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Un contadino nella metropoli: Ricordi di un militante delle Brigate Rosse

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Caro Prospero,
ho letto volentieri la tua storia perché tu sei una persona da ascoltare. Un libro è bello per questo, perché c'è un racconto che nessuno interrompe. L'ho seguito di filato nel volo che mi portava a Madrid e l'ho finito poco dopo. Tutti e due per aria, nel Mediterraneo, stavamo nel posto giusto, staccati da terra. Ho riconosciuto la tua voce, la tua consistenza e anche le incertezze di tanti cambiamenti. Malgrado il tuo continuo richiamo a una ragione politica, credo che le tue scelte siano dipese da una tua rettitudine, da una misura che ha per unità di peso il palmo di una mano. Ho apprezzato la tua reticenza verso i dettaglia, il tuo modo di nominare le persone, la sofferenza procurata dal comportamento di molti compagni per te fidati. Dal punto di vista storico è un documento, l'ho consultato con interesse, specie il tempo degli anni ottanta, voi nel circuito dei camosci e io a piegare la schiena in fabbrica, in cantieri nella clausura ostinata e ostile verso chiunque. Me la sono ammansita con la scrittura, l'ho messa a contrappeso. Tu l'hai smaltita nella spezzettata comunità delle prigioni, nelle discussioni, nei documenti politici, ultime voci degli ammutoliti. Oggi accetti la solitudine, scrivi la tua storia che, per quanto sia stata saldata a una comunità, resta inconfondibile e tua. Oggi la tua volontà di scriverla chiude un tempo della tua vita. Una filastrocca dell'appennino emiliano racconta che la vita di un uomo è lunga quanto la vita di tre cavalli. Con questo libro hai sepolto il tuo secondo cavallo. Io il mio secondo l'ho lasciato a Belgrado nel '99 sotto il ferro e fuoco della Nato. I nostri cavalli muoiono in fondo a un atto di solitudine. La tua volontà di scrittura è questo distacco. Non è un libro politico, caro Prospero, è un libro di un padre che non ha avuto figli. In questo siamo uguali. E dopo averlo letto, provo per te più affetto di prima.
Erri De Luca, gennaio 2005

350 pages, Paperback

First published January 1, 2006

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Prospero Gallinari

3 books1 follower

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Profile Image for Orsodimondo.
2,512 reviews2,512 followers
May 5, 2026
LE DIVERGENZE TRA IL COMPAGNO TOGLIATTI E LORO



Sentire questi uomini parlare della Resistenza e dei suoi valori, apprendere dell’espulsione che i partigiani avevano subito dai posti di spicco nelle aziende e negli uffici dello stato, capire che quei posti erano stati riconsegnati agli individui che li avevano amministrati durante il fascismo e la Repubblica di Salò, è impressionante. Ascoltare la vicenda delle grandi fabbriche del Nord, difese dalla Resistenza col sangue dei suoi combattenti, e poi riconsegnate a imprenditori che, quasi sempre, come Valletta, avevano collaborato attivamente col regime fino al 25 aprile del ’45, infiamma la nostra indignazione.

La Resistenza tradita. La guerra civile strisciante. La paura del colpo di stato, mentre i nostri vicini vanno a destra (l’assassinio di Lambrakis in Grecia) o sempre più a destra (l’esecuzione di Grimau in Spagna).
Concetti ormai incontrati in svariate letture sul tema, che incontro qui di nuovo, e forse mai spiegati e raccontati con tanta chiarezza e semplicità.

Reggio Emilia si è dimostrata generosa con le Brigate Rosse: oltre alle armi dei partigiani, oltre ad accogliere nei suoi dintorni (Costaferrata) la riunione che sancì la nascita del partito armato, ha dato fondatori e militanti in buon numero: Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Franco Bonisoli, Fabrizio Pelli, Lauro Azzolini, Tonino Loris Paroli.



Irriducibile, mai pentito, mai dissociato:
È la prima volta che mi trovo di fronte alla decisione di dare la morte, la morte a priori, a un uomo che considero un nemico della classe cui appartengo. Sul piano etico e politico, il nodo l’ho sciolto nel momento stesso in cui ho deciso di lottare anche con le armi per la causa in cui credo. Sul piano storico, il problema l’ho collocato ben presto sul percorso secolare dell’umanità e delle feroci e ineludibili contraddizioni che ne hanno scandito lo sviluppo. Ma tutto questo non rende meno pesante il fatto umano, il fatto “individuale”, di decretare in modo irreversibile il destino di un proprio simile. Un macigno che solo la convinzione politica dei propri atti può sorreggere.
È la prima volta che leggo l’autobiografia di un membro di un’organizzazione dedita alla lotta armata che neppure con gli anni di carcere modifica il suo pensiero, ammette la sconfitta: nulla, Gallinari era un “duro e puro”, oppure, variante a scelta personale.



