años en los que la enfermedad lo mantuvo postrado transformó lo que iba a ser el guion de su próxima película (Ragazzo della Bovisa) en un libro. El libro del que hoy hablamos. Para escribir el guion/futuro libro Olmi decidió echar mano de su memoria y retrotraerse a la ciudad de Milán durante su infancia en los primeros años cuarenta del siglo pasado. Es sencillo adivinar que la industrial ciudad en la que se crio Ermanno era un jugoso objetivo bélico, y la trama que nos presenta está plagada de bombardeos, restricciones y cartillas de racionamiento.
Entre esos tensos momentos entre bomba y bomba en los que es difícil adivinar quién sobrevivirá y quién quedará por el camino, Olmi nos trae una serie de anécdotas centradas en nuestro protagonista, sus clases en el colegio, los juegos con su hermano y sus amigos, el descubrimiento del amor y la lucha (sí, se puede definir como lucha) por su primer beso, y el alejamiento de la ciudad, como muchos de los niños de la misma, para lograr su supervivencia.
Entre alojarse en la casa de la abuela en el pueblo y acudir a algún campamento de verano financiado por la empresa en la que trabaja su padre, el niño va dejando paso al adolescente. Hay que decir que resulta evidente que sobrevivió a la guerra y a la posguerra, ya que desde el inicio sabemos que nos narra los hechos desde la edad adulta.
“Chico de barrio” (Bovisa era el barrio milanés en el que se crio Olmi) fue la única novela que escribió el director de cine, que después de ella tendría tiempo para algunas películas más. Nunca (de momento) se llevó al cine, y seguramente habrá algún intento en el futuro, ya que es una materia prima muy golosa para dejarla pasar. He de decir que disfruté de la lectura, una lectura curiosa y divertida, sin muchas pretensiones, narrada con gusto y que guarda el equilibrio entre el drama de la guerra y la sempiterna época de descubrimiento que supone la adolescencia, y que se puede situar en cualquier era.
Supongo que no hay que señalar que es la típica novela de iniciación en la que un adulto nos narra con ojos de niño los sentimientos que permanecen (no se sabe si inalterables o totalmente adulterados) en su memoria treinta o cuarenta años después. Es una fórmula recurrente, utilizada de forma habitual (a veces de forma abusiva) pero creo que en este caso, sin intentar ser un libro profundo, ni mucho menos, se deja leer y creo que puede resultar una agradable compañía para un par de tardes de verano.
September 20, 2019
Ragazzo della Bovisa (1986)
Il romanzo ripercorre il periodo 1940-45 dal punto di vista di un ragazzino delle medie, intrecciando ricordi di guerra (la vita in una città bombardata e quella da sfollati in una colonia) con le esperienze tipiche di quell'età (i primi turbamenti, l'affetto verso il padre e il pudore nel mostrarlo, l'ammirazione verso il fratello più grande), lasciando anche spazio a riflessioni profonde sul passare del tempo e il concetto di nemico. A mio parere è una testimonianza preziosa e molto evocativa, che trasmette benissimo che cos'era la quotidianità di un periodo di guerra, ovvero attese, paura ma anche vita che in un modo o nell'altro doveva continuare.
Anche se Olmi non si perde troppo in descrizioni io ho visto questo racconto, non so come altro spiegarlo. Se da una parte mi dispiace che non si sia trasformato in un film, come era nei piani originali dell'autore, dall'altra lo trovo perfettamente compiuto in se stesso come opera letteraria.
"Quell'anno io ero nella squadra dei più grandi, quelli che finivano le elementari, e per noi sarebbe stato l'ultimo anno di colonia. Allora, come avevamo sentito fare gli anni passati da quelli che ci avevano preceduto, anche noi tutte le sere, mentre salivamo la lunga scalinata che portava alle camerate, cantavamo a squarciagola un ritornello inneggiante la partenza. Ricordo che fu lì che per la prima volta cominciai a sentire lo scorrere del tempo non solo come qualcosa di fisico, ma anche come un sentimento: ebbi cioè la sensazione che il passato si portava via una parte della mia vita. Cantavo con i miei compagni e mi venivano in mente quelli che prima di me avevano cantato quelle medesime parole, salendo in fila per due quei medesimi gradini. E noi piccoli li guardavamo con invidia, mentre adesso, che ero anch'io lì tra i più grandi, provavo come un brivido di malinconia senza capire bene il perché. Solo a distanza di anni, mi resi del tutto conto che quel sentimento era la scoperta di una nuova percezione del tempo, come di una forza inesorabile che mi avrebbe, di lì a poco, allontanato per sempre dalla mia infanzia." pag. 37-38
Il romanzo ripercorre il periodo 1940-45 dal punto di vista di un ragazzino delle medie, intrecciando ricordi di guerra (la vita in una città bombardata e quella da sfollati in una colonia) con le esperienze tipiche di quell'età (i primi turbamenti, l'affetto verso il padre e il pudore nel mostrarlo, l'ammirazione verso il fratello più grande), lasciando anche spazio a riflessioni profonde sul passare del tempo e il concetto di nemico. A mio parere è una testimonianza preziosa e molto evocativa, che trasmette benissimo che cos'era la quotidianità di un periodo di guerra, ovvero attese, paura ma anche vita che in un modo o nell'altro doveva continuare.
Anche se Olmi non si perde troppo in descrizioni io ho visto questo racconto, non so come altro spiegarlo. Se da una parte mi dispiace che non si sia trasformato in un film, come era nei piani originali dell'autore, dall'altra lo trovo perfettamente compiuto in se stesso come opera letteraria.
"Quell'anno io ero nella squadra dei più grandi, quelli che finivano le elementari, e per noi sarebbe stato l'ultimo anno di colonia. Allora, come avevamo sentito fare gli anni passati da quelli che ci avevano preceduto, anche noi tutte le sere, mentre salivamo la lunga scalinata che portava alle camerate, cantavamo a squarciagola un ritornello inneggiante la partenza. Ricordo che fu lì che per la prima volta cominciai a sentire lo scorrere del tempo non solo come qualcosa di fisico, ma anche come un sentimento: ebbi cioè la sensazione che il passato si portava via una parte della mia vita. Cantavo con i miei compagni e mi venivano in mente quelli che prima di me avevano cantato quelle medesime parole, salendo in fila per due quei medesimi gradini. E noi piccoli li guardavamo con invidia, mentre adesso, che ero anch'io lì tra i più grandi, provavo come un brivido di malinconia senza capire bene il perché. Solo a distanza di anni, mi resi del tutto conto che quel sentimento era la scoperta di una nuova percezione del tempo, come di una forza inesorabile che mi avrebbe, di lì a poco, allontanato per sempre dalla mia infanzia." pag. 37-38
June 20, 2013
amongst the best books I ever read.
it narrates my Milan, and at the same time a city I never knew, or just through some documentaries or Milan elderly's memories. and this autobiographic wonderful and passionate report is through a young boy's eyes, and his innocence is muffling the death war is bringing in his own family and on Milan.
it narrates my Milan, and at the same time a city I never knew, or just through some documentaries or Milan elderly's memories. and this autobiographic wonderful and passionate report is through a young boy's eyes, and his innocence is muffling the death war is bringing in his own family and on Milan.
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