Il volume tratta l'arte romana nel centro del potere, e cioè in Roma stessa. Tutta l'arte romana sorge da un incontro intellettualistico con l'arte greca su una base sociale nuova e non come espressione di un profondo sentimento radicato nello spirito di gruppi sociali determinati. Perciò il suo carattere fu subito eclettico, e potè presentarsi subito con alcuni aspetti programmatici a servizio di un'ideologia di governo, prodotta in gran parte da artisti che avevano con i loro committenti relazioni del tutto particolari, talvolta di prigionieri di guerra, o addirittura servili e comunque di inferiorità civile, come stranieri che non possedevano cittadinanza romana.
Un libro davvero ottimo. Al di là delle tesi dell'autore, la qualità stilistica del testo è altissima e in questo caso anche l'apparato iconografico: nella mia versione sono almeno un centinaio e, pur essendo in b/n, aiutano tantissimo nella comprensione dei concetti.
Bianchi Bandinelli è stato storico dell'arte di grande valore e non si può negare la profondità del suo pensiero in merito. Egli legge la storia romana come storia del rapporto tra le influenze esterne greche e le naturali tendenze romane: naturaliste ed idealizzante le prime, tendenti alla comunicazione le seconde. L'arte greca è il bello ideale, quella romana è il messaggio reale, "bello o brutto" che sia. Tutto ciò è al servizio dell'analisi storicistica: studiare l'arte è importante perché ci dice qualcosa (alla marxista, insomma) sulla società che ha prodotto tale arte e sulle condizioni di rapporti economici di creatori, committenti e fruitori.
Ho apprezzato la schiettezza dell'autore nel criticare l'arte augustea, che egli giudica conformista e fredda, e nell'esaltare invece quella del periodo traianeo-antonino, che fu reazione consapevole e matura dell'arte italica.
Un itinerario attraverso le forme espressive romane nei diversi settori artistici. Alcune teorie sono state ampiamente superate, talvolta proprio l’impostazione critica, ma resta una pietra miliare. RBB procede a mo’ di un colloquio ma inserisce dissertazioni che vanno talora in direzioni diverse da quelle di partenza; e si perde facilmente il filo. Questo, ovviamente, senza nulla togliere alla limpidezza dello stile.