Di anni di carcere ne ha accumulati: il primo arresto è del 5 novembre 1974 – le BR non avevano ancora ucciso, Gallinari le aveva bazzicate fin dai primi passi (no a Chiavari, ma presente a Costaferrata, la nascita ufficiale), una inutile deviazione di qualche mese nel Superclan di Corrado Simioni – che secondo me era da evitare già per il nome – e poi l’approdo definitivo nelle BR.
Passati tre anni dietro le sbarre, il 2 gennaio 1977, riesce a evadere dal carcere di Treviso.
Partecipa al rapimento di Moro, alla strage di via Fani, è addetto a Moro per i 55 giorni (pasti, abluzioni e salute), ha tempo per combinarne altre (piazza Nicosia, l’assalto alla sede provinciale della DC): il 24 settembre 1979 viene arrestato di nuovo. E nonostante vari tentativi di evasione, non esce più. Se non nel 1996 per ragioni di salute. Morto nel 2013, ormai invalido al 100%, fu sepolto in una cerimonia affollata e partecipata. Mi viene da pensare che sia stato il brigatista più apprezzato di tutti dai suoi compagni, il più generoso e pronto a sacrificarsi, sempre in prima fila.



E anche uno dei più illusi che le BR fossero davvero l’avanguardia di una massa proletaria che si sarebbe armata e avrebbe conquistato la rivoluzione:
Eravamo clandestini per lo Stato, non per le masse. Vi piaccia o non vi piaccia era così l'Italia di quegli anni, altrimenti un'organizzazione come la nostra non avrebbe potuto restare in piedi per tanto tempo.

È mia impressione che Gallinari posticipi di vari anni la distanza (frattura?) tra i brigatisti in carcere e quelli fuori.
È mia impressione che ci sia qualcosa di poco chiaro in questo testo – peraltro molto interessante: Gallinari fu ferito alla testa durante il secondo arresto, il suo cervello funzionava così così, lui stesso dichiara grossi problemi di memoria. Come fa allora ad avere un ricordo così definito e lucido anche di particolari all’apparenza poco determinanti? Le tante citazioni, le note, sono davvero farina del suo sacco?



Il suo racconto si interrompe nel 1988 con queste parole: Fine di una storia. La storia continua.

PS
“Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi” è la risoluzione dei comunisti cinesi pubblicata in Italia nel 1965 dalle edizioni Oriente.
Un’altra citazione merita conservare:
Oggi, ottobre 1988, le Brigate Rosse coincidono di fatto con i prigionieri politici delle Brigate Rosse. È una situazione mai verificatasi prima in diciotto anni di attività politica.
Eppure, secondo alcune buone letture (Casamassima, Manconi) le Nuove BR erano già presenti, un filo bello grosso lega le prime alle seconde.


Ma quanto piacevano i baffi ai brigatisti!
Profile Image for Mauro Morellini.
155 reviews5 followers
March 5, 2013
Sicuramente interessante, ma me lo aspettavo più personale e meno politico. O meglio, è sicuramente personale ma troppo..analitico. Mi aspettavo più sentimenti. Quelli di chi ha sacrificato la vita per l'ideale di un Italia migliore e ha perso. Di chi ha capito che forse non ne valeva la pena.Che le masse non sono quelle che pensava lui.
Ma forse per sopravvivere a quella vita dura e infame che ha fatto, i sentimenti li ha dovuti sotterrare.
Profile Image for Tittirossa.
1,072 reviews356 followers
November 23, 2017
La capacità di Prospero Gallinari di raccontare la propria storia (fatta in massima parte di attentati terroristici, lunghe lunghissime discussioni politiche, militanza carceraria) con una freddezza ed un distacco mirabili, è decisamente fuori dall'ordinario.
E il libro mi è piaciuto per questo. Il contenuto può essere discutibile, ma Gallinari non cerca di convincere il lettore a passare dalla parte delle Brigate Rosse, non cerca neanche di convincerlo della fondatezza dell'analisi politica che ha portato agli anni di piombo: si limita ad esporre con freddezza chirurgica i fatti che lo hanno portato ad essere un esponente di primissimo piano delle Brigate Rosse.
Non giustifica mai la propria scelta di fondo, ma spiega di volta in volta le scelte specifiche che lo hanno portato a fare una scelta piuttosto che un'altra, trascinando il lettore in un razionale delirio di gruppi, gruppuscoli, fazioni, unità combattenti e guerriglia urbana Racconta il rapimento Moro con pudore e rispetto per il rapito e per le scelte dei rapitori: il racconto è agghiacciante ma non raccapricciante. Non si lascia mai, dico mai, andare a descrizioni gratuite, non si presta a morbosità voyeuristiche.
Ci sono alcune frasi che meglio di tutto rappresentano l'epoca ed il personaggio, in particolare questa: "Quando la pratica politica si esprime attraverso l'uso delle armi, incidenti del genere non possono mai essere esclusi" (l'incidente è la morte di un capo officina, che doveva essere solo gambizzato ma muore dissanguato). Un libro sicuramente utile per capire il contesto ed il fenomeno BR, che ha funzionato un po' come una macchina del tempo per me, che vissi quegli anni da bambina e ragazzina, ma che ricordavo con un misto di terrore e curiosità. Terrore per quello stillicidio di morti, curiosità per la molla che aveva portato così tante persone a scelte così estreme e così impopolari.
Profile Image for Paolo.
78 reviews
January 14, 2025
La storia della lotta armata in Italia raccontata da uno dei protagonisti, senza le dietrologie, le montature complottiste, le analisi con il senno di poi. Un racconto nudo e crudo che aiuta ad avere un quadro un po' più chiaro degli anni '70 e '80.

