Romanzo di formazione, testo di estetica e filosofia dell'arte, lungo discorso sull'essenza della bellezza e dell'arte, ma anche opera altamente simbolica del periodo in cui fu scritta (1982), "L'uccello dalle ali d'oro" di Yi Munyŏl è, per me, senza dubbio, uno dei testi più rappresentativi dell'Oriente, oltre a essere, come scrive Maurizio Riotto - per le cui postfazioni sempre sia lodato! -, «uno dei più complessi lavori di Yi Munyŏl» in cui le chiavi di lettura dell'opera «sono molteplici e non certo limitate».
La storia di Kojuk, che sarà affidato dallo zio alle cure del maestro calligrafo Soktam, è un viaggio oltremodo affascinante, ricco di sottili e brillanti metafore e simboli, in cui le riflessioni sull'arte e sulla possibilità di realizzare «un'idea artistica», o lo scontro tra vecchie e nuove generazioni (e dunque tra vecchie e nuove concezioni), si mescolano a quelle più velate, come spiegherà egregiamente Riotto, riguardanti il periodo carico di tragedia vissuto dall'autore stesso: la Corea degli anni '70 e '80. Ma di quest'ultimo aspetto noi ne verremo a conoscenza solo a posteriori leggendo appunto la postfazione di Riotto.
Yi Munyŏl è uso intrecciare aspetti romanzati a riferimenti storici fattuali - e qui la vicenda copre un arco temporale che va dai primissimi anni del '900 sino agli anni '70, dunque «Kojuk nasce in uno stato ancora retto da una monarchia ispirata da princìpi confuciani, conduce la sua personale ricerca mentre intorno a sé tutto cambia, crolla definitivamente o rinasce sotto diverse forme, muore nel pieno di una dittatura» - e si avvale di questo intreccio per parlare a più lettori possibili, creando livelli interpretativi molteplici. Lo scrive perfettamente Riotto: «[In Yi Munyŏl] a uno stile particolarissimo, caratterizzato da un lessico oltremodo vario e dalla ricerca quasi ossessiva di precisi riferimenti reali a contorno dell'elemento fantastico che costituisce la trama dei suoi lavori, si accoppia la capacità di dare alle proprie opere vari "livelli" di fruizione del testo, ad uso e consumo di una vastissima gamma di lettori». In più, ci sono sempre dei messaggi che le storie di Yi Munyŏl intendono lasciare e che naturalmente ineriscono alla sua "visione del mondo", una visione quanto mai nichilista...
Insomma, leggete "L'uccello dalle ali d'oro" di Yi Munyŏl - secondo me, un capolavoro -, e leggete questo autore, di cui si parla, colpevolmente, troppo poco.