Solamente mi è rimasto l'amaro in bocca a pensare che terrorismo nero e mafia non sono stati combatutti dallo Stato con la stessa intensità (ed infatti non sono stati sconfitti).
Profile Image for Catta.
101 reviews1 follower
July 14, 2024
Difficile esprimere un giudizio sul libro senza che questo diventi anche un giudizio storico, nel quale non voglio entrare in questa sede.
Diciamo che il libro è scritto bene e si legge molto volentieri, interessantissimo dal punto di vista storico ed anche umano, l'Italia raccontata sembra lontana anni luce, invece è solo passato prossimo.
8 reviews
August 26, 2024
Spiega molto bene tutta la storia delle BR senza risultare un libro storico "pesante" da leggere
Profile Image for Simona Calò.
498 reviews14 followers
April 6, 2022
Libro consigliato dall'eletto del mio cuore, del suo racconto mi colpiscono l'ardimento, la perseveranza, la risolutezza a tentare l'impensabile, ma più di tutto una forza morale spaventosa che lo spingeva avanti insieme ai militanti, nonostante la clandestinità, le difficoltà pratiche, gli arresti, il carcere, l’isolamento, le durissime condanne, le torture. In questo senso, combattenti di questo tipo non possono che rappresentare per me dei modelli.
Mi piace l’ironia di Prospero e la sua capacità di raccontare episodi personali, più o meno intimi, soprattutto nella giovinezza pre-rivoluzionaria, e le riflessioni sulle vicende che coinvolsero l'organizzazione: particolari che dimostrano una profonda umanità, a dispetto del ruolo di assassino che i più gli attribuiscono. Dalla militanza armata in poi, tuttavia, gli eventi strettamente politici e il linguaggio fittamente tecnico scoraggiano il mio coinvolgimento emotivo, anche perché i fatti sono ormai piuttosto noti e trovo più interessante il contributo personale di ogni partecipante, le opinioni più che la cronistoria. Capire di cosa si parla non è sempre facile, soprattutto se l’approccio alla lettura non è preceduto da una robusta infarinatura sui fatti (che io, a dire il vero, supponevo di avere). Allo stesso modo, però, ho apprezzato l'onestà di aver dato al racconto una struttura completa, senza sorvolare o liquidare frettolosamente periodi meno gloriosi, errori e debolezze: tutto per l'autore, anche la lunga permanenza in carcere, è stato motivo di riflessione e lotta politica. Anche la crisi delle Brigate Rosse è analizzate con una sincerità che non ammette giustificazioni. Gallinari è l’unico a non aver rinnegato niente, ad aver schivato con convinzione qualsiasi pentimento e revisionismo rispetto alle sue azioni e a quelle delle Brigate Rosse; e questo, pregio o difetto dipende dai punti di vista, è però un aspetto innegabilmente influente del suo personaggio. Un libro necessario per comprendere la storia italiana recente- gli anni settanta, la lotta armata, la situazione delle carceri, le ragioni di una scelta radicale- da una prospettiva differente da quella degli innumerevoli e spesso mendaci saggi usciti sull'argomento, più discutibile e meno accademica, ma anche vitale e autentica. Un'opera non memorabile per lo stile, ma per l’esempio prezioso dell’uomo che l’ha scritto.
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